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Giotto nozze di cana scrovegni

Giotto. Le Nozze di Cana. Cappella degli Scrovegni, Padova

“Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». 
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.” (Gv 2, 1-11)

Questo testo del Vangelo di Giovanni è quello ultimo approvato nel 2008 dalla Conferenza Episcopale Italiana. In quello del 1974, la capacità delle anfore, chiamate giare, viene espressa in  barili: “Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili”.

Ma quant’è un barile? E’ un termine molto generico perché cambia a seconda delle zone e del contenuto.  Però, in una versione più antica del Vangelo del 1963, Edizioni Paoline, vedo che ci sono altre differenze nel testo, ossia dice testualmente:

C’erano lì sei idrie di pietra, preparate per le purificazioni dei Giudei, le quali contenevano da due a tre metrete ciascuna”. Quindi specifica chiaramente che si tratta di idrie e di metrete e che la capacità era approssimativa, `da due a tre metrete’, ossia potrebbe significare che erano tutte uguali e che la capacità era stata calcolata ‘ad occhio’, come del resto nell’ultima versione, ‘da ottanta a centoventi litri’, anche se le idrie sono passate ad essere chiamate giare e poi anfore. L’idria è un vaso a tre manici usato per contenere acqua. La metreta era un’antica misura di capacità, chiamata anche ‘anfora greca’  uguale a 38,88 litri. Quindi le idrie delle Nozze di Cana potevano contenere ciascuna fra 77 e 117  litri, come chiarisce la versione del 2008. Però, secondo altre fonti, la metreta è equivalente al “bath”, misura ebraica che corrisponde a circa 11 litri. In questo caso si tratterebbe di anfore molto più piccole. Riassumendo, stiamo parlando di sei ‘anfore’ o ‘idrie’ molto probabilmente tutte uguali ma con una grandezza e capacità impossibile da determinare.

Però, nonostante fossero solo sei e ‘in principio’ tutte uguali, esistono in Europa molti contenitori di diversi colori, capacità, forma ecc., che sono presentati come uno di quelli utilizzati nel miracolo delle Nozze di Cana. Lo diceva anche Collin de Plancy(1):

“Ve n’è una a Pisa, una a Ravenna, una a San Salvador in Spagna, una quarta a Venezia, nella chiesa di San Nicola in Lido, una quinta a Mosca, una sesta a Bologna; ve n’era una settima a Tongres, un’ottava a Colonia, una nona a Angers, una decima nell’abbazia di Cluny, un’undicesima nell’abbazia di Port-Royal di Parigi, una dodicesima a Beauvais, una tredicesima a Orleans. Tutte sono complete. Poi pezzi di altri giare rotte sono presenti a Saint Denis e altrove. Poi ci sono ancoara molte altre giare intere, ma meno celebri, in diversi monasteri della Grecia o cattolici. Nonostante ciò il Vangelo ne indica solo sei. La cosa più curiosa è che non si somigliano fra di loro, né per la grandezza nè per la forma. Quella di Parigi contiene cinquantadue pinte; quella di Colonia ne contiene appena diciotto. Quella di Bologna era un vaso di marmo antico ornato con fiori in rilievo. Quella di Beauvais era un recipiente di terracotta. Erano necessari tre uomini per muovere, vuota, la giara di Port-Royal; solo ne bastava uno per portare quella di Tongres piena. Nonostante ciò il Vangelo specifica che tutte quese giare avevano la stessa capacità.”)

giare alabastro casaluce

Giare di Alabastro. Chiesa di Santa Maria ad Nives. Casaluce (CE)

Difficile seguire le tracce di tutte queste anfore che l’autore descrive nel secolo XIX. Molte di quelle citate non sono facili oggi da reperire, però alcune sì. E poi ne troviamo altre ancora, non citate dall’autore. Vediamole.

