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Reliquiosamente

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Archivi tag: Reliquie

Il pastorale di San Canio, una reliquia con carattere

06 domenica Apr 2025

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Curiosità, Reliquie

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Acerenza, Acheruntia, Bastone di San Canio, Francesco Saluzzi, Reliquie, San Canio

La cattedrale di Acerenza, un bellissimo borgo medievale in provincia di Potenza, conserva una reliquia molto particolare: il pastorale, ossia il bastone, o il baculum, del vescovo San Canio, che in alcune occasioni ‘reagisce’ a seconda di chi gli sta di fronte, sfidando le leggi della fisica.

Prima di ritornare su questo, vediamo prima per sommi capi che era San Canio. San Canio era un vescovo di Cartagine vissuto nel III secolo d.C. Durante la persecuzione di Diocleziano fu torturato e condannato alla decapitazione, ma riuscì a salvarsi grazie ad un forte nubifragio che mise in fuga i carnefici, cosa che approfittarono i suoi seguaci per farlo fuggire, riuscendo a raggiungere la costa campana. In questa zona, soprattutto Atella (attuale S. Arpino, Caserta), compì numerosi miracoli. Morì di morte naturale e le sue spoglie furono traslate nel 799 ad Acerenza, nella chiesa metropolitana, dove furono molto ben nascoste per evitarne la profanazione durante l’invasione dei saraceni e solo nel 1080 furono ritrovate e traslate alla nuova cattedrale che da quel momento fu posta sotto la protezione del santo, così come la diocesi.

– Altare di San Canio nella cattedrale di Acerenza. Nella parte sinistra dell’altare è situata l’apertura da cui è visibile il bastone di San Canio

Ma il vero protagonista del luogo, che attrae a tanti fedeli è il pastorale. Si trova all’interno di un sarcofago di pietra incorporato nell’altare della cappella centrale del deambulatorio della cattedrale, e fin dal primo momento la sua presenza farà diventare il luogo un punto di riferimento importante per la storia civile e religiosa del sud d’Italia.

– Pastorale visibile attraverso l’apertura dell’altare

Il baculum di San Canio ha una lunghezza di circa 150 cm., un diametro di 5, è grezzo e nodoso, senza il classico ‘riccio’ (non come è rappresentato nel simulacro del santo, vedi figura). Poggia su una superficie accidentata e ruvida ed è visibile attraverso una piccola apertura circolare praticata nell’altare, a mo’ di oblò, e chiusa da uno sportellino. Come dicevamo, la reliquia ha il potere di reagire, a seconda della persona che gli sta di fronte. Si avvicina o si allontana dall’apertura, in modo che può essere toccata quando si avvicina o quasi scomparire alla vista quando si allontana, o rimanere a metà strada. Alcuni sostengono che questo dipende dalla purezza d’anima di chi lo osserva, manifestando la sua benevolenza o disapprovazione.

– Cattedrale di Acerenza
-Acerenza. La cattedrale domina il paese e il paesaggio

Nel corso dei secoli sono stati attribuiti a questa reliquia eventi straordinari, e in alcune occasioni, ‘lievita’, come si può leggere nel registro dei visitatori che hanno assistito al fenomeno. Uno di questi accadde il 30 maggio 1779 e i giorni seguenti, ed è meticolosamente dettagliato e documentato da atto notarile, dal notaio di Acerenza Francesco Saluzzi, insieme ad un altro prodigio, un po’ meno famoso, che è quello della fuoriuscita dai marmi del sarcofago della cosiddetta ‘manna’, liquido di proprietà terapeutiche. La notte fra il 30 e il 31 maggio, dopo aver aperto lo sportellino, al lume di candela si poté osservare come la reliquia ‘lievitava’. La notizia si diffuse immediatamente in tutta la città, facendo riversare in chiesa una gran folla di gente che poterono osservare come il bastone rimanesse a mezz’aria. Dopo circa tre ore il sacro bastone venne visto, altrettanto miracolosamente, calare verso il basso, e ciò alla presenza di un prelato materano, che proprio in quei giorni si trovava al seguito di mons. Francesco Zunica, arcivescovo di Acerenza e Matera. Il prelato “tramortì a terra” dallo spavento. Era nota la competizione e gelosia fra le due sedi arcivescovili e il notaio (guarda caso!) non si fece scappare neanche una virgola del turbamento e la meraviglia del prelato materano. La fede e la costanza dei devoti di San Canio, in quella circostanza, sembrarono esser premiate attraverso altre due manifestazioni soprannaturali: la fuoriuscita dal sarcofago del santo e dal volto del suo simulacro della “santa manna” e la caduta di una inaspettata dolce pioggia “che fu di grande utilità alla raccolta” al posto della temuta tempesta precedentemente preannunciata.

