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Giuseppe Garibaldi ( 4.7.1807 – 2.6.1882) era mítico anche prima di morire. Era ‘l’uomo della Provvidenza’ destinato a compiere un’aspettativa che durava da venti generazioni: fare l’Italia. Il popolo lo adorava e in un certo senso egli ‘sacralizzava’ i luoghi dove passava. Transformava in reliquie quello che toccava attravaerso quello che chiamavano ‘il tocco’ di Garibaldi, a cui perfino gli si attribuivano proprietà taumaturgiche. Addirittura amministrava sacramenti. Insomma, si era creata una religione laica, basata sulla sua persona e sul suo anticlericalismo, che si sovrapponeva a quella ‘classica’ cattolica. L’eroe era quindi il centro di una religione politica garibaldina. Lui stesso alimentava questo culto distribuendo reliquie di sé: mantelli, camicie rosse, bende con gocce di sangue, ciocche di capelli, fotografie firmate, lettere manoscritte…. Aveva persino previsto, nei suoi testamenti, come continuare a distribuire queste sue reliquie, piú specificamente, le sue ceneri per creare luoghi di culto. Ma queste sue volontà non furono rispettate, come vedremo.
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