La Pietra delle Febbri

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– Le Puy-en-Velay

La Pietra nera, La Pietra della Discesa, La Pietra dell’Unzione, La Pietra di Blarney, Il Cuscino di Giacobbe, … son pietre molto particolari perché o sono oggetto di venerazione per essere state a contatto con la divinitá, e quindi sono sacre, o hanno dei poteri magici o speciali. Poi ci sono altre pietre ritenute da alcune civiltà antiche come la “Casa di Dio”. Queste pietre sacre ricevono il nome generico di “betili”, ed erano particolarmente venerate dalle popolazioni semite occidentali e meridionali, oltre che in altri luoghi, perché erano considerate, come il loro nome indica, la dimora della divinità1.

Anche la “Pietra delle Febbri” (Pierre des Fièvres), oggetto di quest’articolo, ha dei poteri speciali. Si trova a Le-Puy-en-Velay, una meravigliosa e molto singolare cittadina francese, situata nel Massiccio Centrale, nel dipartimento dell’Alvernia, che a prima vista sembra un luogo impossibile, perché sorge su coni di antichi vulcani, quindi in un mare di basalto. E anch’essa è a forma di cono, più precisamente di ‘picco’, come il suo nome indica,2 ma con tre elevazioni, o tre punti che spiccano. Ognuna di queste elvazione è contrassegnata da una chiesa o da una statua. Il luogo è importante anche perché è situato su una delle numerose rotte di pellegrinaggio che vanno a Santiago de Compostela, la “Via Podense”.

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La espada de San Pablo

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La spada di San Paolo. Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

– Martirio de San Pablo, Mosaico Siglos XII-XIII. Catedral de Monreale

Erróneamente llamada la “Espada de San Pablo”, no sería una espada que perteneciera a San Pablo, sino la utilizada para su martirio por decapitación en tiempos de Nerón. También se la conoce como “Cuchillo de Nerón”. La espada tenía una longitud de 85 cm, pesaba más de 3 kilos y en un lado llevaba grabada la frase “Neronis Cesaris mucro” y en el otro “Quo Paulus truncatus capite fuit”.

La espada fue un regalo del papa Urbano V (1362-1370) al cardenal Gil Álvarez de Albornoz (1340-1367), arzobispo de Toledo y posteriormente legado papal, quien la llevó a su ciudad. El obsequio habría sido un reconocimiento del papa por los servicios prestados a la Santa Sede. De hecho, Gil de Albornoz fue uno de los principales artífices del regreso de la sede papal a Roma tras el período de Aviñón. No sabemos cómo llegó la espada a manos del papado ni cuáles fueron sus peripecias.

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Lalibela, la Gerusalemme africana

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– Béta Giyorgis, chiesa di San Giorgio, la piú significativa e conosciuta di Lalibela

In Etiopia, se Aksum presume di conservare l’Arca dell’Alleanza1, Lalibela2 con le sue 11 chiese monolitiche scavate nella roccia al di sotto del livello del terreno e connesse fra di loro con tunnel sotterranei, è un luogo quasi unico al mondo, sia dal punto di vista religioso che architettonico.

Lalibela è una città monastica a 2.630 metri di altezza, circondata e protetta da una barriera naturale di montagne alte più di 4.000 metri nel cuore degli altipiani a nord dell’Etiopia, nella regione degli Amhara. Fino a poco tempo fa era praticamente inaccessibile e arrivarci era un’impresa: per raggiungere la città sacra erano necessari circa due giorni di viaggio a dorso di mulo. Fu questa la sfida che dovettero affrontare i viaggiatori portoghesi che nel XVI secolo fecero conoscere questo luogo agli europei.

La creazione di quest’eccezionale complesso prende il nome dal re Gebre Mesqel Lalibela, della dinastia Zaguè (XII-XIII secolo) ed è legata a una leggenda. Il giorno della sua nascita, il re fu circondato da uno sciame d’api. Questo fatto fu interpretato dalla mamma come un segno premonitore del suo futuro destino come imperatore dell’Etiopia. Infatti, il nome ‘Lalibela’ significa “ le api riconoscono la sua sovranità”. La città, che si chiamava Roha, passò a chiamarsi Lalibela.