– Acerenza

Acerenza, l’antica Acheruntia descritta da Orazio, sorge su di una collina che gode di un panorama fantastico e la cattedrale occupa una posizione imponente al centro di questo bellissimo borgo. Merita senza dubbio una visita. E chi lo sa, forse facendo una visita a San Canio potremmo essere gratamente sorpresi ….

La Corona di Spine torna a Notre Dame

16 lunedì Dic 2024

Posted by Nicoletta De Matthaeis in reliquiari, Reliquie

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corona di spine, Fondation de Coubertin, Laurent Ulrich, Notre Dame de Paris, reliquiari, Reliquie, Sylvain Dubuisson

La Corona de Espinas vuelve a Notre Dame. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

Dopo cinque anni dall’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre Dame, avvenuto un triste 15 aprile 2019, l’8 dicembre scorso si sono riaperte solennemente le porte della nuova Notre Dame, completamente restaurata, con una spettacolare cerimonia guidata dall’arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich e alla quale hanno assistito il presidente Macron e molti leader mondiali.

Fortunatamente in quel terribile incendio le reliquie più preziose delle cattedrale poterono essere salvate1 e conservate, fino alla riapertura della cattedrale, in una cassaforte nel municipio di Parigi.

Fra queste reliquie, la più preziosa è la Corona di Spine che è stata riportata nella cattedrale lo scorso 13 dicembre, con una solenne cerimonia presieduta dall’arcivescovo di Parigi, la presenza dei Cavalieri dell’Ordine del Santo Sepolcro e dinanzi a 2.000 fedeli. La corona, appoggiata su un cuscino di velluto, fu portata in processione dall’altare maggiore al suo nuovo reliquiario, situato nella navata di destra.

Il reliquiario è stato realizzato da artigiani della Fondation de Coubertin di Parigi su disegno di Sylvain Dubuisson. Si tratta di una grande custodia circolare, alta quasi 4 metri, incastonata di spine di bronzo e appoggiata su una struttura di legno di cedro2 . È decorata con 396 cabochon di vetro impressi con un marchio a forma di croce che riflettono la luce, con al centro una semisfera in acciaio inossidabile blu intenso, che ospita la reliquia, che stacca sull’alone dei dodici circoli concentrici formato dai cabochon quadrangolari. Il tutto prevede un sistema di illuminazione a fibre ottiche per valorizzare la reliquia garantendone, al tempo stesso, una conservazione ottimale.

Il reliquiario ospita anche un chiodo della crocifissione e un frammento della croce, sebbene queste ultime due reliquie non saranno esposte al pubblico.

La Corona di Spine sarà esposta alla venerazione pubblica tutti i venerdì fra il 10 gennaio ed il 18 aprile 2025, che sarà Venerdì Santo. Poi, tutti i primi venerdì del mese.

