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El ajedrez de Carlomagno.                                                                           Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

Scaccheira

Chi ha fatto il pellegrinaggio a Santiago de Compostela seguendo il Cammino Francese dall’inizio, saprá che la prima tappa, non appena attraversati i Pirenei è quella che va da Valcarlos a Roncisvalle. Arrivati a Roncisvalle, dimenticandosi per un momento della stanchezza (siamo ancora alla prima tappa!) chi vorrà visitare la Collegiata di Santa Maria del XII-XIII secolo (antico ospedale per pellegrini) ed il suo museo, potrà ammirare lo splendido reliquiario collettivo chiamato la ‘Scacchiera di Carlo Magno’.

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Si tratta di una tavola di legno di noce rivestita d’argento e smalto traslucido. Ha una cornice decorata e all’interno racchiude 32 caselle che contengono reliquie rinchiuse sotto lastrine di cristallo di rocca. Queste, a loro volta, si alternano a 31 piastrine smaltate, a mo’ di scacchiera. Se a queste ultime aggiungiamo le 20 della cornice, avremo 51 piastrine di smalto. Piccole reliquie sono racchiuse nella caselle rettangolari non smaltate, con la corrispondente etichetta identificativa. La provenienza delle stesse è diversa. Le reliquie non sono in vista, meno il frammento del lignum crucis.

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Le  piastrine smaltate presentano tutto un programma iconografico il cui tema è il Giudizio Finale e la Redenzione dell’Umanità. Al centro, quindi, il Giudizio Finale, fra la Vergine e San Giovanni considerati  intercessori, e angeli con gli strumenti della passione. I prolegomeni del Giudizio, i morti che escono dalle tombe, gli evangelisti, gli apostoli, le sante Caterina, Margherita e Maddalena. L’Annunciazione completa il programma e in alto, fra San Giovanni Battista e Sant’Agostino è visibile un frammento della Vera Croce. Le piastrine della cornice rappresentano, invece, scene e profeti dell’Antico Testamento.

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La tradizione dice che fu un dono dell’imperatore Carlo Magno e che era di fattura islámica. In realtà, il reliquiario fu fatto a Montpellier nel XIV secolo, come rivela il punzone sul retro. Anche la grafia delle etichette, visibili sotto il cristallo di rocca, è caratteristica di quest’epoca.

Ma che c’entra Carlo Magno? Bhe, la storia offre lo spunto e poi la leggenda, diffusa attraverso il poema epico ‘La Chanson de Roland’, aggiunge il resto.

Targa RoncisvalleSecondo la storia, il 15 agosto del 778 Carlo Magno tornava dall’assedio di Saragozza e si dirigeva a Bordeaux. Un gruppo di Vasconi, che si erano uniti ai mussulmani, lo stava aspettando nel bosco di Ibañeta, nei pressi di Roncisvalle. Lì gli tesero un’imboscata che iniziò con un attacco alla retroguardia, che era la parte più debole. Fu una gran sconfitta dove morirono tutti i soldati di Carlo Magno, compreso suo nipote Orlando.

Ajedrez_templarioCarlo Magno era un grande appassionato degli scacchi. Racconta la leggenda che, per celebrare il suo compleanno, organizza una festa a Valcarlos e sfida un soldato franco a giocare una partita di scacchi. Il nome del soldato era Garìn ed era il miglior giocatore del regno. Per la partita, l’imperatore fa portare una splendida scacchiera, dono del governatore mussulmano di Barcellona. Si dice che la scacchiera era fatta di pietre e metalli preziosi e che aveva la proprietà di ammaliare tutti quelli che la guardavano. Se Garìn fosse stato il vincitore, l’imperatore gli avrebbe donato tutti i suoi territori da Aquisgrana fino ai Pirenei e gli avrebbe anche concesso la mano della sua figlia maggiore. In caso contrario, avrebbe pagato con la sua vita.

Durante la partita, l’umore e l’aspetto dei due giocatori cambiano progressivamente. Dopo un’ora Carlo si alza improvvisamente mandando per aria scacchi e scacchiera comprendendo immediatamente quello che stava succedendo. Aveva sentito il suono dell’Olifante (il corno) di Orlando che chiedeva aiuto. A sua volta Carlo Magno fece suonare tutti i suoi olifanti per far sapere a Orlando che sarebbe accorso.

Morte_di_RolandoFacendo un passo indietro, a Roncisvalle, Oliviero, fedele amico di Orlando, vide come arrivavano i saraceni e disse a Orlando di suonare il corno. Ma Orlando attese un po’ pensando che ce la poteva fare. Dall’alto i saraceni cominciarono a lanciare pietre per spaventare gli animali che precipitarono nel burrone con tutti i carri. Quando Orlando si rese conto della gravità del momento, essendo anche stato ferito a morte, suonò il corno con tanta forza che la terza volta gli uscì il sangue dalla bocca e dal naso. Perfino l’olifante si incrinò. Anche se Carlo Magno lo aveva sentito, era ormai troppo tardi. Cerca di distruggere la sua spada Durlindana, per evitare che finisse nelle mani del nemico, ma non ci riesce: non si rompe, nè si piega, nè si scalfisce. Prende l’olifante rotto e la sua spada e li nasconde fra il suo corpo e la terra. Durlindana in sé stessa era un reliquiario perché conteneva nell’elsa un dente di San Pietro, del sangue di San Basilio, alcuni capelli di San Dionigi e un lembo della veste della Vergine. Orlando muore.

estela RoldanQuando arriva Carlo Magno e vede il suo esercito sconfitto e decimato, Orlando e Oliviero morti, pianse amaramente e si pentì di essersi stato fatto ammaliare dalla scacchiera invece di essere stato nel campo di battaglia insieme a suo nipote. Era così desolato e contrito che decise di andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela per chiedere il perdono dell’apostolo. Carlo Magno portava una pergamena nella quale ogni sera scriveva tutti i peccati che man mano ricordava per confessarli al santo e chiedere il perdono. Quando arrivò davanti alla tomba di San Giacomo e tirò fuori la pergamena, vide che era bianca, come se non avesse scritto niente. Stava a significare che l’apostolo lo aveva già perdonato per il sacrificio che aveva fatto sopportando acqua e freddo, attraversando montagne e fiumi a piedi e per il suo pentimento.

monumento-roncesvallesPossiamo rivivere questa bella leggenda visitando Roncisvalle dove, oltre alla scacchiera di Carlo Magno, vedremo il monumento che ricorda la battaglia, eretto in occasione del XII centenario, il 15 agosto 1978, come recita la targa, e poi lo splendido passo pirenaico di Ibañeta-Valcarlos che immette in territorio spagnolo. Da notare che il toponimo Valcarlos ricorda Carlo Magno, la valle di Carlo, Vallis-Karoli.