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Allineamenti di Carnac, Bretagna, Carnac, Dolmen, Gigante di Le Manio, Kerlescan, Kermario, Le Ménec, Menhir, Menhir spezzato, Morbihan, Petit Ménec, Quadrilatero di Le Manio, Saint Cornély, Tumulo
Gli Allineamenti di Carnac sono uno dei più grandi e misteriosi complessi megalitici del mondo. Si trovano nei comuni di Carnac e la Trinité-sur-Mer, in Bretagna (Francia), e comprendono oltre 3.000 menhir1 (monoliti) disposti in lunghe file parallele che si estendono per circa 4 km, tumuli megalitici (tombe individuali) e dolmen (tombe collettive). Furono eretti nel Neolitico, tra il 4500 e il 3300 a.C. circa, quindi sono più antichi delle piramidi egizie. Sono di granito estratto da cave vicine.
Il nome Carnac deriva dal celtico Karn, che significa pietra o roccia, che si trova anche nel termine Cairn, usato per descrivere un tumulo di pietra.
La questione a quale popolo ebbano essere attribuite le pietre di Carnac è ancora dibattuta, ma a priori viene scartata l’ipotesi che fossero della stessa epoca di di Stonhenge, in Inghilterra.
Gli Allineamenti di Carnac sono un insieme di quattro siti megalitici: Le Ménec, Kermario, Kerlescan e Petit Ménac. Avevano, in origine, un ‘cromlech’, un complesso di mehir disposti a ellisse, – ad est e ad ovest – come se si fosse voluto delimitarne l’area, ma questo non è presente in tutti perché, con il tempo, molte pietre sono state asportate o divelte.
Quelli di Le Ménec sono allineamenti di oltre 1100 menhir, divisi in 11 file su un’area lunga 950 m, i menhir più alti hanno un’altezza di 4 metri. Vi è inoltre un enorme cerchio formato da 71 menhir all’interno del quale sorge l’omonimo villaggio di Le Ménec.
Kermario è costituito da circa 1.000 menhir circa suddivisi in 10 file, vi è anche un dolmen. Per molto tempo è stata la parte più visitata degli allineamenti ed è ora la più rovinata a causa dei troppi visitatori. Inoltre nel XIX secolo qui è stato costruito un canale che ha distrutto parte delle pietre, modificando lo scenario. Vicino a questo vi è il ‘Quadrilatero di Le Manio’. Si tratta di un recinto rettangolare di 37 metri x 7 metri costituito da pietre di granito tutte alte un metro circa. A queste fa eccezione il ‘Gigante di Manio’, un menhir alto circa 6,5 metri. Un viale conduce al Tumulo di Kercado, il più antico tumulo funerario europeo, che risale a circa 7.000 anni fa.
Kerlescan, con menhir disposti a forma di ventaglio che punta verso est, e Le Petit Ménec sono allineamenti di 555 menhir divisi in 13 e 8 file, rispettivamente. Terminano nei presso del dolmen omonimo, che chiude a nord un cromlech. Si sono mantenuti ben conservati fino alla fine dell’ottocento quando hanno cominciato ad essere oggetto di ‘saccheggi’ da parte di ‘antiquari’ poco scrupolosi.
Le pietre diventano progressivamente più piccole lungo le file, con un grado di inflessione verso l’orientazione (da ovest a est) e da tre metri e mezzo a meno di un metro, cosa che suggerisce una progettazione precisa, non casuale. Gli allineamenti principali seguono schemi regolari, con orientamenti e distanze attentamente studiati. Le Ménec, per esempio, presenta file lunghe fino a 1,2 chilometri con una distanza tra le pietre variabile ma calcolata, mentre Kermario e Kerlescan mostrano variazioni di ritmo e densità in base alla topografia locale.
Molti altri monumenti megalitici sono presenti nella zona di Carnac. Citeremo solo il famoso ‘Grande menhir spezzato’, nella penisola di Locmariaquer, il più grande menhir preistorico attualmente conosciuto, alto oltre 21 metri e pesante 300 tonnellate. Purtroppo non è eretto, ma appare abbattuto al suolo e spezzato in 5 parti, di cui una è scomparsa. È probabile che servisse come indice per l’osservazione precisa delle posizioni assunte dalla luna al suo sorgere e al tramontare. Noto anche come ‘Pietra delle fate’, fu chiamato dai romani ‘Colonna del Nord’, e lo usavano per identificare la strada che portava al golfo di Morbihan.