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Tras las huellas de Poncio Pilato

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Sulle orme di Ponzio Pilato puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

– Retablo de la Majestad (detalle) 1308-1311. Duccio da Boninsegna. Museo dell’Opera del Duomo, Siena (Italia)

‘Y viendo Pilato que no conseguía nada, sino que más bien se estaba formando un tumulto, tomó agua y se lavó las manos delante de la multitud, diciendo: «Soy inocente de la sangre de este justo; ¡allá vosotros!» Y respondiendo todo el pueblo, dijo: «¡Caiga su sangre sobre nosotros y sobre nuestros hijos!» Entonces les soltó a Barrabás, pero a Jesús, después de hacerle azotar, le entregó para que fuera crucificado.’ (Mt 27:24-26)

Este gesto de Pilato, que todos conocemos y del cual deriva la expresión «me lavo las manos», usada habitualmente en nuestro lenguaje cotidiano, es quizá lo único —o poco más— que generalmente se sabe de Pilato, gobernador de Judea.

Sin embargo, su vida y su muerte han sido narradas tanto por fuentes históricas como por otras consideradas apócrifas o pertenecientes a la tradición. En algunas Iglesias cristianas es considerado santo y objeto de culto, en particular en la Iglesia etíope, donde goza de una liturgia propia celebrada el día 25 del mes de Sané, actualmente 25 de junio, y también en la Iglesia copta, en Egipto.

Para otras confesiones cristianas no solo es santo, sino también mártir de la fe, ejecutado en Roma. De hecho, una leyenda cuenta que, tras haber sido destituido de su cargo en Judea, regresó a Roma y se convirtió al cristianismo por influencia de su esposa Prócula. Este martirio suyo se narra en varios escritos, como ‘Los Hechos de Pilato’ o ‘La Paradosis de Pilato’, fechados aproximadamente tres siglos después de los hechos a los que aluden. Y aunque se trata de relatos inventados, fueron traducidos a muchas lenguas del Oriente mediterráneo, incluso al árabe, y su contenido llegó hasta el punto de santificarlo, al ser considerado un medio necesario que permite a Cristo cumplir su misión.

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Napoli, la ‘Città dei Sangui’

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– Ampolle con il sangue liquefatto di San Gennaro

‘Urbs sanguinum’, così chiamò Napoli l’abate parigino Jean Jacques Bouchard che soggiornò in questa città dal 1631 al 1641. È vero che questo plurale ‘sangui’ pare un poco stridente all’orecchio, non siamo abituati a usare questo sostantivo al plurale. Ma a Napoli è proprio così. Non esiste al mondo una città che conservi gelosamente il sangue di tanti santi1, non solo quello di San Gennaro2, il piú famoso. Una vera e propira emoteca. E ‘i sangui’ di queste ampolle, in un modo o nell’altro, anche loro fanno o fecero ‘il prodigio’, ossia quello di liquefarsi, in tutto o in parte, passando per diversi stadi, colori e consistenze.

Citeremo i più famosi.

Il più famoso di tutti, dopo San Gennaro, è quello di Santa Patrizia, la seconda patrona di Napoli. Questo sangue si da molto da fare, perché non solo si scioglie ogni 25 agosto, giorno della morte della santa, ma anche ogni martedì alle 11, senza eccezioni, sempre che si preghi con fervore e si reciti il Credo, e viene mostrato ai fedeli che assistono. Molto di più di quello di San Gennaro, il cui prodigio avviene, se tutto va bene, solo tre volte l’anno.

