Aperta per la prima volta dopo secoli la tomba di Gesù

La lapide originale sulla quale fu deposto Gesù finalmente viene alla luce. Ripropongo quest’articolo pubblicato sull’interessantisimo blog ‘Il fatto storico’.

Il Fatto Storico

(Dusan Vranic, AP for National Geographic) (Dusan Vranic, AP for National Geographic)

Nella camera più interna del luogo dove sarebbe stato sepolto Gesù, una squadra di restauratori ha rimosso la lastra di marmo di copertura, per la prima volta dopo secoli, alla ricerca del banco di roccia originale dove venne posto il corpo di Gesù.

Molti storici credono che la grotta originale, identificata come la tomba di Gesù solo alcuni secoli dopo la sua morte, venne distrutta secoli fa. Eppure secondo il team di scavo, il georadar ha determinato che i muri della grotta stiano in effetti in piedi – a un’altezza di 2 metri e collegati al sostrato roccioso – dietro i pannelli di marmo della camera al centro della basilica del Santo Sepolcro.

«Quello che è stato trovato», racconta Fredrik Hiebert, archeologo residente della National Geographic Society, «è sorprendente».

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El misterio de las reliquias de San Benito

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Il mistero delle reliquie di San Benedetto                                                   Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

Beato Angelico. San Benedetto da Norcia

Beato Angelico. San Benito de Nursia

¿Dónde están las reliquias de San Benito de Nursia (480-547), el fundador de la orden de los benedictinos?

Contrariamente a la tesis que sostienen los monjes de Montecassino (Italia), hay muchas dudas sobre la autenticidad de los restos del santo que actualmente descansan en el monasterio homónimo. De hecho, existe una fuerte tradición que nos habla del robo de estas reliquias durante la Edad Media por parte de algunos monjes franceses, y su traslado a Feury-sur-Loire, en la Francia central.

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Le sante immagini acheropite (5): I Volti Santi di Lucca e di Sansepolcro

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Volto Santo di Lucca (sinistra) e Volto Santo di San Sepolcro (destra)

Il Volto Santo di Lucca potrebbe essere il prototipo di una serie di grandi immagini lignee di Cristo crocifisso presenti in determinate parti d’Europa in epoca romanica, secoli XI-XIII, o precedente. Si vedano per esempio i crocifissi denominati ‘Majestats’ della Catalogna, come quelli di Battlò (Barcellona) o di Caldes de Montbui. Questa tipologia di immagini presenta un Cristo trionfante sulla croce, con gli occhi aperti, senza corona di spine, con tunica regia, che si contrappone a quella del Cristo seminudo, sanguinante e sofferente che esala il suo ultimo respiro o che è appena morto. La croce non sarebbe più simbolo di sofferenza e supplizio ma di vittoria sul male e sulla morte.

Ma perché il Volto Santo di Lucca è considerato un’immagine acheropita?*

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Relicarios antropomorfos

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Reliquiari antropomorfi                                                                                      Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

Testa reliquiario di San Eustace (sec. XI). British Museum, Londra

Cabeza relicario de San Eustace (s. XI). British Museum, Londres

La reliquia de un santo es la presencia del mismo entre nosotros. Y esta presencia era mucho más sentida a partir de la Edad Media. Mediante las reliquias el santo era presentado al pueblo de manera visible. Y no solo esto: las reliquias estaban envueltas en un halo mágico porque tenían el poder de hacer milagros.

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Le sante immagini acheropite (4) L’acheropita del Salvatore nel ‘Sancta Sanctorum’

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L’Acheropita del Salvatore

Si tratta dell’immagine più venerata di Roma e una delle più miracolose che presiede il luogo più santo della capitale, il famoso ‘Sancta Sanctorum’, ossia la cappella di San Lorenzo nel Patriarchio Lateranense. Il ‘Sancta Sanctorum’ fu così chiamato per il gran numero di reliquie che vi erano custodite. Per la loro custodia Leone III fece costruire una cassa di legno di cipresso, al centro della quale fece scrivere: SCA SCO RVM, (Sancta Sanctorum). Si intravede sotto l’altare, però la maggior parte di quelle reliquie è stata trasferita in Vaticano.