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1.- Leggi anche: Notre Dame de Paris, le reliquie salvate

2.- Secondo alcuni studiosi, è il legno della Croce di Cristo

3.- Per un approfondimento sulla corona di spine puoi leggere il mio articolo sull’argomento

4.- Per un approfondimento sui chiodi di Cristo, puoi leggere il mio articolo sull’argomento

Una famosa reliquia del sangue di Cristo rubata e restituita

12 venerdì Lug 2024

Posted by Nicoletta De Matthaeis in reliquiari, Reliquie

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Abbazia della Santa Trinità, Arthur Brand, Fécamp, Nicodemo, Prezioso Sangue, Reliquie, Riccardo I, Santo Volto di Lucca

La notte fra l’1 e il 2 giugno 2022 un reliquiario contenente 2 fiale di piombo con il sangue di Cristo ed altri 14 oggetti sacri, furono sottratti dall’abbazia di Fécamp, in Normandia, e restituiti dai ladri solo poco più di un mese dopo.

Il collezionista d’arte e storico olandese Arthur Brand, chiamato anche l’Indiana Jones del mondo dell’arte, specialista nel recuperare opere d’arte rubate, pochi giorni dopo la rapina ricevette un’e-mail da un mittente anonimo affermando che agiva per conto di un’altra persona nella cui casa si trovavano gli oggetti sacri rubati. O li distruggevano o glieli inviavano per la loro restituzione. Dopo circa una settimana qualcuno suonò al campanello della sua casa in Olanda. Quando il collezionista aprì la porta, non c’era nessuno, solo una scatola per terra.

– Arthur Brand nella sua casa in Olanda dopo aver ricevuto gli oggetti rubati

Si dice che avere una reliquia rubata del Prezioso Sangue di Cristo è una maledizione. E quando i ladri, attraverso le notizie sulla stampa, si resero conto di cosa avevano rubato, se ne vollero disfare immediatamente. Ma più che di una maledizione si resero conto che il bottino era invendibile. Arthur Brand lo consegnò alla polizia olandese e il Prezioso Sangue, insieme al resto degli oggetti sottratti, dopo oltre un anno di investigazione, fu inviato alla polizia francese e il 13 settembre 2023 è finalmente tornato a Fécamp. Ma i ladri non sono stati ancora trovati.

L’abbazia della Santa Trinità di Fécamp è il secondo centro di pellegrinaggio più importante della Francia dopo il Mont Saint Michel. Da oltre mille anni milioni di fedeli hanno pregato davanti alla reliquia del Prezioso Sangue, alla quale sono stati attribuiti anche molti miracoli, per chiedere ogni tipo di grazia. La reliquia è stata anche il motivo della creazione di quest’abbazia. Secondo la tradizione, si tratterebbe di alcune particelle del sangue coagulato di Cristo raccolte da Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, che furono coloro che si occuparono di dare sepoltura a Cristo. Ricordiamo anche che a Giuseppe d’Arimatea è attribuita la raccolta del sangue di Cristo nel Santo Graal, proveniente dalla ferita del costato di Cristo inferta da Longino1 quando Cristo era ancora sulla croce.

Le due ampolle di sangue sono rinchiuse in un reliquiario di rame dorato del secolo XIX, decorato con smalti azzurri e gemme, alto circa 30 cm, che riproduce una chiesa in miniatura.

Ma come sarebbe arrivata la reliquia del Prezioso Sangue a Fécamp? La sua storia prende corpo e forma definitiva agli inizi del XII secolo quando questa viene ritrovata fra le rovine dell’abbazia, murata in una colonna della chiesa. A quei tempi la storia leggendaria del Santo Volto di Lucca2, elaborata intorno al secolo XII, era già molto famosa in tutto l’occidente cristiano. In questa Nicodemo diventa lo scultore dell’immagine sacra che arriverà a Lucca nel 782, con dentro una o due fiale contenenti il sangue di Cristo che rimasero a Luni.