– Reliquiario con il sangue di Santa Patrizia

Santa Patrizia (emula della sirena Parthenope3 o la sua versione cristiana) era di origini orientali, di Costantinopoli. La sua biografia è abbastanza incerta cominciando dalla sua datazione, perché alcune fonti indicano che nacque nel IV secolo ed altre nel VII. Le prime sostengono che visse ai tempi dell’imperatore Costantino il Grande, e addirittura che ne fosse parente, e le altre che ne fosse solo una discendente. La leggenda narra che per sfuggire all’imposizione di sposarsi fugge da Costantinopoli, raggiunge Roma e fa voto di mantenersi vergine. Successivamente sbarca a Napoli, dopo una terribile tempesta che la fa approdare sugli scogli di Castel dell’Ovo, dove fonda un ordine monastico e si occupa di ragazze bisognose. Muore giovane a causa di una malattia e immediatamente dopo viene esaltata dal popolo come santa. Il suo corpo venne portato prima nel monastero dei SS. Nicandro e Marciano e poi, dal 1864, a San Gregorio Armeno dove viene conservato con una ampolla del suo sangue e con un’altra ampolla che contiene una sotanza rossa polverizzata, che avrebbe proprietà taumaturgiche, chiamata la Manna di Santa Patrizia, che era in origine un liquido che colava dalla tomba della santa.

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Comparación entre el culto a los héroes griegos y a los mártires cristianos

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Il culto degli eroi greci e dei martiri cristiani a confronto – Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

 – Procesión de mártires. Mosaico. Basílica de Sant’Apollinare Nuovo, Ravenna (Italia)

Desde tiempos inmemoriales, las comunidades humanas han sacralizado a sus personajes ejemplares. Hacerlos inmortales para mantener imperecedero su ejemplo, de modo que sirva de guía a la sociedad y a todas las generaciones futuras, es el propósito de estas comunidades. En este contexto, el papel de la sociedad es fundamental. No existe ni mártir ni héroe si la sociedad no lo recuerda.

Sin embargo, el primer requisito para salvar a estas personas de la muerte en la memoria colectiva es precisamente la muerte misma, porque tras la muerte comienza su vida eterna. La muerte convierte en inmortal a un ser mortal, que así será recordado y vivirá para siempre.

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Le tombe di Adamo ed Eva

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– L’espulsione di Adamo ed Eva dal Paradiso. Francesco Curradi (1570-1661) – Collezione Privata Alinari, Firenze

Per quanto assurdo possa sembrare, anche i nostri progenitori hanno un luogo dove possono essere ricordati e venerati. I luoghi dove furono sepolti Adamo ed Eva sono stati identificati nel corso dei secoli, visitati da molti pellegrini con devozione, fede o curiosità. Questo sí, nella maggior parte dei casi troviamo che Adamo ed Eva non sono sepolti nello stesso luogo, oltre al fatto che questi luoghi cambiano, a seconda delle tradizioni.

-Tomba dei Patriarchi. Hebron, Cisgiordania

Secondo la Bibbia, Genesi 5,5, Adamo morì all’età di 930 anni però non specifica dove si trova la sua tomba. Di Eva non se ne fa nemmeno menzione, ma la tradizione dice che morì dopo Adamo. Però questo non ha impedito lo sviluppo di varie congetture. Nella tradizione ebraica le sepolture di Adamo ed Eva sarebbero situate nella grotta di Machpelah a Hebron, la famosa ‘Tomba dei Patriarchi’, sepoltura di Abramo, Isacco e Giacobbe e delle loro mogli. Una tradizione islamica indicherebbe la sepoltura di Adamo vicino alla Mecca, sul Monte Abu Qubays, la ‘Montagna della Misericordia’ e in un’altra coincide con la tradizione ebraica. Quanto a Eva, secondo la tradizione islamica, sarebbe sepolta a Gedda, in Arabia Saudita, sulla via per la Mecca. Ma di questo ne parleremo dopo.