Perché furono costruiti? Non esiste una risposta definitiva, e ancora oggi restano un grande enigma. Le ipotesi principali sono:
- Luogo rituale o religioso: molti archeologi pensano che fosse uno spazio sacro dove si svolgevano cerimonie legate alla comunità o al culto degli antenati. Quindi potevano essere steli funerarie, calendari solari, un tempio a cielo aperto.
- Osservatorio astronomico: alcuni studiosi hanno suggerito che le pietre siano allineate con solstizi e movimenti del sole o della luna.
- Territorio simbolico o sociale: potrebbero aver segnato territori tribali o rappresentato una forma di organizzazione simbolica del paesaggio.
- Indicavano l’andamento delle falde acquifere sotterranee ed i campi o zone d’influenza delle stesse e di quelle metallifere.
Dal punto di vista culturale e simbolico, molti lo definiscono “magico” perché le pietre creano una geometria monumentale unica, associata a leggende locali, le quali, nonostante la loro datazione, associano questi allineamenti all’occupazione romana del I secolo o alla successiva cristianizzazione del luogo. Infatti, una delle leggende racconta che le pietre siano soldati romani trasformati in pietra da Merlino, ed un’altra sostiene che le pietre fossero soldati pagani all’inseguimento di Papa Cornelio (III secolo d.C.) quando li trasformò in pietra. Cornelio, tutt’ora veneratissimo, in esilio da Roma raggiunse la Bretagna su un carro trainato da buoi e, giunto a destinazione, li benedisse, diventando in tal modo il patrono del bestiame. La chiesa di Carnac, che gli fu dedicata nel 1639, come altre chiese nella zona di Morbihan, possiedono diverse raffigurazioni del santo (Saint Cornély) e dei menhir.
Ma c’è di più. Si racconta anche che, in alcuni periodi dell’anno, di notte, le pietre si animerebbero ed si sposterebbero verso il mare per fare il bagno o bere. Persino potrebbero uccidere o maledire coloro che tentano di danneggiarle. A loro sono stati attribuiti poteri curativi e si credeva che potessero fornire fertilità e aiutare i giovani che desideravano trovare un compagno. Tra i megaliti di Carnac la popolazione locale usa da secoli celebrare matrimoni, fidanzamenti e festività d’ogni genere. Altre storie del folklore bretone raccontano dei korrigans, piccoli spiriti legati alla terra e alle fontane, che si aggirerebbero tra i menhir al calare della notte. In alcune versioni, i korrigans danzano intorno alle pietre, in altre le usano come rifugio, custodendo antichi segreti e tesori.
Come riuscirono a erigere così tante pietre? Le pietre pesano spesso diverse tonnellate. Le popolazioni neolitiche probabilmente usarono slitte di legno, rulli, leve e corde. Il vero enigma è l’enorme sforzo collettivo richiesto: significa che la società dell’epoca era molto organizzata perché servivano coordinazione, lavoro comune e strategie di gestione delle risorse.
Continuano ad affascinare gli studiosi perché rappresentano una delle più grandi architetture preistoriche europee, mostrano capacità ingegneristiche sorprendenti e potrebbero rivelare molto su religione, astronomia e società del Neolitico.
Non sappiamo ancora esattamente perché furono costruiti, ed è proprio questo mistero che li rende così affascinanti. Però nell’attesa che il mistero venga risolto ci fa sorridere pensare che molto probabilmente hanno ispirato le vicende di Asterix e Obélix, che hanno fatto la delizia di milioni di persone, me compresa.
Il luogo ora è accessibile solo con visita guidata previo pagamento di un biglietto. La recinzione del luogo è stata presa dal governo centrale nel 1991 con un iniziale gran progetto (Gran Carnac) di promuoverlo tuisticamente, che ebbe una forte opposizione della popolazione locale con proteste che sono andate avanti per anni. Il progetto iniziale venne sospeso nel 2003 in attesa di una nuova proposta. Per ora il turismo è regolato e contenuto attraverso un piano di gestione permanente del sito, che privilegia la valorizzazione culturale rispetto a quella commerciale. Nonostante ciò, i visitatori sono sempre più numerosi….
I megaliti con il nome di ‘Megaliti di Carnac e della Costa del Morbihan’ sono stati riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel luglio 2025.
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- Menhir – Il termine deriva dalle parole in lingua bretone maen (pietra) e hir (lunga) e fu adottato dagli archeologi nel XX secolo. Dalla Bretagna si diffuse in tutta la Francia poiché sono presenti in tutto il terrirorio nazionale.








