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Camino de Santiago, Capasanta, Codex Calixtinus, Concheros, Finisterre, San Giacomo il Maggiore, Santiago de Compostela, Santiago el Mayor, signum peregrinorum’, Venera, Vieira
Più precisamente la capasanta o conchiglia di San Giacomo (Pecten jacobaeus), ossia ‘pettine giacobeo’, in spagnolo (o galiziano) conosciuta comunemente come ‘vieira’ o in linguaggio più erudito ‘venera’. Il suo nome latino fa chiaramente riferimento al legame di questa conchiglia con l’apostolo, come anche in francese, Coquille Saint-Jaques, o in tedesco Jakobsmuschel. In italiano, la ‘cappa santa’ è conosciuta anche come ‘pettine di San Giacomo’.
Il termine ‘vieira’ che deriva da ‘venera’, viene dal latino ‘veneria’, derivato da Venus,-eris, la dea romana dell’amore. Una delle rappresentazioni più famose di questa dea, è il dipinto di Botticelli, “La nascita di Venere”, dove la dea nasce dal mare su questa conchiglia. L’associazione fra Venere e la conchiglia viene da tempi molto antichi. Con il tempo sorge il parallelismo cristiano: la dea nasce dall’aqua marina come l’anima cristiana nasce dall’acqua del battesimo.
Ma prima ancora del cristianesimo, la conchiglia era una sorta amuleto pagano usato per propiziare la fertilità e proteggersi da malattie e sortilegi. Era anche vincolata a riti sacri, nelle offerte agli dei in vari tipi di cerimonie, come libazioni o sacrifici.
La Chiesa cattolica ha associato la conchiglia con il sacramento del Battesimo (la conchiglia metallica viene usata tuttora dal sacerdote per versare l’acqua sul capo), trasformandola definitivamente in un simbolo, o un mezzo, di purificazione e rinascita. E parallelamente come il battesimo, il pellegrinaggio è legato a un significato di rinascita spirituale, di purificazione e cammino interiore
Ma perché è il simbolo del pellegrinaggio (‘signum peregrinorum’) giacobeo? Le risposte sono varie. Le striature, o nervature, di questa conchiglia a forma di ventaglio, che convergono in un unico punto, simboleggiano i vari perscorsi che i pellegrini possono intraprendere. Infatti questo pellegrinaggio ha molti percorsi ‘ufficiali’ a seconda di quale sia il il punto di origine del pellegrino.
Ma anche la generosità: le scanalature ricordano infatti le dita di una mano aperta, pronta a donare, simboleggiando l’obbligo della carità e delle opere di bene che il pellegrino deve compiere lungo la via.
Esiste anche una leggenda legata alla figura dello stesso San Giacomo il Maggiore (Santiago el Mayor, in spagnolo). Dopo la sua decapitazione in Palestina, nel 44 d.C., i discepoli trasportarono il suo corpo in una barca verso la penisola iberica, dove la tradizione dice che aveva predicato il Vangelo, e approdarono in Galizia, nella zona di Iria Flavia, attuale Padrón. Si narra che quando la barca si stava avvicinando alla costa, dove si stava celebrando un matrimonio, questa stava per essere investita dalle onde. Lo sposo, vedendo la barca in difficoltà, prese il suo cavallo e si lanciò ad aiutare. Ma fu inghiottito dalle acque insieme al cavallo. Però nell’ultimo momento il cavaliere invocò l’aiuto del Cielo e, per intercessione dell’apostolo, cavaliere e cavallo riemersero e giunsero a riva, ricoperti di conchiglie di capasanta.
Un altro miracolo, narra di un cavaliere della Puglia che aveva un malattia alla gola. Un pellegrino che era tornato dal pellegrinaggio a Santiago portava con sé la conchiglia. Questa fu applicata sulla zona malata, e il cavaliere guarí immediatamente.
Questi due miracoli sono narrati nel Codex Calixtinus, il codice medievale più famoso del pellegrinaggio giacobeo, realizzato nel XII secolo. È formato da cinque libri nei quali troviamo testi liturgici, tradizioni, miracoli e memorie del percorso. Nel quinto libro descrive i Cammini di Santiago in Francia e in Spagna, con tutte le tappe, come una sorta di “guida turistica” del tempo. Descrive anche come, i pellegrini dell’epoca, giunti a Santiago, cucivano la conchiglia sulla tesa del cappello, sul mantello o la portavano appesa al bastone, che ricevevano insieme a un documento, attestando ambedue la riuscita dell’impresa.
Il Codex Calixtinus, non creó quindi la conchiglia come simbolo del Cammino, però svolse un ruolo fondamentale, nel fissare, per scritto, l’associazione miracolosa e taumaturgica di questa con Santiago. Diciamo che la ufficializzó. Quindi già esisteva l’uso della conchiglia nei primissimi pellegrinaggi che poco a poco presero il via in modo spontaneo a partire dal IX secolo, quando fu scoperta la tomba dell’apostolo, nei pressi del luogo del naufragio, dall’eremita Pelagio. Il Cammino ricevette poi un grande impulso nel secolo XII, proprio grazie al Codex Calixtinus e al Monastero di Cluny.
Una volta adottato ‘ufficialmente’ quest’emblema accenneremo alla gran importanza che ebbe la vendita di questo simbolo, oltretutto regolata e protetta da bolle pontificie per evitare la concorrenza esterna. Intorno al 1200 il diritto di vendita di questo simbolo era concesso a cento negozi, ventotto della Chiesa e settantadue di ‘Concheiros’ (Congligliai). I pellegrini che arrivavano a Santiago la compravano nei negozi ‘autorizzati’, solitamente adiacenti alla cattedrale. Il commercio della conchiglia e la sua riproduzione fatta dei più diversi materiali e misure (gioielli, souvernirs, oggetti di ogni tipo…) , divenne sempre più florido, e continua a gonfie vele.
Quindi a grasso modo sappiamo il perché la conchiglia è il simbolo di questo pellegrinaggio. Invece è difficile stabilire da quando e da chi, o il come. No esiste una risposta precisa, però pare logico pensare che la tradizione si sia consolidata poco a poco tra coloro che facevano il pellegrinaggio. Oltrettutto era facile trovarla in quella zona, ed era anche utile per bere.

La tradizione immutata sin dal XII secolo vuole che Il pellegrino che arriva a Santiago debba continuare fino a Finisterre (Fisterra in galiziano), il luogo così chiamato dai romani (finis terrae) perché è dove la terra finisce, l’estremo ovest dell’Europa, dove veramente termina il Cammino, compiendo un rito simbolico di morte e resurrezione: il sole che tramonta nell’Atlantico rappresenta la morte, e la sua successiva ricomparsa simboleggia il rinnovamento spirituale. Lí si abbandonano gli scarponi, fedeli compagni di viaggio. Oggi, sul luogo, ne troviamo anche un paio scolpiti in bronzo… anzi adesso, solo uno, l’altro è ‘sparito’ … Inoltre, lí potevano raccogliere anche la conchiglia, prova del cammino compiuto.
Se anticamente portare la conchiglia serviva anche per distinguere i pellegrini che avevano portato a termine il percorso da quelli che ancora non erano arrivati a Santiago, attualmente la portano tutti indistintamente.

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Per saperne d più su questo pellegrinaggio invito alla lettura dell’articolo : Camino de Santiago: il pellegrinaggio di moda.











