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– Torre dei Teschi. Aspetto attuale

Quante raccolte di teschi e ossa abbiamo incontrato durante visite a catacombe, cripte, sotterranei e antiche chiese? Spesso questi resti vengono persino disposti secondo criteri artistici e vengono a ricordarci la fragilità e la brevità dell’esistenza umana. Alcuni luoghi, però, raccontano qualcosa di più inquietante: non solo la caducità della vita, ma anche la straordinaria capacità dell’uomo di essere crudele verso i propri simili.

Uno degli esempi più impressionanti è la Torre dei Teschi, o Ćele kula, di Niš, in Serbia.

Come suggerisce il nome, si tratta di una costruzione in pietra nelle cui pareti sono stati incastonati teschi umani. La sua origine risale al 1809, quando l’Impero Ottomano la fece erigere dopo la Battaglia di Čegar, combattuta nei pressi di Niš durante la Prima Insurrezione Serba contro il dominio ottomano.

Prima dello scontro, i ribelli serbi avevano allestito sei solide postazioni difensive, ma si trovarono ad affrontare una forza nettamente superiore. Gli ottomani, infatti, ricevettero rinforzi dalla Rumelia, la regione balcanica dell’Impero, portando sul campo circa 20.000 uomini. La battaglia fu estremamente violenta, caratterizzata da sanguinosi combattimenti corpo a corpo che causarono migliaia di vittime da entrambe le parti.

Quando la sconfitta divenne inevitabile, i ribelli si ritrovarono circondati. Consapevoli che, una volta catturati, sarebbero stati impalati, scelsero un gesto estremo: fecero esplodere il deposito di polvere da sparo all’interno delle fortificazioni. L’esplosione uccise non solo loro stessi, ma anche numerosi soldati ottomani che stavano avanzando.

Per trasformare quella vittoria in un monito destinato a scoraggiare future rivolte, gli ottomani misero in atto una terribile rappresaglia. I caduti serbi furono decapitati; le loro teste vennero scuoiate, imbottite di paglia e inviate al sultano Mahmud II a Istanbul come trofeo di guerra. Successivamente, il governatore della regione ordinò la costruzione di una torre utilizzando i teschi dei ribelli. Alta circa quattro metri e mezzo, la struttura ospitava originariamente 952 teschi, disposti su quattro facciate in quattordici file.

Nel 1833 il poeta e politico francese Alphonse de Lamartine, in viaggio verso l’Oriente, si trovò a passare davanti a quella macabra costruzione. I teschi erano ormai completamente scarnificati, ma l’impressione che suscitavano era ancora fortissima. Così descrisse la scena:

«Alcuni avevano ancora i capelli attaccati, che si muovevano come muschi o licheni al soffio del vento. Le folate provenienti dalla montagna erano forti e fredde e risuonavano tra le innumerevoli cavità delle teste, che emettevano così un suono triste e lamentoso.»

Con il passare degli anni, molti teschi si staccarono dalla torre. Alcuni furono recuperati dai familiari, convinti di poter riconoscere i resti dei propri cari e offrire loro una degna sepoltura; altri finirono nelle mani di collezionisti e cacciatori di souvenir, mentre diversi andarono semplicemente perduti a causa del tempo e delle intemperie.

Nel 1861 l’ultimo governatore ottomano di Niš, Midhat Pascià, ordinò lo smantellamento della struttura e la rimozione dei teschi. Aveva infatti compreso che quella torre non rappresentava più un efficace strumento di intimidazione. Al contrario, era diventata un simbolo della sofferenza subita dal popolo serbo, alimentando il desiderio di libertà e rafforzando la volontà di conquistare l’indipendenza.

Quando gli ottomani si ritirarono definitivamente dalla città nel 1878, la torre fu in parte restaurata e alcuni dei teschi rimossi vennero ricollocati. L’Esercito Reale Serbo organizzò persino ricerche nei dintorni per per cercare di recuperare quelli dispersi. Da simbolo di oppressione, la Torre dei Teschi si trasformò così in un simbolo di resistenza nazionale.

Negli anni successivi venne costruito un baldacchino sopra la struttura per proteggerla, sormontato da una croce, e nel 1894 fu edificata una cappella accanto. La cappella fu restaurata nel 1937 e arricchita con un busto di Stevan Sinđelić, il comandante dei ribelli che aveva ordinato l’esplosione della polveriera durante la battaglia.

Nel 1948 la Torre dei Teschi e la cappella che la custodisce furono dichiarate Monumento Culturale di Eccezionale Importanza e poste sotto la tutela della Repubblica Socialista di Serbia. Ulteriori interventi di restauro furono eseguiti nel 1989.

Oggi dei 952 teschi originari ne rimangono soltanto 58. Eppure, nonostante il tempo e le vicissitudini della storia, la Torre dei Teschi continua a rappresentare uno dei più potenti simboli dell’identità e dell’indipendenza serba. Ogni anno richiama migliaia di visitatori: turisti, studiosi e pellegrini che vi si recano per ricordare una delle pagine più drammatiche della storia dei Balcani.

Una replica della Torre dei Teschi è esposta presso il Museo Militare di Belgrado.