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Reliquiosamente

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Le catacombe (6) – Le catacombe d’Italia

11 sabato Ott 2025

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Reliquie, Storia

≈ 6 commenti

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catacombe, Catacombe di San Gennaro, Catacombe di San Giovanni, Catacombe di Santa Mustiola, Catacombe di Santa Sofia, catacombe di Santa Vittoria, Catacombe di Sant’Antioco

– L’apostolo Pietro accoglie il defunto Pascenzio e lo presenta a una terza persona. Affresco del V-VI secolo. Catacombe di San Gaudioso, Napoli

L’Italia, oltre a Roma, conserva numerose catacombe e complessi ipogei paleocristiani distribuiti soprattutto nelle regioni dell’Italia centro-meridionale, dove il cristianesimo si diffuse più rapidamente nei primi secoli. Nell’Italia settentrionale possiamo trovare diversi spazi ipogei, spesso assimilati a questi cimiteri, ma non catacombe vere e proprie, come per esempio a Ravenna (cripte sotterranee) o a Ivrea (cripte e necropoli paleocristiane) o addirittura ad Aosta (spazi sotterranei paleocristiani). In tutta l’Italia, escludendo Roma, si stima che ce ne siano almeno 70-100. Alcuni sono complessi estesi e documentati, altri piccoli ipogei locali o riutilizzi di necropoli preesistenti pagane, etrusche o romane. Ma la maggior parte sono cristiane. Alcune sono visitabili, altre chiuse o accessibili solo in giornate speciali.

Nei siti  misti o sincretici possiamo trovare stratificazioni religiose. Anche se in alcuni casi non è facile distinguere tra uso pagano e cristiano, soprattutto nei secoli di transizione (II–IV sec. d.C.) dove si possono trovare simboli ambigui (es. pavoni, anfore, riti funerari romani), affreschi sincretici (es. scene pastorali, banchetti), nella maggior parte dei casi il contenuto iconografico e le iscrizioni aiutano a identificarne la religione prevalente. Poi ci sono le catacombe ebraiche, fra le quali forse le piú famose sono quelle di Venosa, in Basilicata, scoperte nel 1853.

Oltre a quelli di Roma e del suo suburbio, i più notevoli cimiteri cristiani d’Italia sono quelli di Napoli e di Siracusa. Questi differiscono da quelli di Roma per essere stati in origine cave di pietra; la durezza della roccia ha talora permesso che assumessero dimensioni più vaste e comode in confronto di quelle necessariamente anguste dei cimiteri di Roma. Tuttavia il modo di seppellimento è identico, e i loculi e gli arcosolî di poco differiscono dalle forme usuali. Ma in Italia ce ne sono molti altri, importanti e degni di essere visitati. Citeremo qui di seguito alcuni fra i piú famosi, cercando di diversificare per regione.

Catacombe di San Gennaro – Napoli (Campania)

– La piú antica immagine di San Gennaro. V secolo – Catacombe di San Gennaro, Napoli

Site sulla collina di Capodimonte sono il piú importante monumento del cristianesimo a Napoli e risalgono al II-III secolo. Sono tra le piú grandi del sud d’Italia e sono estese su due livelli, con circa 5.600 metri quadrati scavati nel tufo, 2.000 loculi e 500 arcosoli. Quanto a iconografia e dimensioni sono paragonabili alle catacombe romane. Costituiscono il nucleo di questo vasto cimitero una tomba di un’antica famiglia in cui, dopo successive modifiche, nel V sec. d.C. furono traslate le spoglie di San Gennaro e una cripta del II secolo dove fu sepolto il vescovo di Neapolis, Agrippino. Sono ricche di affeschi e di sepolture episcopali. Notevole è un vasto triclinium le cui pitture pagane furono coperte con soggetti cristiani. Le gallerie del piano superiore hanno pitture di vario soggetto, notevoli fra le altre le visioni del Pastore di Erma, Tre fanciulli che costruiscono una torre, ecc. con raffigurazioni pagane e dipinti bizantini, e custodiscono le prime pitture cristiane del sud Italia. Durante la Seconda Guerra Mondiale vennero utilizzate come rifugio antiaereo per la popolazione. Sono visitabili con percorso guidato.  

Catacombe di San Giovanni – Siracusa (Sicilia)

– Basilica e catacombe di San Giovanni (esterno). Siracusa

Sono le più importanti catacombe cristiane della Sicilia e si trovano nel sottosuolo dell’antica Achradina, presso la Latomia dei Cappuccini, annessa alla chiesa di S. Giovanni, la cattedrale medievale siracusana. Risalgono al  III–IV secolo e dispongono di una ampia rete ipogea, con pianta a croce latina, formando una vera città sotterranea con grandi e piccoli ambulacri scavati nella roccia calcarea. Nelle intersezioni delle gallerie si notano grandi stanze con volta a botte, illuminate da ampî lucernari. La pianta è quasi perfetta, con un ampio decumano (galleria principale) dal quale si dipartono lateralmente gallerie, a loro volta intersecate da altre gallerie parallele al decumano. Questo fu ricavato da un antico acquedotto greco, le cui tracce sono visibili sulla volta. Inoltre dalla galleria si può accedere alle cinque tombe dei santi o dei martiri, zone più grandi, di forma circolare o quadrata, chiamate di Eusebio, di Adelfia, di Antiochia, delle Sette Vergini e Anonima. Le pareti delle gallerie, nelle quali si aprono le tombe arcuate, sono in più punti rivestite di stucco e adorne d’affreschi con i consueti simboli cristiani. Queste catacombe contengono la cripta di San Marciano, primo vescovo di Siracusa e, secondo la tradizione, avrebbe ospitato l’apostolo Paolo. Sono visitabili con percorso guidato.  

Catacombe di Santa Mustiola – Chiusi (Siena, Toscana)

– Catacombe di Santa Mustiola, Chiusi

Di un notevole valore storico e archeologico, sono le piú importanti, meglio conservate ed estese delle tre catacombe presenti nella Toscana. Risalgono al III secolo e furono scoperte accidentalmente del XVII secolo. Chiusi era un importante centro etrusco e nella zona oggi occupata dalle catacombe esistevano vari ipogei funerari scavati nel tufo, tipici estruschi. In età romana alcuni ambienti furono riadattati o ampliati. Poi, in epoca paleocristiana (III-V secolo), questi ipogei vennero, con nuove gallerie scavate, trasformati in catacombe cristiane. Anche se l’impianto visibile oggi è in gran parte frutto dell’epoca cristiana, in più punti si riconoscono riusi di spazi etruschi o romani preesistenti. Sono dedicate alla martire Mustiola, patrona di Chiusi, e probabilmente vi fu sepolta in origine. Si trovano a pochi kilometri da Chiusi, nel luogo dove sorgeva una basilica anch’essa dedicata alla martire. Si compongono di una serie di gallerie che si dipartono dall’ingresso. Due arterie principali presentano alle pareti una serie di simboli e incisioni: le tombe che vi si trovano sono in prevalenza loculi ed arcosoli tra cui un raro arcosolio polisomo destinato a più sepolture. L’intera area funeraria si sviluppa per oltre 200 metri. Il primo vescovo di Chiusi, Lucio Petronio Destro, fu sepolto nella cripta centrale dov’è presente un altare e numerose ed importanti iscrizioni. Con la definitiva distruzione della basilica nel XIX secolo, le spoglie della martire furono trasferite nella concattedrale di San Secondiano. Questo complesso catacombale fu utilizzato come luogo di sepoltura per circa centocinquant’anni, dal III secolo fino agli inizi del V secolo. Sono visitabili con prenotazione obbligatoria.

