In Etiopia, se Aksum presume di conservare l’Arca dell’Alleanza1, Lalibela2 con le sue 11 chiese monoitiche scavate nella roccia al di sotto del livello del terreno e connesse fra di loro con tunnel sotterranei, è un luogo quasi unico al mondo, sia dal punto di vista religioso che architettonico.
Lalibela è una città monastica a 2.630 metri di altezza, circondata e protetta da una barriera naturale di montagne alte più di 4.000 metri nel cuore degli altipiani a nord dell’Etiopia, nella regione degli Amhara. Fino a poco tempo fa era praticamente inaccessibile e arrivarci era un’impresa: per raggiungere la città sacra erano necessari circa due giorni di viaggio a dorso di mulo. Fu questa la sfida che dovettero affrontare i viaggiatori portoghesi che nel XVI secolo fecero conoscere questo luogo agli europei.
La creazione di quest’eccezionale complesso prende il nome dal re Gebre Mesqel Lalibela, della dinastia Zaguè (XII-XIII secolo) ed è legata a una leggenda. Il giorno della sua nascita, il re fu circondato da uno sciame d’api. Questo fatto fu interpretato dalla mamma come un segno premonitore del suo futuro destino come imperatore dell’Etiopia. Infatti, il nome ‘Lalibela’ significa “ le api riconoscono la sua sovranità”. La città, che si chiamava Roha, passò a chiamarsi Lalibela.
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