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Possibile ricostruzione del complesso del Gran Palazzo di Costantinopoli, il Boukoleon, all’interno del quale si trovava la chiesa di Nostra Signora del Faro

Dall’864 al 1204 è stata la più importante chiesa-reliquiario di tutto il mondo cristiano, sotto l’egida dell’impero bizantino.

Si trovava nella parte meridionale del Gran Palazzo di Costantinopoli, il palazzo Boukoleon, e deve il suo nome ad una torre faro (pharos) che sorgeva accanto ad esso. Aveva una posizione strategica nell’ambito del complesso del palazzo reale, infatti era molto vicino agli appartamenti reali e alla sala del trono, il Chrysotriklinos (Camera dorata). Fungeva da principale cappella palatina degli imperatori bizantini e conteneva un’enorme collezione di reliquie che erano l’invidia di tutto il mondo cristiano, intorno a 3.500, legate a centinaia di santi, oltre a quelle più importanti e preziose che erano quelle legate alla passione di Cristo. Questa cappella era parte di una serie di templi sacri all’interno del complesso del palazzo. Fra questi, la cappella dedicata a Sant’Elia e Clemente e quella intitolata a San Demetrio, comunicante con quella del faro attraverso una porta. 

Si ritiene che la sua costruzione risalisse al secolo VIII e fu lo scenario delle nozze del futuro imperatore Leone IV (775-780) con Irene di Atene. Fu ricostruita e ridecorata dall’imperatore Michele III alla fine del periodo iconoclasta, che durò dal 726 all’842. A partire da questo momento la ricerca ed il recupero di reliquie, soprattutto dai territori conquistati dai musulmani, divenne incessante per cui la collezione, con il tempo, si ingrandì notevolmente. Già alla fine del secolo XII, dovuto all’importanza delle reliquie che albergava, come la Corona di Spine o il Mandylion1, veniva descritta da Nicola Mesarite, skeuophilax2 della chiesa, come un’immagine simbolica della Terra Santa e uno spazio liturgico dove la salvezza è possibile, assimilandola a “un altro Sinai, una Betlemme, un Giordano, una Gerusalemme, una Nazareth, una Betania, una Galilea, una Tiberiade, [….] un Calvario”3. Queste reliquie erano mostrate ai visitatori di alto rango, ma anche ai numerosi pellegrini che arrivavano da molte parti del mondo.

Rovine del palazzo Boukoleon, Istambul

Durante il saccheggio di Costantinopoli per opera dei crociati nella Quarta Crociata (1204), e l’occupazione del palazzo di Boukoleon da parte di Bonifacio di Monferrato, re di Tessalonica, le reliquie che non furono saccheggiate passarono al nuovo imperatore latino, Baldovino I. Questi, a sua volta, ne vendette alcune delle più importanti, fra cui la Corona di Spine, per salvare una grave crisi economica.4

Nel 1200 circa, Nicola Mesarite fece un elenco delle dieci più importanti reliquie della passione contenute nella cappella: la Sacra lancia, i Sandali di Cristo, la Corona di Spine, il Sacro Chiodo, il Manto di porpora che i soldati romani fecero indossare a Gesù per schernirlo, la Canna utilizzata dai soldati per infilzare la spugna, un frammento della Lapide del Sepolcro di Cristo, il Sudario di Cristo, la Tovaglia usata da Cristo nella lavanda dei piedi (il Lention), i Ceppi con cui fu incatenato.

Una delle descrizioni della cappella e del suo contenuto la fece Robert de Clari, cronista della crociata. Fu quindi una delle ultime, prima del saccheggio del 1204. Descrive la magnificenza del palazzo Boukoleon e le sue ricchezze. Almeno trenta cappelle grandi e piccole erano presenti nel suo recinto, fra le quali una era chiamata la Santa Cappella, per le reliquie che albergava. Descrive due recipienti d’oro che pendevano nel mezzo della cappella da due grosse catene d’argento: in uno c’era una tegola (si riferisce al keramidion)1 e nell’altro un pezzo di tela con l’impronta del viso di Cristo (si riferisce al Mandylion), essendo queste reliquie le due immagini miracolose, non dipinte da mano umana, che descrive anche Nicola Mesarite. Ma la lista di Mesarite non era completa, nemmeno rispetto alle reliquie più importanti. Le descrizioni fatte da diversi pellegrini completano questa lista. Fra l’XI secolo e il XIII ci sono stati più di quindici diari di viaggio, alcuni contenenti l’elenco delle reliquie più importanti ed altri descrizioni più complete, come per esempio quella del pellegrino Antonio di Novgorod, o quella del citato Robert de Clari. Quest’ultimo menziona due grandi pezzi della Vera Croce grandi come la gamba di un uomo. C’era anche una fiala con il Sangue di Cristo, la Tunica, una parte della Sacra Spugna, il Maphorion (il velo) della Vergine Maria, la sua cintura e le sue scarpe, varie reliquie di San Giovanni Battista e la lettera di Cristo ad Agbar V di Edessa.

Costantino Porfirogenito (913-959) descrive nel suo De Cerimoniis i riti che si celebravano nella Cappella del Faro, e anche quelli in onore delle reliquie. Queste erano specialmente venerate in determinati giorni dell’anno, specialmente nella Settimana Santa. Un rito molto importante era quello celebrato la domenica dell’Esaltazione della Santa Croce, quando l’imperatore si riuniva nella cappella del Faro con i suoi amici per venerare la Vera Croce. Lo stesso rito si celebrava quando una domenica di quaresima coincideva con la festa dell’Annunciazione. Dopo il Mattutino del 1º agosto, nella Festa della Processione del Venerabile Legno della Vera Croce, l’imperatore baciava il reliquiario della croce che veniva mostrato durante la venerazione della Croce, e successivamente la croce veniva estratta dal reliquiario per la sua adorazione. La Sacra Lancia era specialmente venerata durante la settimana di passione e mostrata alla venerazione il Venerdì Santo. La domenica l’imperatore partecipava alla liturgia con ospiti speciali. I canti venivano fatti dagli eunuchi di palazzo e dal ‘sacerdote imperiale’ (basilikos kleros).5

La cappella della Vergine del Faro ispirò la costruzione della Sainte Chapelle di Parigi, che a sua volta ispirò la cappella della Santa Croce nella fortezza di Karlstejn di Praga, costruita da Carlo IV, imperatore del Sacro Romano Impero6.

