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San Giovanni Evangelista a Patmos. H. Bosch (1450-1516). Gemäldegalerie, Berlino

Aveva circa 10 anni meno di Gesù ed era il più giovane ma anche il più longevo degli apostoli. Nacque a Betsaida sul lato Tiberiade da una famiglia di pescatori abbastanza benestante. Era figlio di Zebedeo e di Salomè (probabilmente cugina della Madonna) e fratello di Giacomo Maggiore. Giovanni, ‘il discepolo che Gesù amava’, fu sempre presente nei momenti più importanti della sua vita: la trasfigurazione, con Pietro preparò l’ultima cena durante la quale sedette alla destra del suo maestro, la preghiera nel Getsemani, l’arresto di Gesù, la scoperta del sepolcro vuoto da parte di Maria Maddalena, … fu l’unico dei suoi discepoli presente sotto la croce. Si prese cura della Vergine fino alla sua morte, avendogliela affidata Gesù un attimo prima di morire.

Secondo gli Atti degli Apostoli, fu inviato in Samaria, dove già aveva predicato Filippo, a consolidare la nuova fede. Già verso il 52 lascia definitivamente Gerusalemme e parte per l’Asia Minore, per dirigere la chiesa di Efeso, dove in teoria già aveva abitato con Maria. La sua fama arriva anche a Roma. Con la salita al potere dell’imperatore Domiziano (81-96) vi fu una nuova persecuzione ai cristiani. Qui la tradizione, o la leggenda, è alquanto curiosa. Domiziano lo fa arrestare e portare alla sua presenza. Per prima cosa gli fa tagliare i capelli, per umiliarlo. Vista poi la sua grande fama di taumaturgo, gli fa bere un calice con un potentissimo veleno, che non ha nessun effetto sull’apostolo. Questo veleno è fatto subito dopo bere ad un altro condannato il quale muore istantaneamente. Però Giovanni lo resuscita. Quindi, nella zona di Porta Latina, lo fa immergere in una caldaia di olio bollente, dalla quale ne esce incolume. Quest’episodio è descritto soprattutto da Tertulliano1 e da San Girolamo2, oltre che dagli Atti di Giovanni. Domiziano, stupefatto, invece di condannarlo a morte, lo fa esiliare all’isola di Patmos.

Il luogo, Porta Latina, era stato scelto perché vi era un tempietto dedicato a Diana, dea che Giovanni ad Efeso (dove sorgeva uno dei più grandi templi del mondo dedicato a questa divinità, una delle sette meraviglie del mondo) aveva disprezzato, rifacendosi ad un passo dell’apocrifo Atti di Giovanni3.

“…in segno di vilipendio gli fu raso il capo, come si usava allora nel tormentare i maghi, e che alla pena dell’olio bollente dato al Santo, perché morisse, vi fu presente il senato con il console, e tutto il popolo romano. Fu al tempo di Domiziano e questo martirio viene riferito da Tertulliano colle parole: ‘L’apostolo Giovanni, dopo essere stato gettato entro l’olio bollente, e nulla avendo sofferto, venne relegato in una isola’. Anche San Girolamo racconta questo fatto..”4

Tempietto di San Giovanni in Oleo

A pochi metri dalla chiesa di San Giovanni a Porta Latina, quasi a ridosso della propria porta, un tempietto ottagonale indica il luogo esatto del martirio. Non a caso si chiama San Giovanni in Oleo. Questo tempietto già esisteva nel V secolo quando costruirono la vicina chiesa di San Giovanni a Porta Latina, ma non sappiamo quale fosse la struttura originale. Fu riedificato da Benedetto Adam Borgognone nel 1509, su progetto di Bramante e Antonio da Sangallo. Poi nel 1658 viene trasformato da Borromini ed arricchito di pitture di Lazzaro Baldi che illustrano il martirio dell’apostolo. All’interno troviamo anche un’iscrizione, come ricordo imperituro:

Targa che descrive il martirio di San Giovanni a Roma. San Giovanni in Oleo, interno

Martirii calicem  bibii hic Atleta Joannes / Principii Verbum cernere qui meruit / Verberat hic fuste proconsul, forfice tondet / Quem fervens oleum ledere non valuit / Conditur hic oleum, dolium, cruor, atque capilli / Quae consecraviurt inclita Roma tibi

(“Qui bevve il calice del martirio il campione della fede Giovanni, colui che meritò di discernere il Verbo del principio, qui per volere del Proconsole fu picchiato con il bastone e tonsurato con la pinza, colui che l’olio bollente non riuscì a ledere. Qui furono conservati l’olio, la giara, il sangue ed i capelli, le quali cose la celebre città di Roma ti ha consacrato”).

San Giovanni è immerso nell’olio bollente. L. Baldi (1624-1703). San Giovanni in Oleo

Per quanto riguarda le sue reliquie, possiamo riportare direttamente un testo di Totti. Secondo lui a Roma si conservano il

                “Calice, nel quale gli fu dato a ber’ il veleno e non fù offeso, catena con la quale fù condotto ligato a Roma; forsici che adopraron in tossarlo: & una camicia di lino, sono a S. Gio. Laterano. Caldaia, nella quale che essendo piena d’oglio bollente egli fù posto; dello stess’oglio, capelli e sangue che gli forsi n’vscì nel tossarlo troppo su’l viuo acciò tra’ capelli non ascondesse qualche anomalia. Sono queste cose tutte riposte nell’Altare ch’è nella cappella auanti Porta latina. Delle sue veste in S. Maria Campitelli, S. Gio. Laterano ed in altre chiese. Del sepolcro in S. Maria Traspontina che stillando manna n’hebbero S. Saluatore delle Coppelle, S. Maria Maggiore, e di Campitelli, S. Pietro in Vaticano & altre chiese.”5

Del sepolcro ne parleremo dopo. Tutte queste reliquie che sarebbero state presenti a Roma nel settecento, all’epoca della pubblicazione del citato testo di Totti, adesso sono praticamente irreperibili, salvo un cofanetto che conterrebbe parti della sua tunica, esposto nel Tesoro della Basilica di San Giovanni in Laterano. Giovanni Diacono (secolo X) dice che San Gregorio Magno l’ottenne e che fu custodita insieme ad un’altra veste, pure creduta del santo e ugualmente miracolosa ‘sub altaris Sancti Joannis in basilica Costantiniana’. Le forbici sono nominate nella ‘Tabula Magna Lateranensis6 come anche la catena con cui fu legato e portato da Efeso.

