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La Cámara Santa. In primo piano l’Arca Santa

Si trova nella Cámara Santa della cattedrale di San Salvador di Oviedo (Spagna). La Cámara Santa è così chiamata perché alberga molte reliquie, fra cui il Santo Sudario, su cui Reliquiosamente pubblicò un articolo, e opere d’arte di straordinario valore.

La tradizione legata all’origine dell’Arca Santa la fa risalire al secolo VII. Durante l’occupazione persiana di Gerusalemme da parte di Cosroe II (614), molte reliquie (fra cui il Santo Sudario) furono mandate dai cristiani della Palestina ad Alessandria d’Egitto. Poi, quando i persiani raggiunsero anche Alessandria, le reliquie furono mandate per mare nella penisola iberica, e furono consegnate al vescovo di Siviglia, e successivamente al vescovo di Toledo, Ildefonso, intorno al 657. Toledo in quel momento era la capitale del cristiano regno visigoto. Con la successiva invasione musulmana della penisola iberica, inizio del secolo VIII, solo un piccolo territorio del nord della penisola iberica ne rimase a salvo, le Asturie, territorio dove si rifugiarono molti cristiani visigoti. La tradizione legata all’Arca dice che per salvare queste, ed altre, reliquie dall’invasione musulmana, vennero messe in un’arca di legno e portate nelle Asturie. L’arca fu  inizialmente nascosta in un eremitaggio sul Monsacro, a pochi chilometri da Oviedo.

Arca Santa. Parte frontale prima del restauro

Secondo alcune cronache del XII secolo, intorno all’840 il re Alfonso II il Casto fece costruire all’interno del suo palazzo la Cámara Santa, dove successivamente fu portata l’Arca. Questo dato viene smentito da dati archeologici che invece fanno risalire la costruzione della Cámara Santa al re Alfonso III (866-910). Dal secolo XIV fa parte del complesso della cattedrale di Oviedo.

Le reliquie contenute nell’arca erano di diversa natura: bibliche (ossa di profeti); cristologiche (della vera croce, del sangue, del pane dell’ultima cena, della pietra del sepolcro, della tunica, e il famoso santo sudario); mariane (dei vestiti e del latte della vergine); apostoliche (di San Pietro, San Paolo, San Tommaso, San Bartolomeo, San Giacomo, Sant’Andrea e San Giovanni); di santi e martiri (una lunga lista).

La fama dell’arrivo di tutte queste reliquie ad Oviedo e anche la loro importanza (soprattutto il Santo Sudario) furono tali che molti pellegrini che si dirigevano a Santiago de Compostela si deviavano per andare a venerarle.

Arca Santa dopo il restauro

In occasione della visita del re Alfonso VI di León e sua sorella Doña Urraca ad Oviedo (1072), venne aperta l’Arca per scoprire tutti i suoi tesori (e farne l’inventario). Il verbale dell’apertura dell’Arca, una pergamena del secolo XII, racconta che nell’anno 1075 Alfonso VI presiedette l’apertura solenne dell’arca, alla presenza del vescovo Arias ed altri dignitari, e che stupito dalla quantità di reliquie che conteneva, ordinò che fosse ricoperta d’argento. Descrive, allo stesso tempo, in che circostanze l’Arca sarebbe arrivata ad Oviedo per sottrarla agli infedeli.

Secondo le cronache medievali, ‘Liber Testamentorum’1 e ‘Cronica Silense’2, ambedue del secolo XII, l’arca attuale non sarebbe l’originale, di legno di cedro, arrivata da Toledo, ma sarebbe stata sostituita da un’altra più grande, dopo la sua solenne apertura.

L’arca è di legno di rovere e misura 119x93x83 cm. Contrariamente a come più volte si è creduto, dovuto alla sua forma, non è stata usata come altare, se non in sporadiche occasioni.

Si tratta un’eccezionale opera di oreficeria del secolo XI realizzata in un laboratorio di León e la sua importanza divenne tale che diventò un oggetto di devozione in se stesso. Le lamine d’argento che la ricoprono sono lavorate con le tecniche del niello, del cesellamento, a sbalzo e dorate, con iconografia cristologica.

Arca Santa. Coperchio, prima del restauro. L’iscrizione in latino percorre, su quattro linee, tutto il perimetro

Coperchio dell’Arca Santa dopo il restauro (particolare)

Nella parte frontale è rappresentato un pantocratore, Cristo in maestà nella mandorla, con un gruppo di 6 apostoli ad ogni lato. Le parti laterali dell’arca sono decorate con scene della vita di Gesù. Il coperchio, oltre ad una rappresentazione del Calvario, presenta numerose iscrizioni in latino e arabo sui quattro bordi dello stesso. Quelle in latino (quattro linee scritte a spirale che percorrono tutta l’arca), costituiscono fondamentalmente una parte del verbale di apertura dell’arca del 13 marzo del 1075, con l’elenco delle reliquie che vi erano contenute. Quelle in arabo, in caratteri cufici, sono lodi a Dio, ma in realtà si tratterebbe di frasi copiate senza criterio da un artigiano cristiano che non conosceva l’arabo, riportate solo a fini ornamentali. Questo rispondeva a un certo gusto di quell’epoca, se pensiamo alla grande influenza musulmana che c’era in Spagna già da tre secoli.