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Las reliquias de San Lucas

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Le reliquie di San Luca. Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

– San Lucas evangelista – El Greco

Luca, probablemente la abreviatura de Lucano, era pagano y era médico. En la época de la predicación y muerte de Jesús él estaba lejos de Palestina. De hecho, Lucas era de Antioquía, capital de la provincia romana de Siria, la actual Antakya, en el sudeste de Turquía. Se convirtió al cristianismo hacia el año 40, gracias a la predicación de los primeros cristianos en esa ciudad. Por los Hechos de los Apóstoles, atribuidos a él mismo, y por las cartas de San Pablo, además de, como siempre, la tradición, tenemos mucha información sobre su vida junto a Pablo.

– San Lucas. Atribuido a Rafael. Roma, Accademia di San Luca

Lucas es considerado una persona de gran cultura, como consecuencia de haber recibido una sólida formación greco-helenista, acorde con el elevado estatus social correspondiente a su profesión. También cultivaba el arte y la literatura. Parece probable que conociera personalmente a la Virgen María, porque el Evangelio de Lucas es el único de los tres que da muchos detalles de la infancia y adolescencia de Jesús, que nos habla de la Virgen antes del nacimiento de Cristo, de la Anunciación, la visita a Isabel y el nacimiento de Juan el Bautista. San Lucas habría obtenido esta información directamente de María, único testigo todavía vivo. Siempre según la tradición, hizo varios retratos de ella, ya que la pintura era una de sus actividades preferidas. Sin embargo, no existen pruebas que demuestren esta habilidad suya. Son numerosos los retratos de la Virgen atribuidos a San Lucas presentes en varios lugares del mundo cristiano. Incluso muchos le atribuyen la primera imagen existente de la Virgen (siglos I–II), que puede verse en Roma, en las catacumbas de Santa Priscila. Todo esto ha hecho que sea considerado el iniciador de la iconografía cristiana. Esta tradición surge en el contexto de la controversia iconoclasta (726–843), y de la búsqueda de tradiciones que demostraran un origen apostólico del uso de las efigies sagradas, precisamente para contrarrestar la iconoclastia.

– Salus Populi Romani. Es la imagen más famosa de entre las atribuidas a San Lucas. Roma, Basílica de Santa María la Mayor

Sin embargo, sabemos muy poco de él después de la muerte de Pablo. Algunas fuentes indican que Lucas habría evangelizado Dalmacia, la Galia, Macedonia y Acaya. Luego Beocia, una antigua región de Grecia cerca de Corinto, sede de varios reinos importantes, como el de Tebas, ciudad donde habría muerto a los ochenta y cuatro años, célibe y sin haber tenido hijos. San Gregorio Nacianceno sostiene, en cambio, que fue martirizado en Patras junto con el apóstol Andrés.

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Perché un oratorio è chiamato anche cappella?

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– San Martino e il mendicante, 1597/1599, El Greco, National Gallery of Art, Washington D.C.

Il “responsabile” è San Martino di Tours. Martino era figlio di un veterano della guardia imperiale romana che, anche se non aveva ricevuto una formazione militare, nel 331 si dovette arruolare, per editto imperiale, dovuto alla condizione di suo padre. Era di origine della Pannonia (Ungheria), ma la sua famiglia fu trasferita a Pavia quando era ancora un fanciullo. Quando fu arruolato dovette trasferirsi da Pavia a Sabaria, l’attuale Amiens. Come possiamo apprendere dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, nel 335, all’età di circa 20 anni, un giorno d’inverno, durante una ronda, gli si fece incontro un povero seminudo. Martino prese la sua spada e divise in due parti la sua cappa: una parte la dette al povero e si coprì con l’altra1. La notte dopo gli apparve Cristo coperto dalla parte di cappa che era stata donata al povero. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Martino si fece battezzare, si rifiutò a combattere e lasciò l’esercito.