Quella di Pisa di trova a Santa Maria Assunta, ossia il duomo, a destra dell’abside su una colonnina. Si tratta di un vaso biansato, di porfido scolpito, alto 47 cm.,  portato al ritorno dalla prima Crociata,  nel 1099. Sarebbe stato un regalo dei pisani all’arcivescovo della città Daiberto, che aveva partecipato alla crociata insieme a Goffredo di Buglione. Ma la datazione del reperto è del IV secolo.

A Napoli vi erano due idrie portate nel 1280 da Gerusalemme dal viceré Ruggero San Severino, inviato da Carlo d’Angiò in Palestina. Furono collocate prima nella cappella di Castelnuovo e poi a Casaluce (Caserta), nella chiesa di Santa Maria ad Nives. Sono di alabastro, di diversa forma e dimensione, e sono manufatti del III secolo.

Nel Museo Diocesano di Brindisi è conservata un’ idria in pietra proveniente dalla Terra Santa, con capacità per 22 litri. Si tratta di un’opera del VIII secolo, realizzata in Egitto, in marmo serpentino.

idria Brindisi

Idria di Brindisi

Quella di Santa Maria de’ Servi a Bologna, visibile in una delle capelle di destra, è del I secolo. È di marmo e decorata, ed arrivò nel 1359, donata al generale dei Serviti dal sultano d’Egitto.

Nella cattedrale di Caorle (Francia), sul lato sinistro del presbiterio, vi è un’idria di marmo, con la scritta in greco ‘uddton’ (delle acque) ma è del VI secolo e potrebbe essere un’acquasantiera.

Nel museo dell’abbazia di San Colombano a Bobbio vi è esposta un’idria di alabastro donata, secondo la tradizione, da papa Gregorio Magno. Anche questa si dice formasse parte delle sei giare della nozze di Cana. Ma pare, invece che aveva a che vedere con pratiche funerarie. Infatti ve n’è una molto simile nei musei vaticani e data del XIII secolo.

A Oviedo (Spagna), nella cattedrale, in una delle pareti laterali, c’è una nicchia-armadio dove è conservata un’idria di marmo, che viene aperto il 21 settembre, data in cui viene anche esposto il Santo Sudario. Si formano delle lunghissime file per bere l’acqua che contiene. Si ignora come arrivò ad Oviedo e le prime fonti che ne parlano risalgono al secolo XI. Infatti in un inventario dello stesso periodo che elenca gli oggetti della cattedrale leggiamo: “In ipsa autem principali ecclesia habetur una de sex idriis in quipus Dominus aquam verter in vinum”(in questa chiesa principale si conserva anche una delle sei idrie nella quale il Signore tramutò l’acqua in vino). Era molto visitata dai pellegrini che andavano a Santiago, che ottenevano indulgenze per pregare al San Salvador, a cui è dedicata la cattedrale, anche  perché, secondo un antico detto spagnolo ‘el que va a Santiago (San Giacomo) y no al Salvador, visita al criado y deja al Señor” (chi va a Santiago e non al Salvador, visita il servo e non il Signore). Quest’idria è molto grande: ha un’altezza di 71 cm x 62 di profondità, con un diametro esterno di 92 e interno di 61. Però per le sue caratteristiche non sarebbe riconducibile al I secolo.

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Idria di marmo. Cattedrale di San Salvador. Oviedo (Spagna)

Nella chiesa di Santa Maria di Cambre (Spagna),  vi è un’altra idria di pietra, presunta anfora di Cana. Mancano i manici. In realtà ha più l’aspetto di un fonte battesimale. Gli abitanti del luogo da secoli attribuivano a questo reperto poteri miracolosi. Infatti raschiandolo un poco, la polvere ottenuta veniva mischiata con olio e determinate erbe. L’unguento resultante veniva applicato sulla pelle delle donne incinte. L’idria è presente in questa località dal secolo XVI e giunse dalla Palestina con il conte di Traba, conte di Gerusalemme nel secolo XII. Sul bordo dell’idria vi è la scritta IDRIE-JHLM (Idria Jerusalem). Sembrerebbe un’opera del XII secolo.

