La piedra de San Esteban, o de la fe

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Il sasso di Santo Stefano, o della fede                                                           Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

Beato Angelico – San Esteban conducido al martirio y lapidación de San Esteban – Cappella Niccolina – Palazzo Apostolico Vaticano

En el Museo Diocesano de Ancona (Italia), se conserva un relicario del siglo XV que contiene una piedra: la piedra de San Esteban, una de las que se arrojó durante la lapidación de este primer mártir cristiano. No es la única en todo el orbe católico, pero ésta tiene un valor particular, ya que se le atribuye el mérito di provocar la cristianización de esta ciudad.

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La pietra dell’unzione

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Si trova nella basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, a pochi passi dopo aver attraversato la soglia della stessa. E’ una pietra di marmo rossastro e verrebbe identificata come la pietra sulla quale depositarono Gesù per prepararlo per la sepoltura, secondo il rito dei Giudei, come lo conferma anche Giovanni nel suo Vangelo:

“Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre. Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei. Nel luogo dov’egli era stato crocifisso c’era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.” (Gv. 19,38-42)

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El Titulus Crucis

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Il Titulus Crucis                                                                                        Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

‘Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum’, éste es el significado de la sigla INRI fijada en el crucifijo de Jesús, es decir ‘Jesús Nazareno Rey de los Judíos’. Y esto Jesús decía ser y ésta fue la causa de su condena, por ultraje al legítimo rey, una condena por lesa majestad. Podemos leerlo en el evangelio de San Juan:

“Pilato también escribió un letrero y lo puso sobre la cruz. Y estaba escrito: ‘Jesús Nazareno, Rey de los Judíos’. Entonces muchos judíos leyeron esta inscripción, porque el lugar donde Jesús fue crucificado quedaba cerca de la ciudad; y estaba escrita en hebreo, en latín y en griego. Por eso los principales sacerdotes de los judíos decían a Pilato: No escribas, ‘el Rey de los judíos’; sino que él dijo: ‘Yo soy Rey de los judíos’. Pilato respondió: ‘Lo que he escrito, he escrito’. (Jn 19,19-22)

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La tovaglia dell’Ultima Cena

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El mantel de la Última Cena. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

Si trova a Coria (Cáceres, Spagna) nel Museo della Cattedrale. Questa reliquia, che godeva di una grande devozione popolare, poco a poco cominciò ad essere dimenticata e verso la metà del secolo scorso quasi più nessuno ne conosceva l’esistenza. In questi ultimi decenni si sta tentando di rilanciare il suo culto e, allo stesso tempo, si stanno facendo degli studi per accertarne l’autenticità, nonostante i pochissimi documenti esistenti che possano aiutare, per lo meno, a risalire alla sua provenienza.

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Sulle orme degli apostoli: Le reliquie di San Tommaso

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L’incredulità di San Tommaso (1601) –  Caravaggio, Bildergalerie, Potsdam

Era pescatore. Si chiamava Tommaso Didimo. Sia il suo nome aramaico come il suo appellativo greco significano “gemello”. Non credette ai suoi compagni quando gli dissero di aver visto il Signore dopo la sua morte e resurrezione

 “Gli dissero dunque gli altri discepoli: ‘Abbiamo veduto il Signore!’ Ma egli oppose loro: ‘Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e non metto il mio dito nel posto dei chiodi, e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò’.”9 (Gv 20,25)

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Caravaca de la Cruz y Santo Toribio de Liébana: dos lugares con derecho a jubileo

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Caravaca de la Cruz e Santo Toribio de Liébana: due giubilei in uno stesso anno                                                                                                    Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

La cruz de Caravaca

Son pocos los lugares en el mundo que pueden celebrar el jubileo. Entre ellos están Caravaca de la Cruz (Murcia) y Santo Toribio de Liébana (Camaleño, Cantabria). Ambas guardan unos fragmentos de la Vera Cruz (el de Santo Toribio posiblemente el más grande de todos) y ambos son meta de peregrinación.