Cofanetto che conterrebbe parti della tunica di San Giovanni Evangelista. Tesoro della Basilica di San Giovanni in Laterano

Come dicevamo, San  Giovanni fu esiliato a Patmos (una delle isole del Dodecanneso), non lontano da Efeso, dove cominciò a scrivere l’Apocalisse. Quando l’isola fu incorporata nell’Impero Romano servì, come le altre isole dell’Egeo, come luogo di esilio per i prigionieri politici. Dopo la morte di Domiziano sale al trono Nerva (96-98), tollerante con i cristiani. Quindi Giovanni, verso il 98, è liberato e può tornare ad Efeso, dove scrive il suo Vangelo aiutato dai suoi discepoli. In questa stessa città muore, avendo circa 100, durante l’impero di Adriano.

Nel VI secolo Giustiniano fa edificare una basilica al posto della piccola chiesa costruita nel IV secolo sul sepolcro dell’apostolo ad Ayusuluk, molto vicino all’antica Efeso. Successivamente fu trasformata in moschea dai musulmani e poi distrutta nel XV secolo dalle truppe di Tamerlano. Nel XIX secolo cominciarono degli scavi che, in più riprese, riportarono alla luce parti della basilica, mosaici ed anche quello che viene considerato il sepolcro dell’apostolo, del quale praticamente non rimane nulla. In questo sarcofago vi erano tre fori da dove usciva una polvere bianca, che gli abitanti della zona chiamavano “manna”. Questo fenomeno si verificava tutti gli anni, non appena si iniziava la preghiera alla vigilia della festa di San Giovanni e questa aveva poteri taumaturgici, quasi miracolosi. Sarà questa la manna di cui ci parla Totti, che arrivò fino a Roma?

Grotta dell’Apocalisse. Patmos
Grotta dell’Apocalisse, Patmos. Particolare

Questo però non è attualmente un luogo di pellegrinaggio come lo è, invece, la ‘Grotta dell’Apocalisse’ a Patmos, situata fra i villaggi di Skala e Chora. E’ una grotta grande circa 7 metri x 6 e alla quale si accede salendo 43 ripidi scalini. Questa viene indicata come dimora dell’apostolo durante il suo esilio. Nel 1999 fu dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, insieme al vicino Monastero di San Giovanni. Secondo la tradizione, all’interno della grotta, in prossimità della volta, si sarebbe spaccata la roccia e che da lì, da tre spaccature più piccole, Dio rivelò a Giovanni l’Apocalisse (questa parola in greco significa ‘rivelazione’) che Giovanni, a sua volta, dettò al suo discepolo Procoro. Nell’XI secolo la grotta venne trasformata in luogo di culto dal Beato Cristodulo, fondatore anche del monastero di San Giovanni, e da allora migliaia di fedeli da ogni parte del mondo vengono a visitarla.

Non appena si entra nella grotta si vede in fondo un iconostasi con varie icone, fra cui quella della rivelazione dell’Apocalisse, quella di San Cristodulo, della Vergine con gli apostoli e quella di San Giovanni con il suo discepolo Procoro intento a scrivere. A destra una grata protegge il posto dove, secondo la tradizione, l’apostolo si riposava. Un’auerola d’argento evidenza il luogo in cui Giovanni appoggiava la testa e il piccolo foro ovale con la cornice d’argento sarebbe dove lui metteva la mano per rialzarsi. Una sporgenza sulla parete rocciosa, a mo’ di leggio, dove attualmente è appoggiato un Vangelo, sarebbe dove il suo discepolo scrisse l’Apocalisse.

Giovanni fu l’unico degli apostoli che non morì martirizzato ma di vecchiaia. Nell’apocrifo ‘Gli Atti di Giovanni’ la modalità della sua morte cambia a seconda delle sue diverse versioni: 1) avvolto da una luce abbagliante e dalla sua tomba ne esce la manna, come accennato sopra; 2) muore dicendo “La pace sia con voi fratelli”; 3) il mattino seguente alla sua morte i discepoli trovano solo i suoi sandali essendo sparito il corpo. Questo fece pensare, durante un certo periodo di tempo, che Giovanni fosse stato assunto in cielo, come dimostrano alcune famose opere d’arte. Ma questa ipotesi non fu in seguito riconosciuta e accettata dalla tradizione cristiana.

Assunzione di San Giovanni (1310). Giotto. Cappella Peruzzi, Basilica di Santa Croce, Firenze

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1.- La prescrizione contro gli eretici,  cap. XXXVI, 83-84 2.- Commento al Vangelo secondo Matteo, 20, 22 3.- Atti di Giovanni, Cap XXIII 4.- Piazza, Carlo Bartolomeo. Eorterologio, ovvero le Sacre stazioni Romane e feste mobili. Roma, 1858. 5.- Totti, Pompilio. Ristretto delle grandezze di Roma. Roma 1637 6.- Per conoscere il testo della ‘Tabula Magna Lateranensis’ consulta l’articolo ad essa dedicato

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