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San Matteo e l’Angelo, 1602 –  Caravaggio – Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma

Matteo, chiamato anche Levi e autore del Vangelo omonimo, era esattore delle tasse di Erode Antipa, e quindi dei romani. Gli esattori erano anche chiamati pubblicani (esattori del publicum). Era per questo motivo odiato dai farisei. Figlio di Alfeo, viveva a Cafarnao. Quando Gesù gli disse di seguirlo, si liberò di tutti i suoi beni e lo seguì. Non si hanno molte notizie sulla vita di questo personaggio. Predicò prima in Palestina e poi in altri paesi dell’Asia Minore e Centrale, soprattutto in Etiopia, non quella africana, ma quella che si trovava al Sud del Mar Caspio (Colchide-Ponto Eussino). La tradizione gli attribuisce la conversione del re di questo paese, Egippo, e della sua famiglia, avvenuta dopo aver fatto risorgere miracolosamente la figlia Ifigenia. Questa, dopo essersi fatta battezzare si consacrò al Signore. Però dopo la morte del re il trono fu usurpato da suo fratello Itarco che volle a tutti i costi sposare Ifigenia e chiese a Matteo di convincerla. Ma Matteo gli disse che Ifigenia era già consacrata al Signore con parole che incollerirono il re che quindi ordinò la sua morte. Ifigenia fece costruire una chiesa in onore dell’apostolo.

Questa è la tradizione ma non ha un riscontro storico. Non sappiamo in che modo morì Matteo, però la ‘Legenda Aurea’ di Jacopo da Varagine indica che fu decapitato con una spada mentre celebrava la messa. Secondo un’altra tradizione minore morì invece di morte naturale. Si ignora la data della sua morte né in che momento le sue spoglie furono inviate in Occidente.

Martirio di San Matteo, 1600-1601 – Caravaggio – Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma

Dall’anno 954 sono a Salerno dove questo santo gode di una grande devozione ed è il patrono della città. Ma cerchiamo di capire come e perché Salerno ha le reliquie di questo apostolo ed evangelista.

Il loro rinvenimento e solenne traslazione a Salerno è raccontata nel capitolo 165 del Chronicon Salernitanum, una cronaca scritta intorno al 978 da un anonimo monaco del monastero di San Benedetto di Salerno. La zona si trovava all’epoca sotto la dominazione longobarda e fu per volere del principe Gisulfo I che le spoglie furono portate a Salerno nel 954. Ma fu sotto i normanni che furono sistemante nell’attuale duomo, dedicato a Santa Maria degli Angeli, nel 1084, nella cui cripta sono ancora conservate. Questo fu costruito su un’omonima chiesa paeocristiana subito dopo la conquista normanna della città da parte di Roberto il Guiscardo, avvenuta nel 1080, e fu consacrato dal papa Gregorio VII.

Duomo do Salerno

Cripta del Duomo di Salerno con l’altare dedicato a San Matteo sotto il quale sono custoditi i suoi resti

Una tradizione vuole che i resti del corpo dell’evangelista furono trasportati in Bretagna da alcuni marinai e mercanti bretoni provenienti dall’Etiopia. Mentre portavano il corpo di San Matteo, questi mercanti di Léon sarebbero stati miracolosamente salvati da un naufragio al largo della punta chiamata ancora oggi Punta San Matteo (Pointe Saint‑Mathieu ‑ Le Conquet). Per ospitare le reliquie del santo, in questo luogo venne costruito un monastero.

Verso la metà del V secolo, nel corso di una campagna militare romana finalizzata a contrastare l’avanzata degli Unni, il prefetto militare romano Gavinio sottrasse i resti dell’apostolo dalla Bretagna per portarli in Lucania, e precisamente a Velia, sua terra natia. In questo luogo rimasero per circa quattro secoli.

Il corpo fu rinvenuto nel secolo X ,vicino ad una fonte termale e a una domus nelle antiche terme di Velia, dal monaco Anastasio per indicazione di sua madre Pelagia, alla quale apparve in sogno San Matteo. Anastasio lo nascose in una cappella sita nel luogo chiamato ’ad Duo Flumina’ che oggi appartiene al comune di Casal Velino. Quella che possiamo vedere oggi è una nuova cappella costruita sul luogo dove sorgeva quella antica.

Cappella di ‘Ad duo Flumina‘ dove furono portati i resti di San Matteo dopo essere stati rinvenuti a Velia

Prima di essere trasferite a Salerno le reliquie di San Matteo furono portate nel santuario della Madonna del Granato di Capaccio-Paestum con previa tappa a Rutino dove, secondo la tradizione, sgorgò miracolosamente una sorgente che dissetò i portatori del corpo del santo.

Circa mille anni dopo questi fatti, e nell’ambito del progetto ‘Campania Percorsi dell’Anima’, nel 2017 fu inaugurato il “Cammino di San Matteo” patrocinato dalla Regione Campania in collaborazione con l’Università di Salerno e le diocesi di Vallo della Lucania e Salerno. Viene quindi ‘ufficializzato’ come itinerario religioso il cammino percorso per portare le reliquie del santo da Velia a Salerno con tappe e percorsi arricchiti da cartelli informativi e molti altri servizi. Il ‘Cammino di San Matteo’, che coinvolge ben ventidue comuni, prevede soste in cinque centri, Velia, Casal Velino, Rutino, Capaccio e Salerno, con un percorso di circa 230 chilometri. Quest’iniziativa, che già ha attratto migliaia di pellegrini, serve a potenziare e organizzare il turismo religioso promovendo, allo stesso tempo, gli itinerari di spiritualità, anche attraverso le nuove tecnologie digitali.