Catacombe di Santa Sofia – Canosa di Puglia (Barletta- Andria-Trani, Puglia)

– Cristogramma. Catacombe di Santa Sofia, Canosa di Puglia

Il complesso delle catacombe di Santa Sofia, anche conosciuto come il complesso di Lamapopoli, risale al III-V secolo ed è di grande interesse archeologico ricco di testimonianze artistiche, rituali e comunitarie. Si trova subito fuori Canosa di Puglia, lungo la strada statale verso Barletta. Queste catacombe rappresentano le uniche testimonianze di catacombe paleocristiane in Puglia, e sono tra le poche esistenti nell’Italia meridionale, oltre quelle di Napoli e Siracusa. Furono scoperte negli anni ’50 e si trovano su terrazzamenti di un costone roccioso sopra il torrente Lamapopoli. Il grande insediamento cimiteriale comprende ipogei autonomi, familiari e collettivi (almeno 15 identificati finora), scavati a diverse quote e ingressi, senza collegamenti interni. Sono differenziati per estensione, caratteristiche planimetriche e modalità di occupazione funeraria. È stato possibile finora approfondire l’indagine in cinque nuclei, mentre gli altri rimangono solo parzialmente visibili e percorribili. Vi si trovano decorazioni policrome e iscrizioni funerarie, alcune appena tracciate su intonaco fresco, tra cui monogrammi cristologici (come il Chi-Rho). L’area è collegata anche a una necropoli subdiale (sepolcri sopra terra) di età romana, attiva fino a età tardoantica. Diverse campagne di scavo sono state realizzate fra il 2016 ed il 2022 per la messa in sicurezza, restauro e futura apertura al pubblico. Attualmente non sono visitabili.

Catacombe di Sant’Antioco –  Sant’Antioco (Cagliari, Sardegna)

– Tomba di Sant’Antioco. Catacombe di Sant’Antioco, Cagliari

Utilizzate fra il II ed il VI secolo, dedicate al martire Antioco e si trovano nella piccola isola di Sant’Antioco, sudest della Sardegna. Sono il risultado del riutilizzo di preesistenti ipogei punici (IV-VI sec. a.C.) collegati fra di loro per creare un cimitero comunitario cristiano. Si accede alle catacombe dalla Chiesa. Si compongono di vari ambienti o camere. Il primo presenta un’abside e una volta appoggiata su sei colonne, con un sarcofago nel centro, attualmente trasformato in altare, che risulterebbe essere la tomba di sant’Antioco, attualmente vuota poiché nel 1615 il corpo del martire fu rimosso su indicazione dell’arcivescovo di Cagliari Francisco de Esquivel e attualmente si trovano in parte nella basilica sovrastante, e in parte a Cagliari ed altri luoghi. La tomba originale fu quindi distrutta in quell’occasione e fu poi ricostruita secondo le dimensioni della precedente. Un secondo ambiente, retrosanctos, si apre dietro il primo, ed era il luogo dove venivano sepolti i personoggi più eminenti della comunità cristiana che desideravano essere sepolti vicino al martire. Altri ambienti comprendono tombe altomedievali, arcosoli decorati con iscrizioni cristiane, affreschi e una rara tomba a baldacchino, databile tra il V e il VI sec. d.C., tradizionalmente indicata come il luogo in cui Sant’Antioco morì prima che fosse arrestato dai soldati romani. Un’antica tradizione ritiene che fosse un medico originario della Mauritania, esiliato in Sardegna dall’Imperatore Adriano per la sua attività di evangelizzazione che nonostante ciò continuò nel suo esilio. Il cristianesimo in Sardegna si diffuse precocemente, anche grazie ai damnati ad metalla, individui che vennero condannati ai lavori forzati nelle miniere dell’isola e anche nella zona del Sulcis-Iglesiente, fin dal II secolo d.C.  Nei secoli, intere generazioni hanno tramandato la devozione verso il Santo, rendendo questi luoghi il fulcro della cristianità in Sardegna. Oltre ai vari ambienti cristiani, nelle catacombe di Sant’Antioco esiste anche una parte pagana, dove sono presenti tombe intatte non utilizzate dai cristiani, con nicchie in cui erano posti anche gli effetti personali del defunto. I corpi erano solitamente seppelliti in una cassa di legno, avvolti da un lenzuolo. Le catacombe sono aperte al pubblico e sono l’unico complesso di questo tipo ancora visitabile in tutta la Sardegna.

Catacombe di Santa Vittoria – Monteleone Sabino (Rieti, Lazio)

– Affresco che rappresenta Santa Vittoria. Museo del Santuario di Santa Vittoria. Monteleone Sabino, Rieti.

Sono la parte storicamente ed archeologicamente più rilevante del santuario di Santa Vittoria, la chiesa patronale di Monteleone Sabino, e allo stesso tempo le più catacombe significative della Sabina. L’accesso è nella navata centrale della chiesa, attraverso una stretta porta. Sono databili tra il III e il V secolo. Questo ipogeo rurale, legato al culto della martire Sabina, è un esempio di cristianizzazione delle aree interne del Lazio. I numerosi loculi, arcosoli e cubiculi sono situati nelle diverse gallerie ricavate nel banco tufaceo e l’estensione complessiva dell’area è di circa 40 metri. L’architettura funeraria è particolare, essendo caratterizzata da ampie nicchie in mattoni e una serie di tombe costruite una sull’altra su vari piani paralleli. In alcuni ambienti si conservano ancora affreschi paleocristiani e iscrizioni latine. Secondo la tradizione Santa Vittoria, la patrona del paese, fu vittima delle persecuzioni di Decio (253 d.C.) e fu sepolta in questo luogo. Nella prima saletta all’interno si conserva un sarcofago marmoreo bianco, nel quale la tradizione vuole fossero deposte i resti della santa. Secondo una leggenda del V secolo (e quindi molto posteriore al martirio) Vittoria, col solo sostegno della sua fede, liberò la zona di Trebula Mutuesca1 da un drago che terrorizzava la popolazione, e a seguito di questo prodigio gli abitanti della città divennero cristiani. La notizia indusse un funzionario imperiale a tentare di convertire la giovane al culto di Diana e, di fronte al suo rifiuto, la condannò a morte. Le catacombe sono aperte al pubblico e visitabili solo con guida autorizzata e prenotazione.

