‘Urbs sanguinum’, così chiamò Napoli l’abate parigino Jean Jacques Bouchard che soggiornò in questa città dal 1631 al 1641. È vero che questo plurale ‘sangui’ pare un poco stridente all’orecchio, non siamo abituati a usare questo sostantivo al plurale. Ma a Napoli è proprio così. Non esiste al mondo una città che conservi gelosamente il sangue di tanti santi1, non solo quello di San Gennaro2, il piú famoso. Una vera e propira emoteca. E ‘i sangui’ di queste ampolle, in un modo o nell’altro, anche loro fanno o fecero ‘il prodigio’, ossia quello di liquefarsi, in tutto o in parte, passando per diversi stadi, colori e consistenze.
Citeremo i più famosi.
Il più famoso di tutti, dopo San Gennaro, è quello di Santa Patrizia, la seconda patrona di Napoli. Questo sangue si da molto da fare, perché non solo si scioglie ogni 25 agosto, giorno della morte della santa, ma anche ogni martedì alle 11, senza eccezioni, sempre che si preghi con fervore e si reciti il Credo, e viene mostrato ai fedeli che assistono. Molto di più di quello di San Gennaro, il cui prodigio avviene, se tutto va bene, solo tre volte l’anno.
Santa Patrizia (emula della sirena Parthenope3 o la sua versione cristiana) era di origini orientali, di Costantinopoli. La sua biografia è abbastanza incerta cominciando dalla sua datazione, perché alcune fonti indicano che nacque nel IV secolo ed altre nel VII. Le prime sostengono che visse ai tempi dell’imperatore Costantino il Grande, e addirittura che ne fosse parente, e le altre che ne fosse solo una discendente. La leggenda narra che per sfuggire all’imposizione di sposarsi fugge da Costantinopoli, raggiunge Roma e fa voto di mantenersi vergine. Successivamente sbarca a Napoli, dopo una terribile tempesta che la fa approdare sugli scogli di Castel dell’Ovo, dove fonda un ordine monastico e si occupa di ragazze bisognose. Muore giovane a causa di una malattia e immediatamente dopo viene esaltata dal popolo come santa. Il suo corpo venne portato prima nel monastero dei SS. Nicandro e Marciano e poi, dal 1864, a San Gregorio Armeno dove viene conservato con una ampolla del suo sangue e con un’altra ampolla che contiene una sotanza rossa polverizzata, che avrebbe proprietà taumaturgiche, chiamata la Manna di Santa Patrizia, che era in origine un liquido che colava dalla tomba della santa.
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