Però ci sono dati che potrebbero mettere in discussione il fatto che le reliquie di San Matteo siano quelle conservate a Salerno, contraddicendo quindi la versione ufficiale della Chiesa Cattolica. Secondo una teoria che la Chiesa ortodossa ha sostenuto da sempre, dopo aver subito una morte crudele in Siria, il corpo dell’apostolo fu nascosto dai suoi seguaci e poi seppellito in un monastero nei pressi del lago Issyk-kul, nell’attuale Kirghizistan. Questo è il secondo lago di montagna più grande del mondo, dopo il Titicaca, e come il Mar Caspio, le sue acque sono salate.

Dal 2002, alla luce di nuove scoperte e nuovi reperti archeologici, questa teoria ortodossa ha ricominciato a circolare. Infatti in quell’anno furono ritrovate nel citato lago, da una spedizione americana, le rovine di un monastero dove, se diamo retta alla tradizione ortodossa, ci sarebbe stata da tomba di San Matteo. Presto fu messa in dubbio l’autenticità del ritrovamento dovuto a una serie di incongruenze con una precedente missione. Però pochi anni più tardi, nel 2007, il ritrovamento da parte di un gruppo di archeologi russi nelle acque del lago dei resti di un’antichissima città della civiltà Saka (menzionata da Erodoto come consumatrice di soma, una bevanda inebriante) che risalirebbe a circa 2500 anni fa, insieme a un numero consistente di reperti di vario tipo, circa 200, ha riaperto il dibattito sulla localizzazione della tomba di San Matteo.

Frammento di un vaso con iscrizioni in armeno e siriaco trovato nel lago Issyk-kul insieme a molti altri reperti

Il pezzo che ha destato il maggiore interesse è un frammento di un vaso di ceramica che reca un timbro e alcune iscrizioni in armeno e siriaco. Questo potrebbe confermare l’ipotesi che nel Medioevo (secolo XIV) fosse stato costruito un monastero armeno sui resti dell’antica città, potendo essere proprio quello citato dalla tradizione della sepoltura di San Matteo. Bisogna tener presente che il livello dell’acqua di questo lago è aumentato moltissimo dall’antichità ad oggi. Solo nel medioevo il livello dell’acqua era per lo meno di 8 metri più basso di quello attuale. L’ipotesi dell’esistenza di questo monastero fu indicata anche dallo studioso e geografo russo Semiónov-Tianshanski quando nel 1850 trovò a Venezia un atlante del 1375 nel quale si faceva riferimento a un monastero cristiano sulle rive del Issyk-kul. Questa località si trovava proprio sulla Via della Seta ed era quindi battuta da molti mercanti veneziani, i quali potrebbero essere stati la fonte di quest’informazione.

Dopo la notizia della prima scoperta, nel 2002, la possibilità che la tomba di San Matteo si trovasse nel fondo del lago Issyk-kul fu scartata immediatamente da Mons. Arturo Carucci, storico ed allora direttore del Museo del Duomo di Salerno. Secondo Carucci, in Etiopia (quella sul Mar Nero) dove morì il santo, sono state trovate tracce del suo passaggio. Però contraddice la tradizione secondo la quale i resti dell’apostolo sarebbero stati portati dalla Britannia. Secondo lo storico sarebbero arrivati direttamente dal Mar Nero, perché a Velia esisteva una florida industria conserviera di pesce, con pescherecci che andavano in quella zona. Quindi le spoglie di San Matteo sarebbero state portate da uno di questi pescherecci.1

Pointe Saint-Mathieu-Le Conquet (Bretagna). Ruderi dell’abbazia dedicata a San Matteo

E allora perché continua la tradizione a dire che le reliquie vennero portate dalla Britannia? Potrebbe addirittura essere il contrario: se dobbiamo attenerci alle scoperte di Mons. Carucci2 pare che il capo e una falange del santo furono sottratte da Salerno (rubate o comprate) da un crociato bretone che tornava dalla IV Crociata il quale le donò, una volta rientrato in patria, a Hervè II, conte di Léon, che a sua volta le donò all’abbazia di Le Conquet e dove venne costruita una basilica dedicata al santo. Poi, con la Rivoluzione Francese, i reliquiari andarono persi.

Logicamente la teoria ortodossa non è molto gradita ai salernitani per i quali, mentre non si dimostri il contrario, le reliquie di San Matteo sono, senza ombra di dubbio, quelle che si conservano nella cripta del bellissimo duomo della loro città.

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  1. http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2002/08/20/Cronaca/ARCHEOLOGIA-LO-STORICO-SAN-MATTEO-IN-ASIA-UNAMERICANATA_164000.php

2.- https://salernocapitale.wordpress.com/2017/02/05/duomo-di-salerno-il-mistero-del-reliquiario-profanato-la-testa-di-san-matteo/