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  1. – Nome dell’antica città romana situata sul territorio occupato oggi da Monteleone Sabino

Leggi anche: Le catacombe: Origine, sviluppo e declino, Le catacombe; Morfologia, Le catacombe: iconografia ed epigrafia; Le catacombe: il culto dei martiri; Le catacombe: Le catacombe di Roma; Le catacombe nel mondo

Prossimo articolo: Le catacombe del mondo

Le catacombe (4): Il culto dei martiri

10 domenica Ago 2025

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Arte, Pellegrinaggi, Storia

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catacombe, Cripta dei papi, culto dei martiri, martiri, Papa Damaso, Pasquale I, Santa Cecilia, Stefano Maderno

– Jules Eugene Lenepveu – I martiri nelle catacombe 1855 – Museo del Louvre

Inizialmente le catacombe furono utilizzate come cimiteri. Poi, a partire dalla liberalizzazione del culto, dopo l’Editto di Costantino dell’anno 313, e soprattutto a partire dalla metà del V secolo, diventarono fondamentalmente luoghi di culto e santuari dove pregare sulle tombe dei martiri.

Ma da dove viene la parola martire? Viene dal latino martyr-y̆ris e a sua volta dal greco μάρτυς-υρος, che significa “testimone”, colui che aveva reso testimonianza della vita e resurrezione di Cristo fino al sacrificio della vita.

Il culto dei martiri nell’epoca paleocristiana rappresentò un elemento centrale nello sviluppo della spiritualità, della liturgia e dell’identità collettiva delle prime comunità cristiane, specialmente durante e dopo le persecuzioni dell’Impero romano.

– Banchetto liturgico fra cristiani. III secolo – Catacombe di San Callisto, Roma

A partire dal XVII secolo, quando furono riscoperti questi cimiteri sotterranei, l’archeologia cristiana, da Antonio Bosio in poi, non solo ricostruì la loro storia ma anche il loro significato, la simobología, l’iconografia, le tecniche costruttive, arrivando così a distinguere i vari tipi di tombe, la loro cronologia, gli spazi destinati alle differenti attività, etc. Ma una cosa era importantissima: era essenziale distinguere le tombe dei martiri, perché furono quelle che diedero un senso alle continuità delle catacombe, facendole diventare una sorta di santuario che attraeva migliaia di pellegrini.

Come riconoscere una sepoltura di un martire? Evidentemente era necessario qualche segno speciale, quando non era presente il titolo solenne di ‘Martyr’. Simboli come una palma, che contraddistingue un martire nell’iconografia cristiana, o la presenza di ampolle nel sepolcro1, non sempre sono segni inequivoci di trovarsi in presenza della tomba di un martire. All’epoca la palma poteva essere usata anche nei culti pagani o per i cristiani essere un segno della vittoria sul mondo delle passioni, e le ampolle con il sangue venivano piuttosto conservate in un luogo sicuro e considerate reliquie da venerare. Le ampolline trovate e ritenute per secoli erroneamente il sangue de martiri erano, generalmente, unguentari e balsamari che servivano per profumare e decorare  la tomba. Quanto al monogramma di Cristo, ☧, questo simbolo è stato raramente usato prima di Costantino, diventando comune dopo l’Editto di Milano del 313.

– Gesù Cristo affiancato da San PIetro e San Paolo. In basso, alcuni martiri, fra cui Marcellino e Pietro, che affiancano l’agnello, simbolo del sacrificio. IV secolo – Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, Roma

Indizi molto più sicuri sono invece la loro disposizione all’interno delle catacombe, fatta ad hoc per facilitare il culto. Oltre alla presenza di resti, sono le tracce di oratori, di basiliche, di lucernari, o di scale di accesso in vicinaza delle cripte, cha favorivano l’accesso ai pellegrini a ai devoti. Quindi i numerosissimi graffiti lasciati da questi, con informazioni preziose o le pitture che decorano gli arcosoli e le cappelle. Quelle delle sepolture normali sono generalmente anteriori al V secolo, mentre quelle delle sepolture dei martiri continuarono ad essere decorate anche dopo. Un ulteriore aiuto a rintracciare queste tombe lo forniscono antichi documenti, come martirologi o gli itinerari dei pellegrini compilati nel VII secolo.

– Cripta dei papi – Catacombe di San Callisto, Roma

Una volta che la Chiesa divenne proprietaraia delle catacombe, Papa Damaso (fine IV secolo) fece fare un’accurata ricerca e identificazione di queste tombe che poi furono restaurate, abbellite e adornate con inscrizioni recanti splendidi panegirici. Si arricchirono di sculture, mausolei e preziosi affreschi. Le pitture, i mosaici, i rilievi dei sarcofagi, le arti minori rievocano sempre storie bibliche, altre presentano i volti dei primi santi e martiri. Si costruirono nuove scale per facilitare l’ingresso di un sempre maggiore afflusso di visitatori. A volte vennero anche erette delle vere e proprie basiliche sotterranee, sconvolgendo interi settori delle catacombe. Nel III secolo molti papi vennero sepolti nelle catacombe di San Callisto. La fama delle tombe dei papi2 e dei martiri si era estesa a tal punto (specie nell’Europa settentrionale) che le catacombe divennero meta di veri e propri pellegrinaggi di massa.

– Catacombe di San Gennaro, Napoli – Livello inferiore

Inoltre, i cristiani facevano il possibile per collocare le tombe dei loro morti il più vicino possibile a quelle dei martiri. Ma questi luoghi privilegiati erano molto difficili da ottenersi, così spesso si scavarono piccole cappelle vicino o dietro queste tombe. E così poco a poco si crearono reti densissime, spesso con più piani di gallerie sovrapposte, che accerchiavano le tombe dei martiri.

Una volta liberalizzato il culto si poterono stabilire più liberamente cimiteri a cielo aperto. Nonostante ciò si continuarono a scavare gallerie sotterranee fino al principio del secolo V, per rispondere alla volontà dei sempre più numerosi credenti, compresi quelli della classe dirigente, di essere sepolti vicino ai martiri, soprattutto quelli piú famosi. Questo segnò una svolta importante nello sviluppo delle catacombe, perché fu quando vennero realizzate le sepolture più ricche e piú spettacolari. Si tratta in particolare dei cubicula, riccamente adornati.  

– Cripta di Veneranda. Veneranda è accompagnata dalla martire Petronilla. Catacombe di Santa Domitilla, Roma, IV secolo

Fra i martiri più famosi ricorderemo Santa Cecilia, di nobile famiglia romana martirizzata nel III secolo e patrona della musica.3 Fu sepolta nelle catacombe di San Callisto di Roma, dove fu venerata per almeno cinque secoli nella cripta che reca il suo nome. Nell’821 i suoi resti furono traslati alla basilica a lei dedicata in Trastevere, nella quale, davanti all’altare maggiore, possiamo ammirare una splendida scultura di Stefano Maderno, del 1599, una copia della quale è anche nelle catacombe di San Callisto, nella cripta dedicata alla santa.

– Santa Cecilia dopo il suo martirio. Dopo il fallito tentativo di ucciderla per asfissia, la martire è stata decapitata, come risulta dal segno sulla nuca. Stefano Maderno. 1599. Basicila di Santa Cecilia, Roma
– Basilica di Santa Cecilia, Roma. Statua di Santa Cecilia visibile davanti all’altare maggiore

A partire dal VII secolo cominciarono le traslazioni dei corpi dei martiri dalle catacombe, che generalmente si trovavano fuori le mura di Roma, a Chiese o cripte entro le mura. Queste traslazioni divennero sempre più frequenti nell’VIII e IX secolo, fino ad arrivare a una traslazione ‘di massa’: 2.300 corpi, ordinata dal papa Pasquale I, nell’827, per evitare la possibile profanazione di queste tombe da parte dei barbari che minacciavano di assaltare Roma, come già fece Astolfo, re dei Longobardi, con Pavia. Possiamo dire che da questo momento in poi le catacombe non furono piú luoghi di culto e poco a poco furono abbandonate.

