Tag
Cammino Podense, Le-Puy-en-Velay, Monte Anis, Pietra delle febbri, Roccia Corneille, Saint-Michel d’Aiguilhe
La Pietra nera, La Pietra della Discesa, La Pietra dell’Unzione, La Pietra di Blarney, Il Cuscino di Giacobbe, … son pietre molto particolari perché o sono oggetto di venerazione per essere state a contatto con la divinitá, e quindi sono sacre, o hanno dei poteri magici o speciali. Poi ci sono altre pietre ritenute da alcune civiltà antiche come la “Casa di Dio”. Queste pietre sacre ricevono il nome generico di “betili”, ed erano particolarmente venerate dalle popolazioni semite occidentali e meridionali, oltre che in altri luoghi, perché erano considerate, come il loro nome indica, la dimora della divinità1.
Anche la “Pietra delle Febbri” (Pierre des Fièvres), oggetto di quest’articolo, ha dei poteri speciali. Si trova a Le-Puy-en-Velay, una meravigliosa e molto singolare cittadina francese, situata nel Massiccio Centrale, nel dipartimento dell’Alvernia, che a prima vista sembra un luogo impossibile, perché sorge su coni di antichi vulcani, quindi in un mare di basalto. E anch’essa è a forma di cono, più precisamente di ‘picco’, come il suo nome indica,2 ma con tre elevazioni, o tre punti che spiccano. Ognuna di queste elvazione è contrassegnata da una chiesa o da una statua. Il luogo è importante anche perché è situato su una delle numerose rotte di pellegrinaggio che vanno a Santiago de Compostela, la “Via Podense”.
Sul piú alto di questi tre punti, la roccia Corneille, di 132 m di altezza, spicca la giganesca statua della Vergina Maria coronata di stelle, con il bambino, alta ben 22,70 metri3, con 835 tonnate di peso. E’ stata scolpita da Jean-Marie Bonnassieux nel 1860. È in ferro ed è stata realizzata con 213 cannoni sequestrati ai russi nella battaglia di Sebastopoli, durante la guerra di Crimea. Una scala a chiocciola nel suo interno permette di salire fino alla corona della Vergine da dove si può godere di una vista panoramica della città.
Sul secondo punto più alto, di ben 85 metri, chiamato l’Aiguilhe (l’ago) abbiamo una cappella, Saint-Michel d’Aiguilhe, risalente all’anno 969. Per raggiungerla è necessario salire 268 gradini. Dedicata all’arcangelo San Michele, è un tempio di un’estrema bellezza. L’edificio originario, una cappella rettangolare con tre cappelle semicircolari fu ampliato nell’XI secolo con l’aggiunta di un campanile e del portale, che è ornato da un arco polilobato sormontato da un mosaico di pietre policorme, di ispirazione orientale.
La cattedrale romanica bizantineggiante di Notre-Dame sorge sulla terza elevazione, sulla cima del Monte Anis, cosí chiamato perché era dedicato al culto della dea Anas, non solo è l’edificio più importante, ma è molto, molto particolare. Risale all’XI secolo, costruita su una primitiva chiesa del V secolo, e fu ampliata nel XIII. A causa di questa ultima ristrtturazione, per raggiungerla bisogna salire ben 134 gradini. Alla fine della scala non ci troveremo davanti al portale ma ‘sbucheremo’ in una sorta di nartece sotterraneo, sotto la grande navata. Poi un’altra scala di 102 gradini ci porterá alla porta Dorata. Dietro a questa, diciassette scalini conducono al centro della navata. Si finisce tra i due pilastri di fronte ai quali sono state poste le statue di San Luigi e di Giovanna d’Arco, proprio di fronte all’altar maggiore.
I lavori di ampliamento furono motivati dall’affluenza massiva di pellegrini che andavano a Santiago. Fu un’impresa straordinaria e molto audace: all’edificio furono aggiunte quattro campate, due delle quali sono costruite nel vuoto per mancanza di spazio. La parte inferiore è sospesa in aria, sostenuta da volte e pilastri massicci che compensano un dislivello di 17 metri sul pendio vulcanico.