– San Martino divide il suo mantello, Antoon Van Dyck, 1621, Royal Collection, Castello di Windsor, Regno Unito

Cominció una vita cristiana al fianco del suo maestro, il vescovo di Poitiers, dedicandosi al prossimo e diffondendo il cristianesimo. Dolpo un breve noviziato di vita eremitica nell’isola Gallinaria (Savona) Martino fondó due monasteri: Ligugé, il piu antico d’Europa, e Marmoutier, che diventerà, in seguito, un importante centro di vita religiosa. Fu quindi un pioniere nell’istituire quello che sarebbe diventato il monachesimo in Occidente. Fu poi nominato vescovo di Tours (371) e gli si attribuiscono molti miracoli. Martino s’impegnò nella lotta contro l’eresia ariana, condannata al I concilio di Nicea (325). Dopo la sua morte avvenuta nel 397 il culto per Martino venne diffuso, soprattutto per combattere disgrazie, molte delle quali venivano attrubuite all’eresia ariana. Il mantello miracoloso venne conservato come un cimelio ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi e successivamente dei Franchi. I re merovingi di Francia erano soliti portare la reliquia della cappa nelle battaglie. Tale reliquia accompagnava i combattenti in guerra e in tempo di pace. Sulla «cappa» di San Martino, si prestavano i giuramenti più solenni. Clodoveo, re dei franchi, ebbe la meglio sui visigoti (507), che seguivano la dottrina ariana, e questo successo venne attribuito a la protezione di San Martino. A questo punto il culto cominció a diffondersi sempre di piú e ben presto divenne il patrono dei Franchi. La cappa che usavano i militari era corta, come quella di San Martino, e per questo veniva chiamata ‘cappella’. La reliquia fu portata poi all’oratorio palatino di Aquisgrana, adiacente al palazzo di Carlo Magno2, città che da questa prese il nome, Aix-la-Chapelle. Quest’oratorio è conosciuto come la Cappella Palatina, che deve questo nome proprio perché alberga la reliquia della cappa di San Martino, e le persone preposte alla sua custodia sono chiamati ‘cappellani’. E così si diffuse il nome di ‘cappella’ con il significato di ‘oratorio’, che sará applicato agli oratori di tutto il mondo.

– Cappella Palatina, Interno. Aquisgrana

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  1. Secondo una tradizione, successivamente incontrò un altro mendicante e gli regalò l’altra metà del mantello: subito dopo, il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite. Da qui nasce il detto “estate di San Martino”, che è un modo di dire popolare che indica un periodo di clima mite e soleggiato che si verifica intorno all’11 novembre, giorno in cui si celebra San Martino di Tours.
  2. Del complesso del palazzo di Carlo Magno oggi resta sola la Cappella Palatina, che è integrata nella cattedrale di Aquisgrana (Aix-la-Chapelle in francese, Aachen, in tedesco).

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Per saperne di piú sulla Cappella Palatina: Carlo Magno: un santo?

¿Existe el Purgatorio?

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Esiste il Purgatorio? Puoi leggere quet’articolo in italiano cliccando qui

Si no has sido un gran pecador, o si lo has sido y te has arrepentido, pero aún te queda algún que otro pecadillo, todavía tienes la posibilidad de ir al Paraíso pasando antes por el Purgatorio que, como su propio nombre indica, sirve para “purgar” el alma y dejarla pura y ligera, lista para presentarse ante la puerta de San Pedro y así vivir eternamente al lado de Nuestro Señor.

El concepto de Purgatorio, como tercer lugar del más allá donde se purifican los pecados menores, es el resultado de una lenta y progresiva transformación de las creencias medievales, que llega a su culminación hacia la segunda mitad del siglo XII, aunque de algún modo pretende basarse en algunos pasajes bíblicos (Mt. 12, 32; 1 Cor. 3, 11-15) y en la costumbre de orar por los muertos para aliviar su condición y reducir su tiempo de estancia (2 Mac. 12, 39-46). Pero fue ciertamente Dante Alighieri, en su Divina Comedia, quien lo hizo famoso, dándole además una forma concreta: una montaña que surge del mar, compuesta por cornisas concéntricas.

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