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– Lapis Niger, con la scala di accesso all’area ipogea. Foro Romano

Da re leggendario fondatore di Roma1, con l’andare del tempo e le scoperte archeologiche, associate agli scritti degli antichi storici, Romolo diventa sempre piú un personaggio realmente esistito. Secondo la leggenda, dopo 38 anni di regno, Romolo venne assunto in cielo durante una tempesta ed un’eclissi, avvolto da una nube mentre passava in rassegna l’esercito e parlava con le truppe vicino alla Palus Caprae in Campo Marzio. Dopo la sua scomparsa i romani proclamarono Romolo come dio con il nome di Quirino, edificando in suo onore un tempio sul colle che in seguito è stato chiamato Quirinale, uno dei sette colli di Roma. Altre fonti (Plutarco) narrano che fu assassinato e smembrato, a causa della sua tirannia, presso il tempio di Vulcano, a pochi passi dall’arco di Settimio Severo, nel Foro Romano.

Salita a cielo a parte, oggigiorno sembra che non sia così assurdo pensare che possa esistere la tomba del fondatore di Roma, o quanto meno un monumento sul luogo dove fu ucciso, soprattutto da quando, nel 1899 l’archeologo Giacomo Boni scoperse nel Foro Romano il Lapis Niger (ossia, la pietra nera), basandosi sui passi di alcuni antichi scrittori, soprattutto Sesto Pompeo Festo (sec. II), citando la presenza di un sepolcro nel Foro Romano. A quell’epoca erano ancora presenti due figure di leoni accovacciati, tipicamente usati in area mediterranea come guardiani dei sepolcri. Non c’era però, negli antichi scritti, unanimità sul personaggio a cui si rendeva omaggio nel citato monumento funerario: Romolo, Faustolo o Osto Ostilio2. O forse venivano ricordati tutti e tre, in quanto figure fortemente correlate alle origini di Roma.

– Vista area del Foro Romano. Il Lapis Niger si trova fra l’arco di Settimio Severo (in fondo a sinistra) e l’edificio della Curia Iulia

Il Lapis Niger è un’area lastricata con antiche pietre nere, nel luogo dei Comizi3, sotto la quale si trovano i resti di un’antica area sacra. Originariamente il luogo era pavimentato con lastre di marmo circondate da una specie di cornice di marmi bianchi, il che lo distingueva nettamente dal resto del Comizi che presentava invece una pavimentazione in travertino. L’area venne sepolta e recintata nella tarda età repubblicana, o forse in epoca di Giulio Cesare, coperta da un pavimento di marmo nero (da cui il nome Lapis Niger) e considerata un luogo inviolabile.

– Distribuzione del complesso ipogeo sotto il Lapis Niger, che costituisce una zona ritenuta sacra e inviolabile

Gli scavi sotto il Lapis Niger, a 1,5 metri di profondità, portarono alla luce un altare con un cippo che presentava un’iscrizione bustrofedica4 con una delle più antiche testimonianze scritte della lingua latina5, databile intorno al 575-550 a.C.. Il complesso monumentale, accessibile tramite una breve scala, si compone di una piattaforma con un altare a forma di U a tre ante, con al centro delle quali un piedistallo (forse il basamento di una statua) e, a fianco un tronco di colonna e un cippo piramidale recante la famosa iscrizione bustrofedica. Questi reperti sono mutili nella parte superiore. Furono anche rinvenuti numerosi frammenti di statuette votive ed e tracce di sacrifici rituali di animali, tutti databili fra il V e VII secolo a.C.

– Cippo con iscrizione bustrofedica in latino arcaico

La scritta, di ardua comprensione perché ne mancano molte parti, indicherebbe che si trata di un luogo sacro, con una prescrizione di carattere religioso, probabilmente dedicata a un re (!!), e con un divieto di passaggio, che non doveva essere profanato per nessun motivo, pena la consacrazione agli dei degli inferi. Dionigi di Alicarnasso, scrittore greco dell’età di Augusto, menzionava la presenza di una statua di Romolo nel Volcanale (ossia il tempio di Vulcano). O potrebbe essere stato un santuario o un monumento fondazionale della città di Roma?

– Gli scavi sotto la Curia Iulia, hanno riportato alla luce un sarcofago, ritenuto dagli archeologi il cenotafio di Romolo, e un tronco di cilindro. Questi elementi formavano un tutt’uno con l’area sacra che si trova sotto il Lapis Niger, a pochi passi.

Però dovette passare un po’ più di un secolo per confermare che le indagini e le intuizioni di Giacomo Boni furono certe: nel 2020, ulteriori scavi nella zona del Lapis Niger hanno riportato alla luce un vano ipogeo accanto al complesso della Curia-Comizio, sotto la scalinata di accesso alla Curia Iulia, di un sarcofago intagliato nel tufo, di 1,40 m. di lunghezza, databile al VI secolo a.C., con accanto un tronco di cilindro, che già erano stati individuati da Giacomo Boni, ma ai quali non venne attribuita una particolare importanza. Tanto è così, che negli anni ’30 fu realizzata da Alfonso Bartoli, sopra il rinvenimento e dopo la demolizione della chiesa di Sant’ Adriano, la scalinata di accesso, costruita, per rimettere alla luce le strutture della Curia Iulia di età romana6

– Curia Iulia, interno

Sia il sarcofago come l’elemento cilindrico sono dell’epoca del rostri repubblicani (tribune nel Foro dalle quali i magistrati tenevano le orazioni), circa fine VI sec a.C., così come tutta l’area del Lapis Niger. Gli Scoliasti di Orazio riportano un’affermazione di Varrone che afferma che Romolo sarebbe stato sepolto dietro di rostri. Quindi gli antichi romani credevano che il sarcofago fosse la Tomba di Romolo, non nel senso letterario, perché il suo corpo secondo alcuni fu smembrato e secondo altri su assunto in cielo, ma il suo monumento funerario, il suo cenotafio, costruito in un periodo successivo alla sua morte per celebrarne il culto.

E questa è anche l’opinione degli archeologi del Parco Archeologico del Colosseo.

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1.- La data tradizionale della fondazione di Roma è il 21 aprile 753 a.C., e fu fissata dallo storico Marco Terenzio Varrone nel I secolo a.C.. Il giorno coincide con la festa dei Parilia, che era un’antica celebrazione pastorale della Roma arcaica, dedicata alla purificazione delle greggi e dei pastori.

2.- Nonno di Tullio Ostilio, terzo re di Roma e compagno di Romolo.

3.- La piazza antistante la Curia, limitata a ovest dalle pendici del Campidoglio, era in origine il luogo del Comizio, dove cioè si riuniva l’originaria assemblea popolare.

4.- Scrittura bustrofedica: dal greco βουστροϕηδόν (boustrophedon), composto da βοῦς «bue» e  στρέϕω «volgere». Scrittura antica, in cui la direzione cambia da riga a riga, cioè da sinistra a destra, poi da destra a sinistra, e così via, come i buoi che arano.

5.- L’iscrizione è in alfabeto latino arcaico, con caratteri di derivazione greco-etrusca

6.- La Curia, la sede del Senato Romano, fu ricostruita da Giulio Cesare (da cui il nome Curia Iulia) e inaugurata da Augusto. Nel 630 d.C. papa Onorio I la trasformò in chiesa, dedicandola a Sant’Adriano. Con l’intervento di Bartoli l’edificio fu riportato all’aspetto originale ed è visitabile.