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L’iconografia cristiana per secoli ha messo volto a Cristo, alla Madonna e ai santi più antichi creando così una specie di ‘ritratto tipo’ universalmente accettato dal quale gli artisti si scostavano poco. Quest’aspetto fisico è possibile che in parte risponda a dei dati che erano disponibili in alcune fonti, come per esempio sappiamo, dagli Atti di Paolo e Tecla, che San Paolo era basso e calvo: “…era un uomo di bassa statura, la testa calva, le gambe arcuate, il corpo vigoroso, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente, pieno di amabilità; a volte infatti aveva le sembianze di un uomo, a volte l’aspetto di un angelo1.

O altri dati, come per esempio l’età: San Pietro viene raffigurato sempre anziano, con barba bianca, mentre San Giovanni, che era il più giovane degli apostoli, viene sempre rappresentato imberbe, anche se fu il più longevo di tutti, morì a quasi cent’anni!!

La sembianza fisica che viene tramandata, però, non risponde solo ai possibili dati disponibili del personaggio, ma anche dalla carica emotiva, caratteriale e incluso estetica che il personaggio richiede, consona con il messaggio che vogliamo che trasmetta. 

E nonostante possano esserci differenze sul colore dei capelli o degli occhi, o altri tratti somatici, sapremmo riconoscere Gesù Cristo senza dubitare un secondo, alla semplice vista di qualsiasi rappresentazione del suo volto, di qualsiasi epoca, nonostante i cambiamenti che ha avuto il suo ritratto attraverso i secoli, che in definitiva dipendono dalla proiezione dell’epoca in cui fu creato, dalla zona geografica da dove irradiava il messaggio e da chi doveva riceverlo.

Però la tecnologia in questi ultimi anni avanza così velocemente da far sì che molti dei volti, che fino a poco tempo fa erano pura speculazione, adesso, attraverso varie tecniche di ricostruzione, possiamo finalmente sapere come erano in realtà.

E così molti studiosi hanno tentato di ricostruire i volti di importanti figure della storia, dei nostri antenati primitivi e, ovviamente, anche dei personaggi religiosi. E le tecniche sono varie: dalle ricostruzioni in 3D a partire dai resti ossei, soprattutto del cranio, a complesse ricostruzioni fotografiche, come quelle realizzate a partire dalla sindone. Molti altri dati vengono tenuti presenti per completare le ricostruzioni: l’epoca, la razza, l’ambiente in cui vivevano, status sociale, o altri dati disponibili del personaggio, come per esempio malattie, l’età della morte o l’analisi del DNA, dove sia reperibile, per determinare il colore degli occhi, della pelle e dei capelli.

Fra i santi famosi, abbiamo Maria Maddalena, il cui volto è stato ricostruito a partire dal teschio che se le attribuisce e che si trova a St. Maximin-la-Sainte-Baume (Francia) e resti dei capelli. In questo caso, nell’impossibilità di rimuovere il cranio dal suo reliquiario, gli esperti hanno analizzato i capelli e realizzato centinaia di foto per effettuare una ricostruzione tridimensionale. Questa ricostruzione venne portata a capo da un gruppo di paleontologi francesi dell’Università di Versailles diretti da Philippe Charlier nel 2017. Il risultato è quello di una donna magra, di circa 50 anni, di tipo mediterraneo con la carnagione e i capelli scuri e un prominente naso uncinato. Molto diversa da quanto siamo abituati a vedere nelle sue più svariate rappresentazioni artistiche. Che poi sia effettivamente Maria Maddalena è un altro paio di maniche, date le difficoltà, e le incognite esistenti, per ricostruire le reliquie della santa ed il loro periplo dalla Terra Santa fino ad arrivare in Francia2.