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La corona de espinas y la Sainte Chapelle

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La corona di spine e la Sainte Chapelle                                                           Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

sainte-chapelle-vidrierasLa corona de espinas no se encuentra entre las reliquias traídas por la Emperatriz Elena y tampoco la nombra la peregrina Egeria en su diario de viaje. Pero tenemos testimonios, a partir del siglo V, que confirman su veneración en Jerusalén en la iglesia de los Apóstoles en el Monte Sion, según nos cuenta el obispo Paulino de Nola que hizo un peregrinaje a Jerusalén en el 409, o Gregorio de Tours que la vio en esa ciudad en el 593.

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Le sante immagini acheropite (3) Il ‘Mandylion’ di Edessa: l’archetipo di tutte le acheropite

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Nel VI secolo, ai tempi dell’imperatore Giustiniano, si rendeva omaggio ad Edessa a un’immagine del volto di Cristo, definita come “non creata da mano umana”, con l’aiuto della quale riuscirono a respingere l’assedio dei persiani di Cosroe I. Quest’immagine fu oggetto di grande venerazione anche durante la conquista araba, e passò alla storia col nome di ‘Mandylion’ (dall’arabo, telo) o immagine di Edessa o di Agbar. Secondo una tradizione, quest’immagine fu rinvenuta in una nicchia delle mura di Edessa e duplicata su due diversi supporti: l’originale su un telo ripiegato quattro volte e una copia su tegola (keramion), essendosi formata quest’ultima per contatto con l’originale. L’imperatore fece costruire una chiesa ad Edessa per custodirla.

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Le sante immagini acheropite (2) La Veronica: ma quante ce ne sono? – (seconda parte) ‘La Santa Faz’ ed il ‘Santo Rostro’

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Felipe Gil de-mena 1650 Valladolid Museo diocesano

F. Gil de Mena. La Veronica (1650) – Valladolid (Spagna), museo diocesano

Come dicevamo nell’articolo precedente sulle immagini della Veronica, in Spagna ce ne sono due che dicono di essere l’autentico Velo della Veronica e che godono di molta venerazione. Queste due immagini hanno una storia in comune: quando Veronica tornò a casa con il velo macchiato con il sangue del volto di Cristo, si accorse che il panno era piegato in tre, e l’immagine non solo rimase impressa sulla parte superiore, ma anche sulle altre due parti piegate sotto. La prima sarebbe quella che è a Roma e le altre due sarebbero quelle di Alicante e di Jaén. Stiamo parlando della ‘Santa Faz’ e del ‘Santo Rostro’.  Si tratterebbe quindi di ‘un’aggiunta’ al conosciuto episodio della Veronica, peraltro tradizione del XII secolo.

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¿Dónde fue martirizado San Pedro?

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Dove fu martirizzato San Pietro??                                                                    Puoi leggere quest’articolo in italiano cliccando qui

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Masaccio. Crucifixión de San Pedro (1426). Staatliche Museen, Berlín

Si vais al ‘Gianicolo’, que para los no romanos diremos que es la colina que está detrás del Vaticano, desde donde se puede gozar de un estupendo panorama de la Ciudad Eterna, antes de llegar arriba de todo, donde está la estatua de uno de los más amados héroes nacionales, Garibaldi, hallaréis la iglesia de San Pedro ‘in Montorio’. Los romanos llamaban ‘Monts Aureus’, de donde ‘Montorio’, monte dorado, la parte Sur del ‘Gianicolo’, por el color amarillo de su arena.

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Le sante immagini acheropite (1) La Veronica: ma quante ce ne sono? (prima parte)

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simon_vouet_veronica M. de Tesse, Le Mans s. XVII

Simon Vouet – Veronica. (Sec. XVII). Museo de Tesse (Le Mans)

La parola acheropita viene dal greco ‘acheiropoietos’ e significa ‘non dipinta da mano umana’. Le immagini acheropite sono tutte quelle che sarebbero apparse per intervento divino senza nessuna partecipazione dell’uomo. Normalmente queste immagini rappresentano Cristo o la Vergine Maria. Una delle più famose, oltre la Santa Sindone, è il Velo della Veronica.

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