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– Béta Giyorgis, chiesa di San Giorgio, la piú significativa e conosciuta di Lalibela

In Etiopia, se Aksum presume di conservare l’Arca dell’Alleanza1, Lalibela2 con le sue 11 chiese monoitiche scavate nella roccia al di sotto del livello del terreno e connesse fra di loro con tunnel sotterranei, è un luogo quasi unico al mondo, sia dal punto di vista religioso che architettonico.

Lalibela è una città monastica a 2.630 metri di altezza, circondata e protetta da una barriera naturale di montagne alte più di 4.000 metri nel cuore degli altipiani a nord dell’Etiopia, nella regione degli Amhara. Fino a poco tempo fa era praticamente inaccessibile e arrivarci era un’impresa: per raggiungere la città sacra erano necessari circa due giorni di viaggio a dorso di mulo. Fu questa la sfida che dovettero affrontare i viaggiatori portoghesi che nel XVI secolo fecero conoscere questo luogo agli europei.

La creazione di quest’eccezionale complesso prende il nome dal re Gebre Mesqel Lalibela, della dinastia Zaguè (XII-XIII secolo) ed è legata a una leggenda. Il giorno della sua nascita, il re fu circondato da uno sciame d’api. Questo fatto fu interpretato dalla mamma come un segno premonitore del suo futuro destino come imperatore dell’Etiopia. Infatti, il nome ‘Lalibela’ significa “ le api riconoscono la sua sovranità”. La città, che si chiamava Roha, passò a chiamarsi Lalibela.

– Béta Amanuél, chiesa (o casa) dell’Emmanuel

Sempre secondo la leggenda, il re Lalibela, aveva avuto in sogno la visione di Gerusalemme, da poco conquistata dal Saladino (1187), e decise di trasformare la città in una Nuova Gerusalemme, attribuendo nomi biblici alle sue diverse parti, e così poter offrire a tutti i cristiani una meta di pellegrinaggio in alternativa a Gerusalemme.

Fervente cristiano, fu di fatto fu imperatore dell’Etiopia ed è tuttora venerato come santo dalla Chiesa ortodossa etiopica.

Apprendiamo dalla leggenda che le 11 chiese furono costruite con il solo aiuto degli angeli. Una di queste fu costruita in una sola notte. Anche se una leggenda vuole che Lalibela realizzò le chiese in pochissimo tempo, gli archeologi hanno valutato in circa 20-25 anni il tempo che fu necessario alla trasformazione della città.

– Béta Maryam

L’Etiopia si convertì al cristianesimo nel secolo IV, uno dei primi regni del mondo ad adottare ufficalmente questa fede e durante il regno di Lalibela fu trasformato l’insediamento rupestre preesistente di cui per lo meno tre chiese furono scavate circa mezzo millennio prima (fra il 600 e l’800 d.C.). Le chiese di Lalibela sono quindi il risultado di un’evoluzione architettonica e religiosa che probabilmente si estese per diversi secoli, integrando strutture più antiche del periodo aksumita in un grandioso progetto religioso promosso dalla dinastia Zaguè, soprattutto da Gebre Meskel Lalibela, anche se la leggenda vuole situare la loro origine sotto il regno di Lalibela, per magnificare il mito di questo re.

– Lalibela. Uno dei tunnel

Il complesso dispone di un esteso sistema di fossati di drenaggio, trincee e passaggi cerimoniali, alcuni dei quali presentano aperture verso grotte di eremiti e catacombe. Questo sistema, progettato per gestire il deflusso delle acque piovane, è stato fondamentale per la conservazione delle strutture e dimostra una profonda conoscenza dell’idraulica e della pianificazione. Il fiume Giordano, che divide le due zone principali, è un canale artificiale di raccolta delle acque collegato a un sistema di distribuzione idrica per tutta la città e le zone agricole vicine.

Non tutte le chiese sono uguali. Quattro di esse sono completamente separate dalla roccia madre da profondi fossati, mentre le altre sono collegate alla roccia da una parete o dal tetto, formando complessi ipogei.

– Pellegrinaggio in occasione della Genna, il Natale etiope

Lalibela continua ad essere uno dei luoghi piú sacri dell’Etiopia e un grande centro di pellegrinaggi. Il pellegrinaggio a Lalibela è uno degli eventi religiosi più importanti per i cristiani ortodossi etiopi e ha un forte valore spirituale, storico e simbolico. Può avvenire tutto l’anno, ma raggiunge il suo culmine in alcune grandi feste: Genna (Natale etiope, il 7 gennaio); Timkat (Epifania, il 19 gennaio); Fasika (Pasqua etiope, data variabile). I fedeli indossano abiti tradizionali bianchi, soprattutto lo shamma (mantello di cotone).