El privilegio de tener un jubileo está compartido con otras cinco sedes: Roma, Jerusalén, Santiago de Compostela, Urda (Toledo) y Valencia. En total siete, de las cuales cinco en España. Los jubileos, o años santos, pueden ser ‘ordinarios’, es decir que se celebran a intervalos regulares (e in perpetuum) y ‘extraordinarios’, celebrados para conmemorar circunstancias especiales. El de Roma se celebra cada 25 años, el de Santiago de Compostela cuando la fiesta de Santiago, o sea el 25 de julio, cae en domingo. El de Santo Domingo de Liébana cuando el 16 de abril, fiesta de Santo Toribio, es domingo. El de Caravaca de la Cruz cada siete años (el primero fue en el 2003), el de Urda cuando el 29 de Septiembre (fiesta del Cristo de la Mancha) es domingo (el primero fue en el 1996) y el de Valencia cada cinco años, a partir de 2014 que fue el primero.

En 2017 se dieron las circunstancias para que tanto Caravaca de la Cruz como Santo Toribio de Liébana celebrasen su jubileo.

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Le reliquie della passione di Cristo su ‘Reliquiosamente’(Seconda parte)

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Cristo in pietà tra i simboli della passione, 1405 ca. N. di Pietro Gerini. Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna, Arezzo

Riprendiamo la rassegna delle reliquie della Passione di Cristo, iniziata in un mio precedente articolo, nel quale si prendevano in esame la Vera Croce, i Chiodi, La Corona di Spine, la Lancia e il Titulus Crucis. In questa seconda parte parleremo del resto: la Colonna della flagellazione e il Flagello, la Tunica, la Spugna ed il Velo della Veronica.

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Le reliquie della passione di Cristo su ‘Reliquiosamente’(Prima parte)

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Cristo fra quattro angeli e gli strumenti della passione, 1496. V. Carpaccio, Musei Civici e Galleria di storia e arte, Udine

Siamo quasi a Pasqua, in piena Settimana Santa, periodo in cui moltissimi cristiani celebrano la passione e morte di Cristo. Periodo in cui le processioni e molte altre manifestazioni e funzioni religiose sono di norma nelle strade e nelle chiese. Ma quest’anno è diverso. La settimana santa quest’anno va celebrata in casa dove, in un certo senso, ognuno di noi passerà (anzi, continuerà a passare) la sua propria ‘passione’, in attesa della ‘Resurrezione’. Quindi può essere questo un momento buono per ripassare le reliquie della Passione di Cristo.

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Sulle orme degli apostoli: le reliquie di San Matteo

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San Matteo e l’Angelo, 1602 –  Caravaggio – Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma

Matteo, chiamato anche Levi e autore del Vangelo omonimo, era esattore delle tasse di Erode Antipa, e quindi dei romani. Gli esattori erano anche chiamati pubblicani (esattori del publicum). Era per questo motivo odiato dai farisei. Figlio di Alfeo, viveva a Cafarnao. Quando Gesù gli disse di seguirlo, si liberò di tutti i suoi beni e lo seguì. Non si hanno molte notizie sulla vita di questo personaggio. Predicò prima in Palestina e poi in altri paesi dell’Asia Minore e Centrale, soprattutto in Etiopia, non quella africana, ma quella che si trovava al Sud del Mar Caspio (Colchide-Ponto Eussino). La tradizione gli attribuisce la conversione del re di questo paese, Egippo, e della sua famiglia, avvenuta dopo aver fatto risorgere miracolosamente la figlia Ifigenia. Questa, dopo essersi fatta battezzare si consacrò al Signore. Però dopo la morte del re il trono fu usurpato da suo fratello Itarco che volle a tutti i costi sposare Ifigenia e chiese a Matteo di convincerla. Ma Matteo gli disse che Ifigenia era già consacrata al Signore con parole che incollerirono il re che quindi ordinò la sua morte. Ifigenia fece costruire una chiesa in onore dell’apostolo.

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La piedra de Blarney: ¿el otro cojín de Jacob además de la piedra de la elocuencia?

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La pietra di Blarney: l’altro cuscino di Giacobbe oltre che la pietra dell’eloquenza? Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

A pocos kilómetros de Cork, Irlanda, está el castillo de Blarney, construido en 1446 por Cormac Ladir McCarthy sobre los restos de una construcción del siglo XII. Hoy está parcialmente destruido. Este lugar es el más visitado de Irlanda, no tanto por su valor histórico-artístico, sino porque en la parte más alta del castillo está engarzada la famosa ‘Piedra de Blarney’, conocida también como ‘Piedra de la elocuencia’ porque otorgaría el don de la elocuencia a quien la besa.

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