Idria di pietra. Chiesa di Santa Maria, Cambre (Spagna)

Idria di pietra. Chiesa di Santa Maria. Cambre (Spagna)

Ad Angers (Francia), invece, c’era una festa in onore dell’idria di porfido ivi presente.

Però ce ne sono altre ancora sparse in Europa.

Ma come si spiega la presenza di questi vasi ‘spacciati’ per quelli del miracolo delle Nozze di Cana?

Bisogna sapere che la tradizione fissa il 6 gennaio come il giorno in cui fu fatto il miracolo delle nozze di Cana, data che condivideva con l’Epifania ed il battesimo di Cristo, secondo la teoria di Giacomo da Voragine che sosteneva che i tre eventi erano avvenuti il 6 gennaio. Per questo la Chiesa, fino a non molto tempo fa, li celebrava insieme. Attualmente, invece, la memoria del battesimo di Cristo viene celebrata la domenica seguente all’Epifania mentre l’episodio delle nozze di Cana appare solo ogni tre anni, la seconda domenica dopo l’Epifania.

E che cosa si faceva il giorno dell’Epifania nei primi secoli? Venivano riempite le giare di acqua per il rito della purificazione, e queste venivano chiamate anche ‘vasi dell’Epifania’ o ‘idrie di Cana’, ossia utilizzate nel giorno in cui si commemorava il miracolo. E se ne fabbricavano molte, anche in materiali preziosi, per essere destinate a tal fine; addirittura potevano avere iscrizioni che facevano riferimento al rito della benedizione delle acque che avveniva il giorno dell’Epifania. Sappiamo quindi da dove nasce la confusione: un’’idria di Cana’ non è quella utilizzata nel miracolo, ma si tratta di un nome generico di un recipiente destinato ad un uso concreto. Ma la confusione ha fatto sì che quelli che le portarono in Europa, soprattutto al tempo delle Crociate, potessero credere di aver trovato una delle autentiche idrie del miracolo delle Nozze di Cana.

Basilica-di-Cana

Basilica di Cana

Però se vogliamo conoscere il luogo dove Gesù fece il suo primo miracolo, possiamo andare a Cana. Cana (Kefer Kenna) è una cittadina a 6 km da Nazareth. Sul luogo dove ci sarebbe stata la casa dove si celebrò il banchetto di nozze c’è oggi un santuario custodito dai francescani che ne vennero in possesso nel 1879. Sull’edificio costruirono una piccola chiesa che fu ampliata posteriormente in varie occasioni. Al centro della Chiesa si conservano resti di un’antica tinaia. E c’è un’anfora in ricordo del miracolo. In questo luogo ci fu precedentemente un santuario costruito in epoca bizantina, verso il VI secolo. Infatti, alcuni pellegrini del XVI secolo parlano di una stanza sotterranea alla quale si scendeva da un edificio a colonne. Ma non fu il primo edificio. Nel 1969 furono realizzati degli scavi che portarono alla luce vestigia romane del secolo IV e anche alcune iscrizioni. Ci sarebbe stata, in quello stesso luogo una chiesa-sinagoga costruita da un tale Giuseppe, conte di Tiberiade, con il permesso dell’imperatore Costantino e frequentata da giudeo-cristiani.

I pellegrini moderni che visitano la Terra Santa, quelli che sono sposati e viaggiano in coppia, quando arrivano a Cana possono assistere ad una ceremonia preparata ‘ad hoc’ per loro nella quale possono rinnovare la loro promessa matrimoniale. Ricevono anche una pergamena che ricorda la loro unione e il rinnovo dei voti.

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1) – L.A.S. Collin de Plancy. Dictionnaire critique del reliques et des images mirculeuses. Paris 1821. (vol II, pag 50-51) –  2) G. Górny. J. Rosikon – Testigos del Misterio. Madrid 2014