Anche il volto di Sant’Antonio da Padova è stato ricostruito3. E qui bisogna dire che le reliquie da cui sono partiti per la ricostruzione dovrebbero effettivamente essere quelle del santo. Nel 2012 il Museo di Antropologia dell’Università di Padova diede il via al progetto di ricostruzione del volto di questo santo, a partire dallo studio del suo teschio. Il risultato è quello non di un uomo emaciato e malato, ma paffutello e con aspetto salutare. La ricostruzione venne fatta mediante un modello digitale del cranio, creando con materiali sintetici una copia dello stesso. A partire dalla copia del cranio i chirurgi plastici ricostruiscono i muscoli del viso, con particolare attenzione per il naso e le labbra. Per il naso viene utilizzata una serie di proiezioni geometriche a partire dalle ossa nasali, mentre per le labbra si considera soprattutto lo stato di salute della dentatura. Questa tecnica fu sviluppata verso la metà del XX secolo dall’archeologo e antropologo russo Michail Gerasimov (1907-1970) e migliorata posteriormente da altri studiosi. Utilizzando tecniche più moderne, l’archeologo Luca Bezzi, membro della ‘Arc-team Archaeology” e specialista in ricostruzione 3D, creò un prototipo tridimensionale. Questa tecnica è conosciuta come FFR, acronimo inglese di Forensic Facial Reconstruction. Utilizzò anche tutta la documentazione esistente nella basilica, grazie alla collaborazione del Centro di Studi Antoniani. Contò inoltre con la collaborazione di Cicero Moraes, brasiliano e prestigioso specialista nel campo della ricostruzione facciale archeologica, collaboratore del laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università di San Paolo. Il busto ricostruito fu presentato il 10 giugno 2014 in un congresso a Padova e poi rimase esposto nella basilica per alcuni giorni. Quest’immagine non si avvicina molto a quella che siamo abituati a vedere in molteplici pitture o sculture.

Ricostruzione del volto di Sant’Antonio

San Nicola è un altro famosissimo santo, caro ai baresi ma anche a mezzo mondo, il cui volto è stato ricostruito. Lo ha fatto un gruppo di studiosi dell’Università di Liverpool nel 2004 utilizzando le reliquie presenti a Bari4. Per la ricreazione del suo volto è stata utilizzata la tecnologia 3D del Face Lab dell’Università di Liverpool, basata sullo studio del cranio attraverso una serie di fotografie a raggi X e misurazioni originariamente redatte nel 1950. Il risultato è un volto dalla pelle probabilmente olivastra e con il naso rotto.

Ricostruzione del volto di San Nicola

Poi c’è anche San Valentino, anche questo ricostruito da un team interdisciplinare dell’Università di Padova e dall’Arc-Team Archaelogy (Luca Bezzi e Cicero Moraes) insieme ad una altra decina di volti cattolici e altri personaggi storici. Molti sono i personaggi o candidati che rispondono a San Valentino5,  il famoso patrono degli innamorati, fra cui un vescovo di Terni. Reliquie di San Valentino sono sparse un po’ per tutto il mondo. I resti utilizzati per questa ricostruzione, realizzata da un gruppo di studiosi dell’Università di Padova, sono quelli conservati nell’oratorio di San Giorgio in Monselice. Ma, come nel caso di Maria Maddalena, no offrono un’alta garanzia di affidabilità.

Ricostruzione del volto di San Valentino

La scienza avanza a passi giganteschi con l’aiuto di strumenti sempre più sofisticati. Dare un volto a alcuni personaggi storici può essere importante in alcuni casi, in altri non aggiunge molto all’importanza degli stessi, come per esempio nel caso dei santi, o potrebbe addirittura essere controproducente, se il risultato dista molto dalle nostre aspettative. Non dobbiamo perdere di vista il fatto che il problema non è la ricostruzione in sé, le cui tecniche sempre più avanzate stanno riducendo al minimo il margine d’errore, ma l’autenticità dei resti dai quali si parte, che in molti casi è abbastanza dubbia, soprattutto in presenza di reperti molto antichi, controversi o non sufficientemente documentati.

1.- Atti di Paolo e Tecla, 1,3     2.- Consulta il mio articolo sulle reliquie di Maria Maddalena. 3.- Leggi anche: Sant’Antionio di Padova: i miracoli, le reliquie e.. la malavita. 4.- Per saperne di più leggi l’articolo sulle reliquie di San Nicola  5.- Leggi la storia di San Valentino e delle sue reliquie