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Si trova nella basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, a pochi passi dopo aver attraversato la soglia della stessa. E’ una pietra di marmo rossastro e verrebbe identificata come la pietra sulla quale depositarono Gesù per prepararlo per la sepoltura, secondo il rito dei Giudei, come lo conferma anche Giovanni nel suo Vangelo:

“Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre. Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei. Nel luogo dov’egli era stato crocifisso c’era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.” (Gv. 19,38-42)

Secondo la tradizione, la pietra dell’unzione fu portata da Gerusalemme ad Efeso da Maria Maddalena, dove era oggetto di venerazione e dove rimase fino al XII secolo. Però non c’è documentazione su questa reliquia prima del periodo crociato, più precisamente prima del regno di Emanuele Comneno (1143-1180), quando questi la fece portare da Efeso a Costantinopoli. Fu inizialmente depositata nella Cappella della Vergine di Pharos1 e dopo la morte dell’imperatore sarebbe stata collocata nella Chiesa di San Michele Arcangelo nel Monastero del Cristo Pantokrator, vicino al sarcofago del sovrano. Infatti, secondo Niceta Coniata, scrittore e storico bizantino e contemporaneo di Emanuele Comneno, vicino alla sepoltura dell’imperatore si trovava una pietra rossa che si trattava della pietra su cui era stato adagiato Gesù dopo la deposizione dalla croce.2 Probabilmente fu distrutta durante l’assedio, e la caduta, di Costantinopoli da parte di Maometto II nel 1453. O forse trafugata durante il saccheggio della città durante la IV Crociata nel 1204, insieme a tantissime altre reliquie e opere d’arte, e poi portata chissà dove. La cosa certa è che non si sa esattamente che fine abbia fatto, perché quella che attualmente è nella basilica del Santo Sepolcro sarebbe un simulacro, a sua volta restaurata nel 1810 a causa della caduta di un pilastro provocata dall’incendio del 1808.

Nonostante ciò è sempre circondata da persone che pregano, o che la ungono con balsami o altri olii aromatici, in ricordo di quelli usati sul corpo di Cristo. Strofinano rosari o altri oggetti su di essa, come del resto fanno sulla roccia del Calvario. Misura circa 2,50 m x 70 cm. ed è incassata in una cornice di marmo che la rialza da terra 30 cm, con agli angoli quattro pomi dorati. Su di essa pende una fila di otto lampade votive ed è fiancheggiata da alti candelabri. La pietra appartiene alle Comunità dei Francescani, degli Armeni e degli Ortodossi

Cristo morto. Andrea Mantegna, 1483 ca. – Accademia di Brera, Milano

Gli antichi pellegrini la descrivevano come una lastra rossa con macchie bianche simili a gocce di cera. Il fatto che la pietra sia meravigliosamente riprodotta nel quadro di Mantegna ‘Cristo morto’, conservato nella Pinacoteca di Brera, ha indotto molti a pensare che probabilmente il pittore l’avesse dipinta dal vero. Oppure che Mantegna avesse sentito parlare delle caratteristiche della pietra, che in quel momento era famosa a Mantova, e avesse preso come modello la ‘pietra veronese’, le cui screziature sono rosse e fanno pensare al sangue versato e alle lacrime di Maria Maddalena che, secondo la tradizione, avrebbero formato le macchie bianche. L’opera sarebbe stata realizzata verso il 1483 in occasione dell’arrivo a Mantova di un frammento della Pietra dell’Unzione portata da Paolo Arrivabene da Canneto, custode di Terra Santa fra il 1481 e il 1484, come confermato da questi in una lettera indirizzata al marchese Federico Gonzaga, scritta prima di partire da Gerusalemme. Però questo frammento, non si sa di quale grandezza, che nasconderebbe Mantova in qualche posto, nessuno sa dove sia.

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1.- La cappella della Vergine di Pharos faceva parte del complesso del Palazzo reale degli imperatori bizantini, il Palazzo Bucoleone. In essa si custodivano molte importanti reliquie.  2.- Niceta Coniata. Grandezza e catastrofe di Bisanzio, Libro VIII, (7,6).