Nonostante ciò, il culto dei martiri nell’epoca paleocristiana fu fondamentale per la formazione della teologia cristiana, delle pratiche liturgiche e dell’identità comunitaria, lasciando un’impronta duratura nella storia della Chiesa.

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1.- Il sangue dei martiri veniva raccolto dopo la loro morte

2.- Nelle catacombe di San Callisto (Roma) furono sepolti ben sedici papi, nel III secolo e  tutti nel chiamato Criptoportico di San Callisto, noto anche come Cripta dei Papi, situato nella cosiddetta regione dei papi e di Santa Cecilia.

3.- Cecilia fu condannata a morire asfissiata nel bagno di casa sua dovendo respirare i vapori e le emanazioni dello stesso ad alta temperatura. Però il tentativo fallisce e Cecilia rimane illesa. Quindi il prefetto decide di farla decapitare. Diventò la santa protettrice della musica per un errore di traduzione, o di trascrizione, di un brano contenuto negli Atti di Santa Cecilia: ‘Venit dies in quo thalamus collacatus est, et, canentibus [cantantibus] organis, illa [Cecilia virgo] in corde suo soli Domino decantabat [dicens]: Fiat Domine cor meum et corpus meus inmaculatum ut non confundar’. La traduzione sarebbe: ‘Venne il giorno in cui si celebrò il matrimonio e, mentre suonavano gli strumenti musicali, lei (la vergine Cecilia) nel suo cuore cantava al suo unico Signore (dicendo): Signore, il mio cuore ed il mio corpo siano immacolati affinché io non sia confusa’. ‘Organis’, che significa ‘strumenti musicali’ fu tradotto come ‘organo’, quindi diventò: ‘Cecilia cantava acompagnata da un organo’. Vediamo dal secolo XV in poi varie rappresentazioni di Cecilia con un piccolo organo portatile o altri strumenti. Però le confusioni non sono finite: in un errore di trascrizione la parola ‘canentibus’ (sinonimo di cantantibus) era originariamente ‘candentibus’, ossia bollenti. Non dimentichiamo quale fu il primo tentativo di martirio inferto alla santa, quindi i ‘candentibus organis’ sono gli strumenti di tortura, i tubi bollenti: ‘Cecilia, fra gli strumenti di tortura cantava al signore…’ dovendo intendersi come ‘thalamus’ non il banchetto di nozze, ma il momento del martirio. (da N.de Matthaeis, Andar per Miracoli, Napoli 2013

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Leggi anche: Le catacombe: Origine, sviluppo e declino, Le catacombe: morfologia, Le catacombe: iconografia ed epigrafia; Le catacombe di Roma; Le catacombe d’Italia; Le catacombe nel mondo

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Le catacombe (3) – Iconografia ed epigrafia

10 giovedì Lug 2025

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Arte, Storia

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catacombe, Chrismon, ichtus, lapicida, monogramma di Cristo, orante, simbologia cristiana

– La Madonna con il bambino affiancata da un profeta (Balaam o Isaia), la prima immagine di Maria esistente. II-III secolo. Catacombe di Priscilla, Roma

L’arte paleocristiana (I-V secolo) cominciò a formarsi precisamente con le catacombe, essendo quindi la più antica forma d’arte legata alla storia del crsitianesimo. L’iconografia nelle catacombe cristiane inizialmente (I-II secolo) è molto semplice, spesso reinterpretando non solo tecniche e stili dell’arte pagana ma anche i soggetti (per esempio dèi pagani come Mercurio che vengono trasformati nel Buon Pastore) e per questo fu anche chiamata “arte romana cristianizzata”. I cristiani convertiti erano pur sempre cittadini di cultura e tradizioni romane e gli artisti, fino alla metà del IV secolo, rispondevano senza distinzione a committenze pagane e cristiane.

– Il Buon Pastore. Catacombe di Santa Domitilla, Roma

La simbologia era molto importante e quindi molto presente: da una parte perché il cristianesimo era ancora influenzato dalle sue radici culturali giudaiche, e la religione ebraica è aniconica, ossia che proibisce rappresentare essere divini, profeti od altri personaggi religiosi, e dall’altra perché era legata alla natura clandestina della pratica del culto nel periodo precedente all’Editto di Milano. Soggetti come pesci, rami di ulivo, uccelli (come il pavone, la fenice e la colomba) la vite o l’ancora sono estensamente rappresentati, oltre, naturalmente, alla croce.

– La croce ancora. Catacombe di Santa Domitilla, Roma
– Il pesce, simbolo di Cristo. Catacombe di Santa Domitilla, Roma

Molti dei simboli ebraici sono ripresi dalla religione cristiana, come dimostra diversa iconografia in catacombe ebraiche, dove possiamo trovare, oltre alla menorah (il calndelabro a sette braccia), l’etrog (il cedro) o lo shofar (il corno), tipici simboli ebraici, anche la palma, il pavone, o  giardini fioriti che ricordano la creazione del paradiso terrestre (Gen 2,8-10), molto rappresentati anche nella catacombe cristiane.

Tutti i simboli hanno il loro significato, quasi sempre legato alla resurrezione e la salvezza eterna, come la palma (simbolo del martirio e quindi della vittoria, dell’ascesa, della rinascita e dell’immortalità), il pavone (che in inverno perde le piume e in primavera ne acquiesta di nuove ancor più belle) o la fenice (che rinasce dalle sue proprie ceneri). Come sappiamo, il pesce rappresenta Cristo1; la colomba, con il ramoscello di ulivo nel becco, la pace del paradiso, la salvezza apportata dall’arca di Noè; l’ancora la fermezza della fede e la speranza della promessa della vita futura; la vite, i tralci con l’uva, che tradizionalmente era il simbolo legato al dio Bacco, divenne poi emblema di Cristo, grazie alle parole che lui stesso pronuncia nel Vangelo2.

– Il pavone. Catacombe di San Gennaro, Napoli
– La colomba con il ramo di ulivo e il monogramma di Cristo. Catacombe di Santa Ciriaca, Roma

Alfa ed Omega, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, indicano che Cristo è principio e fine di ogni cosa3. Tra i simboli più conosciuti c’è quello dell’agnello, la creatura pura sacrificata a Dio dal popolo d’Israele per liberarsi dalla schiavitù d’Egitto. Il simbolo dell’agnello e del suo sacrificio è mantenuto anche nel Nuovo Testamento: Gesù è sacrificato per la salvezza del popolo di Dio. L’agnello viene raffigurato  spesso con un’aureola, o con la croce, o lo stendardo della Resurrezione.

