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Cristo fra quattro angeli e gli strumenti della passione, 1496. V. Carpaccio, Musei Civici e Galleria di storia e arte, Udine

Siamo quasi a Pasqua, in piena Settimana Santa, periodo in cui moltissimi cristiani celebrano la passione e morte di Cristo. Periodo in cui le processioni e molte altre manifestazioni e funzioni religiose sono di norma nelle strade e nelle chiese. Ma quest’anno è diverso. La settimana santa quest’anno va celebrata in casa dove, in un certo senso, ognuno di noi passerà (anzi, continuerà a passare) la sua propria ‘passione’, in attesa della ‘Resurrezione’. Quindi può essere questo un momento buono per ripassare le reliquie della Passione di Cristo.

Fra tutte le reliquie cristiane esistenti, queste sono considerate le più preziose e costituiscono il tesoro più grande della religione cristiana. Per questo motivo sono, e sono state, le più venerate tra i credenti e le più ambite da parte dei sovrani cristiani di tutti i tempi.

Le reliquie della passione sono più propriamente gli ‘strumenti della passione’, ossia quelli che hanno a che vedere con la tortura e morte di Cristo. Quindi possiamo dire che in prima linea abbiamo la Croce, i Chiodi, la Corona di Spine, la Lancia e l’Iscrizione (Titulus crucis). Poi la Tunica di Cristo, la Colonna della flagellazione e il Flagello, la Canna e la Spugna, e il Velo della Veronica.

Esaltazione della Croce, 1495. Cima da Conegliano. National Gallaery of Art, Washington

Della quasi totalità di queste reliquie, ‘Reliquiosamente’ ha pubblicato uno o più articoli, cercando di offrire sempre una versione più obbiettiva possibile, basata sulla letteratura disponibile. Bisogna tener presente che stiamo parlando di un’epoca della quale non esistono testimonianze letterarie se non dal IV secolo in poi, e quelle archeologiche sono molto scarse, contaminate da una valanga di reperti di dubbiosa validità.

La caccia alle reliquie ha avuto nel passato un peso specifico rilevante e in alcuni momenti diventò una vera e propria ossessione, come per esempio, intorno all’anno mille e durante tutto il periodo delle Crociate, quando migliaia di reliquie arrivarono dalla Terra Santa, vere, false o falsificate, per soddisfare l’ansia di possederle da parte di tutti gli strati della popolazione. In questo contesto, quindi, non è facile stabilire se ci troviamo di fronte a un reperto autentico, partendo dalla base che la gran maggioranza non lo è. Per secoli sono state venerate reliquie che poi si è dimostrato che sono false. Nonostante ciò molte di queste continuano a riscuotere una grande devozione. Però, se per un credente sono autentiche, il loro valore salvifico e taumaturgico è esattamente lo stesso. Come fa dire Umberto Eco a Niceta nella sua opera ‘Baudolino’, riferendosi alla reliquie: “E’ la vera fede che le fa vere, non esse che fanno vera la fede”.

La Croce e la Corona di Spine. Giudizio Universale (1535-41), (particolare). M. Buonarroti, Cappella Sistina, Vaticano

E oltre all’importanza che hanno le reliquie nella religione, a nessuno sfugge che il loro peso specifico nell’arte, nella politica e nell’economia, per citare solo alcuni campi, è stato notevole, soprattutto quelle della passione. Sempre citando Umberto Eco: ‘Baudolino sapeva che una buona reliquia poteva cambiare il destino di una città, farla diventare meta di pellegrinaggio ininterrotto, trasformare una pieve in un santuario’.

Ma veniamo alle nostre reliquie della passione. Prima fra tutte, la Santa Croce. Come tutti ormai sanno, la Vera Croce, insieme ai Chiodi e forse anche al Titulus, fu scoperta da Sant’Elena, imperatrice e madre di Costantino. Già molto anziana, fece un viaggio a Gerusalemme proprio per andare a visitare i santi luoghi e, secondo la tradizione diffusa da Sant’Ambrogio e successivamente ripresa da Jacopo da Varagine nella ‘Legenda Aurea’, per cercare la Vera Croce. Nel mio articolo che descrive l’affresco absidale della basilica di Santa Croce in Gerusalemme, di Antoniazzo Romano, possiamo leggere come Sant’Elena scoprì la Vera Croce, della quale successivamente se ne fecero migliaia di pezzi che sono presenti nel mondo intero e dei quali è praticamente impossibile sapere quali sono autentici e quali no, come descritto in ‘Quanti pezzi o frammenti della Vera Croce esistono al mondo?’ Alcuni di questi frammenti, pochi, sono un po’ più grandi della grande maggioranza, come per esempio quello del monastero di Santo Toribio de Liébana, in Spagna, che forse è il più grande di tutti. Fiumi d’inchiostro sono stati usati per descrivere come era la Vera Croce, le sue misure o di che legno era fatta, perché secondo la tradizione fu ricavata da un albero cresciuto sulla tomba di Adamo, come descritto in ‘Di che legno era la Vera Croce?’