– Ingresso alla tomba di Lalibela

In una di queste chiese, la Bete Golgotha-Mikael, ci sarebbe la tomba del re Lalibela. È considerata la chiesa più venerata del complesso e l’accesso ad alcune sue parti interne è riservato al clero, proprio perché lì sarebbe custodita la sepoltura del sovrano, anche se non esistono prove che lo confermino. La terra intorno alla tomba è considerata sacra perché si crede che abbia poteri straordinari. Per questo viene distribuita ai pellegrini che la conservano nelle loro case come una reliquia, anche diluita in acqua.

Il sito di Lalibela, caratterizzato da marcati dislivelli, comprende tre gruppi di chiese. Queste sono tutte scolpite e decorate all’esterno e all’interno in uno stile liberamente ispirato a elementi architettonici dell’antichità classica e del Regno axumita. Il primo gruppo si trova nella parte più alta del sito ed è composto da cinque chiese, alcune delle quali sono intrecciate e sovrapposte le une alle altre. Le due principali sono Béta Madhané-Alam (la casa del Salvatore del Mondo), che è la più grande, e Béta Maryam, dedicata alla Vergine Maria. Il gruppo è completato dalla chiesa della Croce (Béta Masqal), da quelle gemelle del Monte Sinai (Béta Dabra-Sinaí) e del Golgota Bete (Golgotha-Mikael), formando quasi una unica chiesa, e da quella delle Vergini (Béta Danagel), nonché dalla cappella della Trinità (Béta Sellasé).

– Béta Maryam. Interno

Più in basso, verso sud-est, si trova il gruppo di cinque chiese a pianta complessa: Béta Amanuél (casa dell’Emmanuel), Béta Marqoréwos (Casa di San Marco), Béta Abba-Libanos (Casa dell’Abate Libanos), Béta Gabriél-Rufael (Casa degli angeli Gabriele e Raffaele), Béta Lehem (Casa del sacro pane). Tra queste si distingue il tempio monolitico di Béta Amanuél, a pianta basilicale, scolpito con grande minuziosità, la cui facciata in tufo rosso imita l’architettura dei monumenti dell’epoca aksumita (tra il IV e il VII secolo).

Infine, la solitaria chiesa di San Giorgio (Béta Giyorgis), la più raffinata e la meglio conservata di tutte, anch’essa monolitica, si erge in uno scavo di circa 12 m, a 500 m a sud-ovest del gruppo precedente. Molto armoniosa e di dimensioni ridotte, presenta una pianta cruciforme, con cupola piana.

Nella Béta Madhané-Alam, la chiesa del Salvatore, si conserva la Croce di Lalibela, (o Afro Ayigeba) una grande croce processionale riccamente decorata, considerata una delle reliquie più preziose e storicamente significative dell’Etiopia. Il sacerdote ha la facoltà di usare la croce per sfregarla sui fedeli con l’obiettivo di benedirli o guarirli. Si ritiene che la croce risalga al XII secolo. Misura circa 60 cm di lunghezza, pesa circa 7 kg ed è realizzata a partire da un unico pezzo di metallo d’oro oppure da una combinazione di oro e bronzo. La croce centrale è composta da un braccio inferiore allungato e da bracci allargati, completamente circondati da una fascia molto ornamentata.

-Croce di Lalibela (o Afro Ayigeba)

La conservazione delle chiese rupestri di Lalibela ha costituito, in epoca moderna, una grande sfida, soprattutto a causa delle guerre e le invasioni del XX secolo, che hanno provocato la mancanza di quella manutenzione degli edifici -che ha permesso la loro sopravvivenza per secoli -causando crolli e infiltrazioni. Nel 2007 l’Unione Europea finanziò la realizzazione di immense strutture di copertura delle chiese più degradate, ma che poi si sone rivelate improprie perché causano ulteriori danni, ragione per cui oggi si sta pensando di rimuoverle e di riorganizzare la manutenzione tradizionale, come voluto dalla comunità locale e dalla Chiesa Ortodossa.

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1.- Per saperne di piú sull’Arca dell’Alleanza invito alla lettura dei seguenti articoli: Che fine ha fatto l’Arca dell’Allenza e Dove si trova l’Arca dell’Alleanza?

2.- Lalibela è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’ Unesco, nel 1978