– Croce con Alfa e Omega. Catacombe di Santa Ciriaca, Roma

Già verso la fine del secondo secolo si sviluppa un’iconografia più narrativa, che attinge soprattutto dalle scritture: dell’Antico Testamento le più rappresentate sono ‘Daniele nella fossa dei leoni’, il ‘Peccato originale di Adamo ed Eva’, ‘Giona inghiottito dalla balena’, ‘Noè ed il Diluvo Universale’, il ‘Sacrificio di Isacco’ o i ‘Giovani di Babilonia salvati dalle fiamme della fornace’; e del Nuovo Testamento, la ‘Resurrezione di Lazzaro’, la ‘Moltiplicazione dei pani e dei pesci’ ed altri miracoli, ‘l’Ultima Cena’ o il ‘Buon Pastore’. Questi rappresenta Cristo Salvatore con la pecora sulle spalle, l’anima che Lui ha salvato. Gesù è il Pastore di tutti i suoi discepoli. L’orante è rappresentato con frequenza. E’ una figura vestita con una tunica a maniche lunghe e con le braccia alzate verso il cielo, in preghiera, intercedendo per chi resta, chiedendo “pietà” per i cristiani. Non mancano immagini della Natività, dei Re Magi o degli apostoli.

– Orante. Cubicolo della Velata. Catacombe di Priscilla, Roma

In alcuni casi, come nell’Ipogeo di Dino Compagni di Roma, scoperto nel 1955, datato IV secolo, troviamo affreschi che rappresentano temi biblici rappresentati con iconografie inconsuete, anche tratte dal repertorio mitologico. Tali rappresentazioni testimoniano la presenza, accanto a gruppi cristiani, di gruppi non ancora convertiti.

– Il peccato originale. Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, Roma

Per quanto riguarda le teniche utilizzate, troviamo dipinti, mosaici (dei quali ne restano solo poche tracce) o rilievi di sarcofagi. Le pitture non sono encausti ma solo affreschi e tempere, salvo eccezioni, giacché l’encausto richiede vari strati di intonaco che le pareti di tufo e pozzolana non potrebbero sostenere. I colori sono minerali e la tavolozza povera: predominano l’ocra gialla, il rosso e il verde; più raramente si trovano il minio e il cinabro e assai più raro il turchino. La pittura si distende su pareti e volte di cubiculi, sullo sfondo, nel sottarco e sulla fronte degli arcosoli. In alcuni casi anche negli ambulacri monumentali. Nel periodo più antico la decorazione è più semplice, tracciata rapidamente, dove le figure si rilevano da lontano mentre che da vicino sono più che altro macchie di colore. In questa fase pittorica possiamo collocare la famosa Madonna di Priscilla (seconda metà del II secolo, inizio III), che ha vicino un profeta (Balaam o Isaia), l’immagine di Maria più antica del mondo4.

– Il sacrificio di Isacco. Catacombe di Via Latina, Roma

Le tecniche pittoriche, così come l’uso dei colori, cambiano col passare del tempo. I colori più luminosi cedono il passo a tinte piu calde, rossi e gialli coriacei con larghe ombre scure. Ma poi, nel secolo IV risorge il gusto del colore.

Inoltre lo stile e i soggetti cambiano a seconda dell’ubicazione delle catacombe perché subiscono l’influenza della cultura locale. Se a Roma le catacombe sono influenzate da modelli pagani a Siracusa gli affeschi sono chiaramenti orientaleggianti. In quelle di Napoli, nelle quali si è continuato a seppellire fin verso il X secolo, sono evidenti le varie epoche: dall’ultima epoca pompeiana fino all’influsso bizantino per derivare poi in uno stile tutto campano.

– Frammento di lapide di una tomba. Catacombe di Priscilla, Roma

In quanto all’epigrafia, gli epitaffi sulle tombe più antiche registrano solo il nome del defunto, raramente accompagnato da quello del dedicante o dall’augurio di pace. Poi il formulario è andato arricchendosi di elementi onomastici, anagrafici, topografici (relativi al luogo di abitazione o di lavoro) e di formule augurali come ad es. vivas in Deo (vivi in Dio), requiescit in pace (riposa in pace), ecc.  Ricorrono anche titoli di merito (come martyr e confessor), altri liturgici, onorifici o cultuali (sanctus e beatus). Per i cristiani la data di morte veniva indicata come il dies natalis, il giorno di nascita alla vita eterna. Altre formule epigrafiche sono le acclamazioni come gli auguri di pace, o dedicati alla felicità celeste, o il refrigerium, l’augurio di partecipazione al convito celeste, ecc., e le orazioni, come le invocazioni dell’intercessione o le preghiere per il defunto. Il materiale utilizzato era in gran parte marmo. Solitamente era un artigiano specializzato, il lapicida, ad operare sul materiale: tuttavia in moltissimi casi non possedeva una cultura sufficiente per scrivere in lingua corretta, e diffusamente si riscontrano alterazioni fonetiche e morfologiche proprie del vernacolo.

– Monogramma di Cristo o Chrismon. Catacombe di San Callisto, Roma
– Monogramma di Cristo attorniato da una corona di alloro. Catacombe di Santa Sofia, Canosa di Puglia

Altro genere epigrafico si considerano i graffiti, prodotti dai visitatori sull’intonaco delle pareti presso i sepolcri venerati. Le abbreviazioni si crearono per guadagnare spazio e tempo, come per esempio per sospensione, trascrivendo le prime lettere della parola (con una sbarra trasversale), o per contrazione, cioè sopprimendo alcune lettere. Esistono anche abbreviazioni per assimilazione di elementi o con lettere intrecciate, da cui poi deriva il monogramma, il più famoso dei quali è il monogramma di Cristo5.

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1.- In greco pesce è ICTHUS (ιχθύς) che sarebbe l’acronimo di “Iesous Cristòs Theou Uiòs Soter” Gesù Cristo figlio di Dio salvatore (Gesù Cristo di Dio Figlio Salvatore).

2.- «Io sono la vite. Voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.» (Giovanni, 15, 5)  

3.- Apocalisse (22, 13): “Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine”.

4.- Quest’immagine, inoltre, proverebbe la presenza di un culto mariano già alla fine del II secolo o inizi del III, quando ‘ufficialmente’ fu introdotto nel 431 nel Concilio di Efeso, nel quale si proclama il dogma di fede che Maria è la “Madre di Dio”, in greco Theotókos.

5.- Il Chi Rho, conosciuto anche come monogramma costantiniano o eusebiano o chrismon, croce monogrammatica. È costituito essenzialmente dalla sovrapposizione delle prime due lettere del nome greco di Cristo, X (equivalente a “ch” nell’alfabeto latino) e P (che indica il suono “r”). Talvolta sotto la gamba della P si trova una S, ultima lettera del nome ‘Χριστός’ o appare insieme alle lettere alfa e omega e attorniato da una corona d’alloro, segno della vittoria.  