Gesù Cristo inchiodato alla croce. sec, XVIII. Bottega Veronese

Quanto ai chiodi della crocifissione, anche questi, secondo la tradizione, furono trovati da Sant’Elena, insieme alla croce. Molti sostengono che i chiodi usati erano tre ed altri che invece erano quattro. Certo, l’imperatrice Elena per prima cosa pensò a suo figlio, per cui uno dei chiodi trovati fu utilizzato per farne il ‘Morso del Cavallo di Costantino’, per sua protezione in battaglia. Però anche di chiodi ce ne sono tanti in giro, e non si assomigliano fra loro. Quindi è lecito chiedersi: ‘Dove sono i veri chiodi di Cristo?’

Cristo coronato di spine. B. Gennari (1594-1661). Pinacoteca comunale di Faenza

Altra reliquia della passione molto ambita nella storia era la Corona di Spine. Questa, contrariamente a una credenza popolare, pare che non fosse a forma di corona, ma era come una specie di casco. Quello che rimane di essa è solo il supporto, che riuscì a portarsi a casa il re Luigi IX di Francia, pagandolo una fortuna, questo sì. E per darle una degna sistemazione fece costruire la Sainte Chapelle di Parigi, come descritto nel mio articolo ‘La corona di spine e la Sainte Chapelle’, che spiega anche in che modo arrivò da Costantinopoli, ipotizzando quante spine potrebbero esserci state sulla famosa calotta, o casco, e a quale pianta sarebbero appartenute le vere spine. Sì, perché di spine della corona, o presunte, soprattutto presunte, nel mondo ce ne sono moltissime, troppe, più di 2.000. Alcune di queste sono molto famose e godono di una particolare devozione perché accompagnate da un fenomeno particolare che si manifesta solo in determinate occasioni o date, come per esempio nella ‘La Sacra Spina di Andria’.

Cristo crucificado‘, 1632, ca. D. Velázquez, Museo del Prado, Madrid. Il Titulus Crucis riporta l’iscrizione per esteso e in tre lingue

Il Titulus Crucis, ossia la famosa iscrizione INRI1, è forse l’unica reliquia della passione che non ha ‘doppioni’, ossia che, a quanto pare, ce n’è solo uno, anzi, una parte, ed è conservato nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma, sorta sull’antico palazzo dell’imperatrice Elena. La tradizione vuole che anche questa reliquia fosse stata trovata dall’imperatrice, ma non tutti gli studiosi sono d’accordo. Questo tipo di tavolette, su cui era scritto il motivo della condanna, erano di uso normale nelle esecuzioni capitali. Nel mio articolo Il titulus Crucis’ ci sono ulteriori ragguagli.

Cristo crocifisso ferito dalla lancia di Longino, 1439. Beato Angelico. Convento di San Marco, Firenze

E veniamo alla lancia. La lancia con la quale il centurione romano Longino trafisse il costato di Cristo per accertarsi che fosse morto. Considerata una preziosissima reliquia anche questa, soprattutto perché è stata a contatto con il sangue di Cristo. Ma… ahimé! Varie ‘lance di Longino’ hanno rivendicato, nei secoli, la loro autenticità, come per esempio: la famosa ‘Lancia che rendeva invincibili’, chiamata anche Lancia del Destino, alla quale Hitler teneva molto, o ‘La lancia di Antiochia’, che ebbe un ruolo determinante nella Prima Crociata. Nessuna delle due ha superato il minimo esame scientifico. Quella che invece è conservata nella basilica vaticana, in uno dei ‘Quattro pilastri della cupola di San Pietro’, ha ancora qualche probabilità di essere autentica perché, contrariamente alle altre, è stato dimostrato che risale al I secolo dopo Cristo ed è compatibile con quelle usate dalle legioni romane. Il suo arrivo a Roma fu un dono del sultano Bayazid al papa in cambio di un grande ‘favore politico’… Per saperne di più invito alla lettura di ‘Come e perché arrivò la lancia di Longino a Roma?’.

Per adesso mi fermo qui. Rimando alla seconda puntata di questa rassegna le altre reliquie della passione, sia per non dilungarmi troppo che per offrire ai lettori un’ulteriore occasione di occupare il tempo con un altro articolo.

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1.- INRI – Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, Gesù Nazareno Re dei Giudei