Atrca Santa. Particolare del coperchio, dove possiamo vedere chiaramente l’iscrizione latina e quella araba in caratteri cufici

L’arca fu oggetto di alcune riparazioni nei secoli XVII e XVIII. Nel 1934 a causa di un’esplosione durante la rivoluzione, la Cámara Santa ne risultò danneggiata e anche l’Arca perse una parte della sua struttura, con differenti altri danni. Nel 1935 venne fatto un primo restauro mentre solo recentemente è stato oggetto di un intervento molto più profondo. Un minuzioso lavoro, terminato nel 2017, per il quale fu necessario smontare tutta la copertura d’argento per permettere di ricostruire e rinforzare la struttura di legno.

Studi più recenti hanno reso possibile ricostruire le vicende storiche legate a quest’opera e distinguere la tradizione dagli eventi realmente accaduti.

Secondo Isidro Bango Torviso3, l’arrivo dell’Arca ad Oviedo e le sue origini sarebbe una storia costruita ad hoc, materializzata nel documento del 1075, dal vescovo di Oviedo (1101-1130) Pelagio (consigliere di Alfonso VI) al fine di promuovere Oviedo come centro di pellegrinaggio e per aumentare il potere del monarca (e della diocesi). L’Arca sarebbe datata nel 1072. La lista di reliquie riportata nell’iscrizione dell’Arca coincide, più o meno, con quella descritta nel verbale dell’anno 1075 ma non con la lista realizzata nell’anno 1072, essendo quelle della lista del 1075 molto più numerose. Nel 1072, infatti, venne fatta una riorganizzazione del tesoro della cattedrale e il re, attraverso sua sorella Urraca, commissiona un gran reliquiario, degno di contenere le 30 reliquie che già esistevano. Altri documenti che contengono la lista delle reliquie, oltre al verbale del 1075, (Epistola de Valenciennes e Cronicón de Pelayo) enumerano un numero di reliquie (31) che non coincidono, per i due terzi, con quelle della lista del 1072, e che nella lista del 1072 ci sono due terzi di reliquie che non figurano nelle due liste precedenti. Nel verbale del 1075 il numero è di 67.

Quindi: nel 1072 viene costruita l’arca per contenere le reliquie esistenti nella cattedrale la cui origine è sconosciuta; questo dà adito alla costruzione e divulgazione di una storia intorno all’esistenza di un’arca preesistente che fu poi raccontata in due versioni simili ma che attingono da un unico documento; queste due versioni inseriscono parte delle reliquie che esistevano nell’arca del 1072 e ne aggiungono delle altre (vere o false). La cerimonia nella quale fu riaperta l’arca, nel 1075 è, invece, sicuramente autentica. Il re, di passaggio ad Oviedo, volle vedere le reliquie che conteneva l’arca che aveva patrocinato.

La falsificazione, distruzione e ‘ritocco’ di documenti era abbastanza normale nel Medioevo (e non solo) per legittimare il potere, conservare o aumentare determinati privilegi o tramandare ai posteri un’immagine ‘migliorata’. Quindi anche ai tempi di Alfonso VI le cose non erano diverse. Inoltre, non esiste nessun dato o documento che dimostri che sia esistita una venerazione dell’arca prima della fine del secolo XI.

In sede dell’ultimo restauro è stato anche possibile assegnare una datazione più precisa. Secondo gli studi realizzati da C. García de Castro Valdés,si tratterebbe di un progetto unitario realizzato, non nel 1072 (o 1075) ma intorno al 1090-1100, dove tutti gli elementi dell’arca, parte in legno e rivestimento d’argento, sono coetanei.

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1.Liber testamentorum, o Libro dei testamenti della Cattedrale di Oviedo (Liber Testamentorum Ecclesiae Ovetensis). Si tratta di un codice medievale conservato nella Cattedrale di Oviedo, e fu commissionato da Pelagio, vescovo di Oviedo dal 1101 al 1130    2.Cronica silense (o Historia legionensis), è una biografia inconclusa di Alfonso VI de León   3.– Bango Torviso, I.G. La Renovación del tesoro sagrado a partir del concilio de Coyanza y el taller real de orfebrería de León. El arca Santa de Oviedo (1072) – Anales de Historia del Arte, 2011 Volumen Extraordinario (2) 11-67     4.– C. García de Castro Valdés. El Arca Santa de la catedral e Oviedo. Fundación Santa María la Real, 2017