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Leggi anche: Le catacombe: Origine, sviluppo e declino; Le Catacombe: Morfologia; Le catacombe: il culto dei martiri; Le catacombe di Roma; Le catacombe d’Italia; Le catacombe nel mondo

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Le catacombe (2)- Morfologia

09 lunedì Giu 2025

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Arte, Storia

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arcosolium, catacombe, cryptae, cubiculum, fossori, Gallerie a graticola, gallerie a maglie larghe, gallerie a spina di pesce, loculo

– Arcosolio – Catacombe di Via Latina, Roma

L’accesso alle catacombe avveniva normalmente attraverso una ripida scala (descensus o catabaticum) discendente fino a 7-8 metri dal livello del terreno e proseguendo orizzontalmente anche per più di 200 metri. La scala poteva essere preceduta da altre strutture, come un vestibolo d’ingresso. Molto più raramente, ove la morfología del terreno lo consentiva, si poteva accedere alla zona ipogea attraverso un ingresso situato in piano o alle falde di una collinetta.

– Scala di accesso – Catacombe di San Callisto, Roma

Lo spazio veniva sfruttato al massimo scavando diverse gallerie, normalmente con pianta a “graticola” o “a spina di pesce”. Nel primo caso, ai lati di una galleria matrice, in asse o ortogonale alla scala, diramano ad angolo retto, affrontate, numerose altre gallerie; nel secondo, due ambulacri paralleli, posti ad una certa distanza e talvolta serviti da scale autonome, sono raccordati da trasversali ortogonali. A partire dall’età costantiniana viene anche adottato uno schema “a maglie larghe” finalizzato a consentire l’apertura sistematica di cubicoli, talvolta di grandi dimensioni. Ma non sono gli unici impianti. In zone di campagna o in centri minori gli impianti erano meno regolari, senza uno schema predeterminato perché spesso effettuati da maestranze meno esperte. Nelle catacombe di altre città d’Italia possiamo trovare  schemi “a gallerie parallele”, come nel caso di quelle di San Gennaro a Napoli.

C
– Planimetria Catacombe Vigna Cassia, Siracusa

Una delle caratteristiche delle catacombe cristiane rispetto a quelle non cristiane coeve risiede nella loro estensione: le prime sono più vaste. Inoltre sono già pianificate con la possibilità di apportare futuri ampliamenti. Lo sviluppo delle varie aree ipogee provocò col tempo il loro reciproco congiungimento, la creazione di quel fitto e continuo reticolo di gallerie – di quel “labirinto” – che caratterizza le catacombe nella loro fase più matura. A Roma, le oltre 60 catacombe sviluppano complessivamente circa 150-170 Km di gallerie. Non di rado le catacombe utilizzavano antiche cave di pozzolana in disuso. Le larghe e tortuose gallerie di cui si componevano si prestavano perfettamente ad essere trasformate in cimiteri con pochi lavori di adattamento.  Spesso venivano riutilizzati i cuniculi idraulici o erano anche riadattati ambienti funerari ipogei più antichi.

– Lucernario – Catacombe di Priscilla, Roma

La luce e l’aria filtravano attraverso dei pozzi verticali quadrati, chiamati lucernari. Questi pozzi inizialmente erano usati per estrarre la terra. Venivano anche usate le lucerne ad olio.

Le gallerie furono chiamate cryptae, termine che poi passò a indicare tutto il complesso sotterraneo. Normalmente avevano più livelli, con profondità che potevano arrivare fino a 30 metri, costituiti da lunghe gallerie strette e basse, dette ambulacri, di circa 2,5 metri di altezza e 80-120 cm di larghezza, intercomunicanti ai vari livelli tramite ripidi scalini.

-Galleria/ambulacro con loculi – Catacombe di San Callisto, Roma

Nelle pareti degli ambulacri sono scavate le tombe: i “loculi” con un’altezza di 40–60 cm e una lunghezza variabile dai 120 ai 150 cm, con il lato lungo a vista, e le “tombe a forno” (dette anche ‘grotticelle’), con il lato corto a vista. Le pila erano dei gruppi di defunti disposti in ordine verticale; fra le pila solitamente si seppellivano i bambini. In queste sepolture i corpi venivano avvolti in lenzuoli di lino. I loculi potevano ospitare anche fino a tre corpi, e non si trovano soltanto nelle gallerie, ma anche nelle cappelle e perfino nelle pareti delle scale. I più elevati sono quasi sempre i più antichi, perché a mano a mano e misuratamente si abbassava il livello dell’escavazione.

– Cubilculum – Catacombe di Priscilla, Roma
– Cripta dei papi. Catacombe di San Callisto, Roma

Gli ambulacri potevano essere intervallati, oltre che con loculi più comuni, anche con cubicoli (cubiculum), piccoli ambienti, tipo cappella, destinati ad ospitare le tombe di una famiglia o associazione, e con le cripte, contenenti solitamente la tomba di un martire, con la presenza di un altare consacrato. Alcune di queste “cappelle” erano destinate alle celebrazioni liturgiche, come se fossero vere e proprie chiese sotterranee. E potevano avere le forme più svariate: quadrata, rettangolare, poligonale, rotonda, absidiata…. I cubiculi, inoltre, accolgono anche tombe a mensa, chiuse da una lastra orizzontale e sormontate da un arco, una sorta di nicchia arcuata, dette arcosoli (arcosolium) e destinate ai nobili, ai martiri e ai Papi.

– Cubiculum con arcosolio, Catacombe di Sant’Agnese, Roma

Queste sono solo le tipologie di tombe più comuni. Ma ce ne sono molte altre, come quelle ‘a pozzo’, a ‘cassa mortuaria’, a ‘baldacchino’, a ‘finestra’ o a ‘kokhim’, queste ultime tipiche dei cimiteri sotteranei ebraici.

La tomba veniva chiusa ponendo della malta e una lastra di marmo o delle tegole di terracotta, sulle quali veniva inciso il nome del defunto, l’età e la data di morte, e a volte un’epigrafe religiosa o simbolica. Spesso accanto a queste tombe più umili venivano collocati oggetti particolari, dalla tipologia più svariata, come lucerne, piccoli recipienti di vetro o ceramica, monete, elementi di corredo personale (orecchini, braccialetti, collane, ecc.), giocattoli di bambini (bambole, campanelli), ecc.

– Lapide mortuaria che avrebbe chiuso un loculo. Si può leggere una frase dedicata al defunto/a “dulcissim parent duo et) – Catacombe di Domitilla, Roma

Nelle catacombe era fondamentale il lavoro dei fossores (o fossori), definiti per la prima volta nel 303, che si occupavano di seppellire i morti e di scavare le gallerie, gli ambienti e le tombe, e talvolta della vendita delle stesse. Ai più specializzati di essi era anche affidata la decorazione dei sepolcri e l’esecuzione degli epitaffi. I fossores vivevano di donazioni, ma in seguito seppero approfittare della propria posizione, ottenendo lauti guadagni scambiando privilegi, come quelli di essere sepolti vicini ad un martire.

Dal IV secolo in poi le catacombe cristiane, che già avevano dimensioni colossali con centinaia di migliaia di tombe, divennero proprietà della Chiesa di Roma che assunse la responsabilità della loro amministrazione. Con papa Damaso I (366-384) comincia un’epoca d’oro per i cimiteri cristiani di Roma, con lavori di abbellimento e di ampliamento nelle cripte dei martiri per facilitare l’ingresso di un sempre maggiore afflusso di visitatori. Dal pontificato di Sisto III (432-440) non si ha più notizia di compravendite di sepolcri, che furono definitivamente abolite con papa Gregorio Magno.