Ma questo luogo di culto ha delle origini antichissime; era sacro anche prima del cristianesimo, e i Celti, e prima di questi il popolo dei megaliti, vi professavano i culti della Grande Madre, la dea Anis.
Nei tempi antichi, quando la regione Velay era ancora coperta da fitte foreste, dal cratere vulcanico di Le-Puy emerse una roccia su cui sorgeva un dolmen di pietra nera, che era oggetto di forte venerazione da parte dei druidi che lo consideravano una sacra reliquia, ragione per cui i Romani vi innalzarono un tempio e lo venerarono a loro volta.
Una leggenda dell’VIII secolo narra che nel III secolo d.C., in epoca gallo-romana, la Vergine sarebbe apparsa a una matrona di nome Vila, che soffriva di forti febbri, sulla cima della roccia Corneille (dov’è attualmente la grande statua della vergine di cui sopra) annunciandole che sarebbe guarita stendendosi sulla grossa lastra di pietra che sormontava il dolmen. A seguito della guarigione Vila riuscí a convincere il vescovo a visitare il luogo, e quando salirono sul monte lo trovarono innevato, nonostante fosse luglio. Videro anche un cervo che con le corna tracció la pianta della chiesa da costruire. Quando finalmente la chiesa venne costruita, ben piú di due secoli dopo, la “Pietra delle Febbri”, come fu chiamata dopo il miracolo la lastra del dolmen, ne divenne la mensa d’altare. Il luogo, la pietra e anche una sorgente presente accanto al dolmen con poteri terapeutici, furono riconsacrati a Maria, diventando così, insieme a Chartres, il più antico santuario mariano della Gallia cristiana.
La pietra ha continuato a essere venerata e i malati, in particolare chi soffriva di febbre, si sdraiavano o addirittura dormivano su di essa, o accanto, nella speranza di una guarigione. Folle di persone riempivano l’intera navata. Nell’XI secolo quando una nuova chiesa fu eretta sul primitivo tempio, la pietra fu collocata sul pavimento della navata meridionale, dove è rimasta per 800 anni. Ci furono diverse altre ubicazioni all’interno della cattedrale. Oggi la pietra, una lastra di 3 m x 2, si trova incorporata nel pavimento, di fronte alla porta Dorata dell’entrata principale, nella cappella del Crocifisso, a pochi metri dalla Madonna Nera. Ancora oggi, pellegrini e gente di ogni tipo praticano questo rito, per riceverne dei benefici o anche per curiosità.
Quanto alla statua della vergine, sostituisce l’immagine originaria che purtroppo fu bruciata durante la Rivoluzione Francese. Era stata donata nel 1254 dal re Luigi IX al ritorno dalla settima Crociata. Di probabile provenienza egiziana, raffigurava una dea, forse Iside, e fu da subito venerata come “Madonna Nera”. La Vergine nera del XVII secolo che presiede oggi l’altare maggiore dal 1856 proviene dall’antica cappella di Saint-Maurice du Refuge.

Questo santuario dedicato alla Vergine Nera, è il luogo di partenza di uno dei quattro cammini francesi di Santiago de Compostela dei pellegrini provenienti dalla Francia orientale e dalla Germania. Come nel passato i pellegrini si riuniscono qui prima di partire per Compostela.
Notre-Dame du Puy-en-Velay è iscritta nel patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1998. E’ una visita da non perdere, come anche tutta la città.
—
1.- Il termine “Betilo”, (in latino Baetylus, e greco Baitylos) deriva dall’ebraico Beith-El che significa “Casa di Dio”. Questi “betili”, conficcati nel suolo, contraddistiguevano un luogo sacro, ed erano chiamati anche omphalos, ossia marcatore di luogo sacro. L’adorazione del betilo viene detta “Litolatria”.
2.- Le Puy significa appunto ‘picco, elevazione’ in francese antico.
3.- Il pidistallo è di 6,70 metri di altezza e la statua di 16 metri.





I betili sono stupendi, tutta la loro storia è affascinante. Come abbiano fatto in tempi antichi a costruire statue gigantesche e cappelle non si sa. Sicuramente tanta manodopera ma strumenti ben pochi; a meno che non abbiano costruito come han fatto gli egizi con terrapieni…
La pietra nera immagino sia ossidiana..
Grazie