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Questo splendido manufatto in agata sardonica si trova in Svizzera, nell’abbazia territoriale di San Maurizio d’Agaune, nel cantone vallese. Di fattura romana, datato intorno al 20 a.C., fu arricchito in epoca merovingia (secolo V-VII) con decorazioni in oro, smalti e pietre preziose.

L’abbazia sorge ad Agaune, luogo dove fu martirizzato San Maurizio e la Legione Tebana (o Tebea) nel III secolo, e fu fondata dal principe Sigismondo di Burgundia nel 515 su un primo santuario dedicato a San Maurizio e ai legionari, fatto costruire alla fine del secolo IV da Teodulo vescovo di Octodurus (località vicina ad Agaune) nel luogo dove secondo la tradizione sarebbero state trovate le reliquie dei martiri.

Abbazia di San Maurizio d’Agaune, San Maurizio, Svizzera

La Legione Tebana era formata da soldati cristiano-copti guidata da Maurizio, operava nella Mesopotamia e fu successivamente inviata in Europa Centrale per assistere militarmente Massimiano nella difesa contro i barbari Quadi e Marcomanni e per sottomettere le popolazioni locali. La campagna fu un successo, tuttavia quando Massimiano ordinò di uccidere alcune popolazioni convertite al cristianesimo i soldati tebani si rifiutarono. Questo rifiuto, secondo il vescovo di Lione Eucherio (circa 434-450), venne punito con il martirio mediante decapitazione. Erano oltre 6.000 soldati. Ci sono anche versioni alternative, come per esempio che la legione tebana fu martirizzata solo quando si rifiutarono ad offrire sacrifici agli dei pagani di Roma. Ma la storicità di questa martirio non è molto dimostrabile; probabilmente fu creata alla fine del secolo IV, per incoraggiare i soldati romani a convertirsi al cristianesimo. Nonostante tutto prese piede ed ebbe un notevole successo nell’attirare pellegrini all’abbazia.

Martirio di San Maurizio e la Legione Tebana. El Greco (1580-82). Monastero dell’Escorial (Madrid, Spagna)

Un’altra leggenda, questa legata al vaso, e che cominciò a propagarsi fra i secoli XII e XIV, narra che San Martino di Tours (316-397) avrebbe visitato l’abbazia per rendere onore al luogo dove era stato sparso il sangue di San Maurizio e la sua legione. San Martino chiese ai monaci una reliquia di San Maurizio, ma questi gliela negarono. E così, San Martino conficcò un coltello nella terra dove erano stati martirizzati i martiri tebani e ne sgorgò una gran quantità di sangue. Questo sangue fu raccolto in due fiale. Siccome con cessava di uscire, un angelo scese dal cielo porgendo al santo un prezioso recipiente, indicando che lo avrebbe dovuto lasciare nella chiesa dove riposano i resti dei martiri. San Martino così fece, lasciò il vaso con il sangue ed il coltello. Poi tornò nella Gallia e donò le fiale del sangue una alla cattedrale di Tours e l’altra a quella di Angers. La cosa certa è che né Suplicio Severo, biografo e discepolo di San Martino, né Gregorio, vescovo di Tours e successore di San Martino, parlano di questa visita del santo all’abbazia di San Maurizio.

La prima testimonianza di questo supposto passaggio è una lettera mandata dal rettore della cattedrale di Tours all’arcivescovo di Colonia, 1180 circa, nella quale conferma la verità del miracolo del ritrovamento del sangue. In realtà la storia fu creata nell’abbazia di San Maurizo dall’abate Rodolfo (1153-1169) in un momento in cui l’abbazia aveva bisogno di aiuto per la sua ricostruzione dopo il passaggio dei barbari che l’avevano in parte distrutta. L’abate Rodolfo e la comunità di Agaune si recarono in delegazione a Tours, per chiedere quest’aiuto. In particolare si rivolsero al re Luigi VII, cercando di convincerlo con l’argomento che la sua generosità sarebbe stata ricompensata dal favore dei martiri d’Agaune. E’ chiaro che la scelta di San Martino come attore principale della leggenda non era casuale. San Martino è il patrono della monarchia francese, famoso per i suoi miracoli. Inoltre era un santo militare, proprio come San Maurizio. Però la leggenda non fu messa per scritto nell’abbazia di San Maurizio. Lo fecero i canonici di Tours, come accennato sopra, quando cominciò ad essere celebre.

E veniamo al nostro vaso. È di agata sardonica, scolpito e decorato con figure, lavorate come se fosse un cammeo, e arricchito da pietre preziose montate su smalti cloisonné e oro. La parte dove sono state eseguite le sculture è marrone scuro, venato di rosso-marrone, giallo, con strati bianco e grigio. Il tutto crea degli effetti fantastici. Lo scultore, con gran maestria, ha saputo rialzare la natura di questa pietra e, come nei cammei, ha riservato le tonalità chiare per la pelle dei personaggi e quelle scure per gli abiti.

La montatura è fatta da un piede conico in oro smaltato, coperto di gemme e perle, di fattura merovingia. Il collo del vaso ha una montatura simile, e tutto il bordo superiore aveva dei resti di cera che ricopriva il pezzo di pergamena e i tre/quattro giri di corda che servivano per sigillare il ‘coperchio’.  Questo era di pergamena e di cera con un sigillo attualmente illeggibile, ma che potrebbe risalire al secolo XII.  Il manico è mancante, rotto alla base della pancia del vaso e nella zona dove si riattaccava al collo. Originalmente formava tutto un pezzo con l’oggetto. Il vaso sarebbe arrivato intatto al tesoro dell’abbazia e probabilmente la montatura potrebbe essere la conseguenza di averlo convertito in vaso sacro.

Ci sono vari personaggi scolpiti, che formano varie scene di uno stesso episodio: alcuni hanno visto il ritorno di Ulisse ad Itaca; altri Achille a Sciros in mezzo alle figlie di Licomede, altri ancora un episodio della guerra di Troia.

La preziosità dell’oggetto suggerisce di essere appartenuto a un alto dignitario, come per esempio a un membro della famiglia imperiale. Sarebbe stato un acquamanile e la sua modifica posteriore sarebbe stata effettuata in corrispondenza con il suo arrivo all’abbazia di San Maurizio, forse un dono dello stesso principe Sigismondo, successivamente re, fondatore dell’abbazia.

L’abbazia di San Maurizio conserva oggetti di inestimabile valore, doni ricevuti durante i secoli da personaggi illustri. Nel 2014, in occasione del suo 1500esimo anniversario presentò al pubblico un  nuovo spazio museale, fra cui il sito archeologico ed il Tesoro, che espone 40 fantastici pezzi, come appunto il Vaso di San Martino, l’acquamanile di Carlo Magno o il cofanetto-reliquiario di Teodorico.

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Per saperne di più:

É. Aubert, Trésor de l’Abbaye de Saint-Maurice d’Agaune, Paris 1872;             P. A. Mariaux. Objet de trésor et mémoire proejctive: le vase “de saint martin” onques faict par mains d’omme terrien, in Le Moyen Âge 2008/1 (Tome CXIV); P.A. Mariaux. L’Abbaye de Saint Maurice d’Agaune. Volume 2 – Le trésor, Infolio 2015