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Leggi anche: Le catacombe: Origine, sviluppo e declino; Le catacombe: iconografia ed epigrafia; Le catacombe: il culto dei martiri; Le catacombe di Roma; Le catacombe d’Italia; Le catacombe nel mondo

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Le catacombe (1) – Origine, sviluppo e declino

09 venerdì Mag 2025

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Arte, Reliquie, Storia

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Antonio Bosio, catacombe, Giovan Battista de Rossi, Incursioni barbare a Roma, martiri, papa Pasquale I, papa Zefirino, Persecuzioni

– Catacombe di Commodilla, IV secolo

Le catacombe cominciarono ad essere così chiamate nel III secolo d.C. sotto Diocleziano. E fu precisamente in occasione della sepoltura di San Sebastiano, dopo il suo martirio. Infatti fu portato in un cimitero fra il secondo ed il terzo miglio della Via Appia che precedentemente era un avvallamento usato dai romani per estrarre pozzolana.

Quindi pare che il termine derivi dal greco ‘katà’, sotto, presso, e ‘kymbe’ avvallamento, cavità, quindi ‘presso l’avvallamento’. Però è pure vero che ‘kymbas’ vuol dire anche piccole barche. Quindi in quei paraggi doveva esserci una qualche rappresentazione di due o più barchette. Forse un’osteria con quest’insegna. Il termine, pertanto, potrebbe significare ‘presso le barchette’.

Precedentemente si usava il termine cimitero (applicabile sia ai cimiteri sotterranei che a quelli sopra terra), dal greco ‘koimētérion’ (dormitorio) derivato dal verbo ‘koimáō’, ossia “dormire”, “riposare”, per sottolineare il fatto che per i cristiani la sepoltura è solo un momento temporaneo, in attesa della resurrezione finale.

In ogni caso il termine ‘catacombe’, che poi è stato applicato a tutti i cimiteri sotterranei cristiani e non, ha origine proprio in questo luogo della Via Appia, nelle catacombe prima ricordate per la memoria degli Apostoli Pietro e Paolo1 e poi definitivamente chiamate di San Sebastiano, che sono quasi adiacenti alle famose catacombe di San Callisto.

Catacombe ebraiche di Vigna Randanini, Roma
– Catacombe ebraiche di Villa Torlonia, Roma, II secolo – Affreschi con simboli ebraici

Ma facciamo un passo indietro perché è bene ricordare che questi cimiteri sotterranei non erano stati creati dai cristiani né essi ne facevano un uso esclusivo. Ne esistono anche di altre religioni. I primi ad usarli a Roma furono gli ebrei, perché rispondevano anche alla necessità di questa religione, come quella cristiana, di inumare i defunti perché rifiutavano la cremazione. Immediatamente dopo il primo periodo delle origini cristiane vi fu una netta separazione tra i sepolcreti ortodossi e quelli eretici. Ciò risulta evidente dalla presenza di affreschi o iscrizioni che escono dal ciclo iconografico che comunemente si ritrova nelle catacombe.

Ci sono anche i cimiteri sotterranei, chiamati sincretistici, appartenuti a pagani che accolsero dèi di altre religioni, oppure cristiani ancora inquinati di paganesimo. E poi ipogei più o meno vasti creati dagli Etruschi, dai Sabini e dagli stessi Romani, per restare nell’ambito romano e laziale.

– Catacombe di San Callisto, II secolo

Le catacombe erano anche la soluzione all’elevato costo dei terreni e la gran densità della popolazione, e ciò fu possibile perché a Roma il suolo è fatto soprattutto di tufo, un materiale molle, facile da scavare. Roma era quindi circondata da questi cimiteri (che ormai la città ha incorporato), perché la legge proibiva le sepoltura dei defunti dentro il recinto urbano. Molti terreni fuori porta furono comprati da persone danarose convertite al cristianesimo e poi destinati a cimiteri. Le catacombe furono poi usate anche come luogo per celebrare i riti funebri, gli anniversari dei martiri o, durante le persecuzioni, per celebrare l’eucarestia. I romani le conoscevano benissimo, anche se la ricca filmografia holliwoodiana, che ha origine in antiche credenze popolari, ci ha fatto credere che le catacombe erano un luogo segreto, dove i cristiani si nascondevano.

Le catacombe (o cimiteri con questa tipologia) si svilupparono soprattutto a Roma, circa sessanta, e altrettante nel Lazio. Ma ne esistono anche in altre città italiane e della conca del Mediterraneo, soprattutto dove ci sono terreni tufacei, cioè centro e sud Italia e nelle isole. Ma anche in altri paesi. In Italia, le catacombe si trovano soprattutto al sud, dove la consistenza del terreno è più tenace e, allo stesso tempo, più duttile allo scavo. La catacomba più a nord si trova nell’isola di Pianosa. Altre catacombe si trovano in Toscana (Chiusi), Umbria (presso Todi), Abruzzo (Amiterno, Aquila), Campania (Napoli), Puglia (Canosa), Basilicata (Venosa), Sicilia (Palermo, Siracusa, Marsala e Agrigento), Sardegna (Cagliari, S. Antioco). Nella conca del Mediterraneo, i cimiteri sotterranei più a sud si trovano in Nord Africa, soprattutto ad Hadrumetum in Tunisia.

– Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, II secolo

I cristiani cominciarono a usarle a partire dal II-III secolo d.C. con il pontificato di Papa Zefirino (199-217), che affidò al diacono Callisto, futuro pontefice, il compito di sovrintendere al cimitero ufficiale della Chiesa romana sulla via Appia, dove sarebbero stati sepolti i pontefici del III secolo. Prima di questa data, venivano seppelliti in cimiteri comuni, usati anche dai pagani, oppure in terreni privati intorno a sepolcri di famiglia di cristiani abbienti che poco a poco furono ampliati ad altri cristiani di famiglie più modeste. A questo periodo si riferiscono i nomi di alcuni cimetri o catacombe che ricordano i proprietari, i benefattori, come le catacombe di Priscilla o di Domitilla. I cimiteri sopra terra, o subdiali, occupavano un’area ben definita e recintata sotto la vigilanza e cura di un custode. I corpi, di regola, venivano orientati ad est. Le tipologie di sepolture potevano essere di diverso tipo: da quelle più lussuose (sarcofagi) a quelle più modeste, come i semplici monoliti.

Si può credere che fin dall’origine i cimiteri fossero messi in relazione con i luoghi di riunione presenti all’interno della città (domus ecclesiae), come avvenne certamente nel sec. IV, quando furono costituiti i titoli2. Nel sec. III, essendo divenuto grandissimo il numero dei cristiani, fu necessario avere dei cimiteri comuni, che furono sempre più grandi. I cimiteri privati continuarono tuttavia ugualmente, e restarono in uso anche durante le persecuzioni di Valeriano e Diocleziano, quando quelli comuni furono confiscati.