Parte della mappa (ricostruita) del Gran Palazzo di Costantinopoli, Boukoleon. Il nº 37 corrisponde a Nostra Signora del Faro5

Purtroppo la cappella non sopravvisse all’assedio latino della città quando fu devastata e saccheggiata e non più ricostruita. Non sono state trovate le sue rovine e la sua ubicazione esatta può essere solo dedotta dalle fonti scritte, così come il suo aspetto esterno ed interno. Una delle più importanti di queste fonti è la decima omelia del patriarca Fozio in occasione della consacrazione della chiesa nell’864. Ma anche testi dei già citati Robert de Clari e Nicola Mesarite. La chiesa era piccola e a croce inscritta, con tre absidi, la cupola sorretta da quattro colonne, un nartece e un atrio davanti alla cupola. La sua decorazione era estremamente ricca ed esteriormente era rivestita di marmo bianco. I muri interni erano rivestiti di marmi policromati e mosaici, così anche il pavimento. Le parti non ricoperte di marmo lo erano con oro e argento. I capitelli erano decorati con argento e un collarino d’oro. Il ciborio era a forma di piramide e sostenuto da quattro colonnine d’oro e d’argento. Anche l’altare e le porte del santuario erano d’argento. C’erano due colombe sospese sull’altare maggiore con le ali ricoperte di perle e smeraldi, che sorreggevano nel becco croci, anch’esse di perle. Le altre croci erano d’oro e tempestate di pietre preziose. La chiesa intera sembrava un prezioso gioiello5.

Il programma iconografico di Nostra Signora del Faro fu il primo ad apparire in una chiesa dopo il periodo iconoclasta. C’era un’immagine di Cristo nella cupola e al di sotto un corteo di angeli e nell’abside principale la Vergine Maria con le mani stese sui fedeli e l’imperatore. Il resto degli spazi era occupato dalle immagini di apostoli, martiri, profeti e patriarchi.

Reliquiario che conteneva un frammento della pietra del Santo Sepolcro – XI secolo. Museo del Louvre

A seconda delle ricorrenze, le reliquie venivano temporaneamente trasferite a Santa Sofia, al palazzo Blacherne7 o ad altre parti del palazzo reale e/o portate in processione. In queste occasioni venivano collocate in preziosi contenitori che l’imperatore stesso portava in mano. Potevano anche essere portate nelle campagne militari, come forse nel caso della stauroteca di Limburg. In questi casi il Cubicularios (attendente di camera) precedeva l’imperatore e portava la stauroteca appesa al collo. Era seguito da portatori normali che inalberavano una croce processionale che conteneva un piccolo frammento della Vera Croce.

Oggigiorno l’unico reliquiario che si conserva della Chiesa del Faro è esposto nel Museo del Louvre. Si tratta di un astuccio d’argento dorato del secolo XI, fatto appositamente per albergare un frammento della pietra del Santo Sepolcro. Nella parte frontale presenta le donne che portano gli unguenti al Sepolcro, la cui porta trovano aperta con la presenza di un angelo che mostra loro il sepolcro vuoto. Nel reverso, un coperchio scorrevole decorato con una croce e varie iscrizioni.

Tutte le reliquie presenti nella Cappella del Faro erano mostrate ai fedeli, tranne il Mandylion, che rimaneva sempre chiuso nella sua custodia.

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1.- Per saperne di più sul Mandylion ed il Keramion rimando alla lettura dell’articolo “Le sante immagini acheropite: il Mandylion di Edessa, l’archetipo di tutte le acheropite”.

2.- Significa “custode dei vasi”, ed è un ufficio ecclesiastico della Chiesa ortodossa orientale. Solitamente tenuto da un sacerdote, l’ufficio dello skeuophylax è affidato alla cura dei vasi sacri e degli arredi di una chiesa o di un monastero.

3 – Holger A. Klein, Sacred Relics and Imperial Ceremonies at the Great Palace of Constantinople, in F.A. Bauer (a cura di), BYZAS, n. 5, 2006, pp. 79–99.

4.- Per approfondire questo argomento consiglio la lettura dell’articolo “la Corona di Spine e la Sainte Chapelle

5.-  Alexei Lidov. A Byzantine Jerusalem. The Imperial Pharos Chapel as the Holy Sepulchre. In: Hoffmann, Annette ; Wolf, Gerhard (Hrsgg.): Jerusalem as narrative space – Erzählraum Jerusalem, Leiden-Boston 2012, S. 63-103 (Visualising the Middle Ages).

6.- Per saperne di più consiglio la lettura dell’articolo  ‘I Sovrani collezionisti di Reliquie’

7.- Palazzo reale a cui si trasferì la corte bizantina, a partire da Alessio I Comneno (1081-1118), meno grande, meno costoso e più sicuro del Boukoleon. Quest’ultimo rimase come sede di rappresentanza e per la celebrazioni di grandi cerimonie. Cominciò ad andare progressivamente in rovina dopo la Quarta Crociata del 1204 e venne definitivamente abbandonato dopo la presa di Costantinopoli da parte di Maometto II nel 1453.