– Basilica di Santa Pudeziana, Roma, costruita sulla casa del senatore Pudente, che si trova nove metri sotto la basilica. Questa casa divenne una ‘domus ecclesiae‘ nel I-II sec e succesivamente uno dei 25 titoli di Roma, il ‘Titulus Pudenti‘. Secondo la tradizione, San Pietro fu ospitato in questa casa
– Basilica di Santa Pudenziana. Mosaico absidale

Le catacombe come cimiteri vennero usate fino al V secolo, quando la Chiesa ritornò a seppellire esclusivamente sopra terra o nelle basiliche dedicate a martiri importanti. Questo cambiamento concorda con la libertà di culto decretata nel 313 con l’Editto di Costantino, e soprattutto col trionfo definitivo del cristianesimo nel 394, dopo le leggi di Teodosio3. Sui cimiteri furono allora costruite in Roma delle basiliche, o si trasformarono in chiese le cripte sotterranee.  Da questo momento in poi, e fino all’800 circa, le catacombe cominciarono ad essere considerate come dei luoghi santi, autentici santuari dove i cristiani potevano visitare le tombe dei martiri uccisi durante le persecuzioni.

Nel VI secolo i papi Vigilio e Giovanni III restaurarono le catacombe dopo i danni causati dalla guerra greco-gotica. Altri lavori di restauro furono effettuati dai papi Adriano I e Leone III in seguito all’incursione dei Longobardi di Astolfo del 756 e quella dei Saraceni dell’846, che provocarono gravissimi danni, aggravati anche dal “lavoro” dei saccheggiatori4. Gli ultimi lavori di restauro furono un ultimo sforzo per conservare questi cimiteri per celebrarvi gli anniversari dei martiri. Sono ancora visibili molteplici graffiti, appartenenti a questo periodo, di preghiere o ricordi di riti compiuti, incisi da pellegrini sugli intonaci delle cripte. Ma il popolo romano aveva già perduto l’abitudine di frequentare i cimiteri sotterranei, e gli sforzi dei papi a nulla valsero. Poco a poco venivano trasportati in città vari corpi dalle catacombe, soprattutto di papi. Poi, nell’anno 817, papa Pasquale I, ordinó la traslazione intramoenia di 2.300 corpi santi che si trovavano nelle basiliche cimiteriali e nelle catacombe fuori le mura aureliane, per evitare la possibile profanazione da parte dei barbari che da tempo minacciavano l’assalto alla città di Roma, come già aveva fatto Astolfo, re dei Longobardi, a Pavia. Questi corpi santi furono quindi sistemati nelle chiese.

– Catacomba Anonima di Via Anapo, II secolo

Una volta tolti i corpi e le reliquie dalle catacombe, queste vennero abbandonate, salvo poche eccezioni. La vegetazione, le frane ad altro spesso ostruirono le entrate delle stesse e, con il tempo, se ne persero le tracce. Nel Medioevo nessuno sapeva più dove fossero. La scoperta casuale di una nuova catacomba intatta (quella oggi denominata Anonima di Via Anapo), avvenuta sulla via Salaria il 31 maggio 1578, fu salutata pertanto come un evento straordinario. Il rinvenimento provocò un risveglio di interessi tra gli studiosi dell’epoca, ma anche dei cosiddetti “corpisantari”, “operai spacializzati” che sottomisero la catacombe ad un sistematico saccheggio, in cerca soprattutto di reliquie di martiri.

Antonio Bosio5 (1575-1629) diede un grande impulso allo studio delle catacombe di Roma che furono oggetto di un’esplorazione sitematica. I suoi studi vennero ripresi e continuati da altri studiosi, soprattutto da Giovan Battista De Rossi6 (1822-1894) che è considerato il fondatore dell’archeologia cristiana. Nel 1852 Papa Pio IX creò, per una idea di Giovan Battista De Rossi, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra per “custodire i sacri cemeteri antichi per curarne preventivamente la conservazione, le ulteriori esplorazioni, le investigazioni, lo studio, per tutelare inoltre le più vetuste memorie dei primi secoli cristiani, i monumenti insigni, le Basiliche venerande, in Roma, nel suburbio e suolo romano e anche nelle altre Diocesi d’intesa con i rispettivi Ordinari”.

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  1. I corpi di San Pietro e San Paolo furono trasferiti dalle loro rispettive sepolture e nascosti temporaneamente in questo cimitero nel 258 sotto la persecuzione di Valeriano. Per ulteriori approfondimenti invito alla lettura dei segunti articoli: Le reliquie di San Pietro e Le reliquie di San Paolo
  2. Il titolo (titulus) indicava originariamente la tabella (di marmo, legno, metallo o pergamena) che, posta accanto alla porta di un edificio, riportava il nome del proprietario. Questo perché le prime adunanze dei cristiani si attuavano all’interno di edifici privati (domus ecclesiae). I tituli privati comprendevano, oltre alla sala cultuale e ai locali annessi per usi liturgici, anche l’abitazione privata. Successivamente nacquero i tituli di proprietà della comunità, che conservavano il nome del fondatore o del donatore della casa. (fonte Wikipedia)
  3. Editto di Tessalonica. Editto che dichiara il cristianesimo come religione ufficiale dell’impero, proibendo l’arianesimo e i culti pagani https://it.wikipedia.org/wiki/Editto_di_Tessalonica
  4. Questi saccheggiatori fornivano di reliquie soprattutto monasteri tedeschi. Sul contrabbando di reliquie del periodo post carolingio invito alla lettura dell’articolo: Deusdona: il più famoso ladro di reliquie di tutti i tempi
  5. A. Bosio. Roma sotterranea. Opera Postuma. Roma 1710
  6. G.B. De Rossi- La Roma sotterranea cristiana. Roma 1867; Bullettino di Archeologia Cristiana dal 1863; Inscripciones christianes urbis Romae VII saeculo antiquiores, 1861.

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 Leggi anche: Le catacombe: morfologia; Le catacombe: iconografia ed epigrafia; Le catacombe: il culto dei martiri; Le catacombe di Roma; Le catacombe d’Italia; Le catacombe nel mondo

Prossimo articolo: Le catacombe del mondo

Deusdona: il più famoso ladro di reliquie di tutti i tempi

08 mercoledì Mag 2013

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Storia

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àvari, Carlo Magno, catacombe, collezionisti di reliquie, culto delle reliquie, Deusdona, Eginardo, Fulda, Ilduino, Ludovico Pio, Lunisio, Magonza, Marcellino e Pietro, Mulenheim, periodo carolongio, Ratleco, Reliquie, Roma, San Marco, San Medardo, San Sebastiano, sassoni, Selingenstadt, Soissons, Storia, Teodoro, Teotmaro, traffico di reliquie, trafugazione di reliquie, translationes, Via Labicana

Deusdona, más famoso ladrón de reliquias de todos los tiempos            Puedes leer este artículo en español, abriendo este enlace
affresco Marcellino Pietro

I furti di reliquie non sono esclusivi del Medioevo ma trovano in esso la sua massima espressione. Non dimentichiamo che i più importanti luoghi di devozione e pellegrinaggi lo sono grazie ad una reliquia, spesso arrivata in circostanze poco chiare. Per citare solo uno degli esempi più clamorosi, ricorderemo le reliquie di San Marco, trafugate dai veneziani ad Alessandria d’Egitto nel IX secolo.

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