– Abbazia di Fécamp

A Fécamp, ispirandosi a questa storia e al periplo di quest’immagine fino a destinazione, verrà costruita una storia ‘simile’. Essendosi Nicodemo occupato della sepoltura del corpo di Cristo ne avrebbe approfittato per asportare dal suo corpo delle particelle di sangue rappreso. Diede la reliquia a un suo nipote, Isaac, che la mise in due fiale di piombo e che poi nascose nel tronco di un albero di fico.  Successivamente, al fine di evitare possibili pericoli, tagliò il tronco e lo gettò in mare. Il tronco, galleggiando, arrivò dall’estremo orientale del Mediterraneo fino alle rive della regione di Caux (Normandia), dove fu trascinato dalla corrente fino ad un campo che da allora fu chiamato Fécamp. Quindi la barca che portò il Santo Volto di Lucca divenne in questa storia un tronco di fico, perché sul luogo preesisteva al culto del Prezioso Sangue un culto popolare e pagano per quest’albero e che un fenomeno di falsa etimologia faceva di Fécamp, Fiscannum, luogo ricco di pesci, una pianura, un campo di fichi, fici campus, adattandolo quindi alla realtà locale e allo stesso tempo emancipandolo in parte dalla leggenda ispiratrice.

Come l’arrivo del carro tirato dai buoi a Lucca, l’arrivo del tronco di fico del Prezioso Sangue ha delle caratteristiche miracolose. Come era impossibile staccarlo dalla terra per caricarlo su un carro, un misterioso personaggio si occuperà di svolgere questo compito. Dio conduce il carico al luogo dove doveva erigersi la chiesa della Santa Trinità. In quel luogo, il tronco diventa così pesante da rompere il carro. Il pellegrino, prima di sparire, ricopre il tronco di pietre. L’imitazione è evidente anche se nel caso di trasporto di oggetti rituali e statue di divinità esistono degli schemi letterari che sono patrimonio della mitologia in generale e sono sempre presenti nelle loro narrazioni. C’è anche da segnalare che il discepolo a cui Nicodemo affida il Santo Volto si chiamava Isacar, che nella tradizione del Prezioso Sangue diventa il suo nipote Isaac. È importante segnalare come anche in questo caso incorporare culti locali, come il culto dell’albero di fico, si rivela fondamentale per il progressivo adattamento al culto cristiano.

– Tabernacolo del XVI secolo che custodisce la reliquia del Prezioso Sangue. Chiesa dell’abbazia di Fécamp

L’abbazia di Fécamp è il primo di tre monasteri benedettini femminili fondati nel VII secolo in questa regione. Costruito nel 658, fu distrutto dalle invasioni vichinghe (841) rimanendo abbandonato per molto tempo. Nella seconda metà del X secolo si costruisce il palazzo dei Duchi di Normandia sul terreno dell’abbazia in rovina. Riccardo I (933-996) restaurò la chiesa nella quale trovò la reliquia del Prezioso Sangue. Nel 990 fu consacrata la nuova chiesa, dedicata alla Santissima Trinità, gestita da canonici regolari, dove Riccardo fece incorporare il tronco in un pilastro della chiesa, da dove si diceva che emetteva radiazioni taumaturgiche. Dopo la distruzione dell’edificio a causa di un incendio negli anni 1168-1170, le ampolle metalliche furono ritrovate fra gli sgombri nel 1171 e poste all’adorazione dei fedeli, fatto questo che diede luogo a un importante pellegrinaggio. Poi ci fu un periodo di ‘stasi’ in cui la fama del Prezioso Sangue diminuì e poco a poco si interruppero i pellegrinaggi. Nella seconda metà del XIX secolo il pellegrinaggio a Fécamp conosce una netta ripresa. Nel 1906 si fonda la Confraternita del Prezioso Sangue. Ancora oggi la processione del Prezioso Sangue si tiene nella festa della Santa Trinità, la domenica seguente a Pentecoste, che era stata sospesa a causa del furto.

Esiste una discreta quantità di reliquie del Santo Sangue in Europa, presenti tutte a partire del secolo VIII. Mantova, Bruges, Fécamp, Westminster4, Weingarten, Luni…  E una ventina di altri luoghi ancora. I potenti europei per sacralizzare il loro potere gestiscono il sacro con fini politici, e il possesso di reliquie ne diventa lo strumento principale. Fécamp diventa uno dei santuari emblema della dinastia normanna, così come un’opportuna scoperta di una reliquia del Santo Sangue da parte di Enrico II Plantagenet, venerato a Westminster, riesce a rinsaldare il suo potere indebolito dall’assassinio di Tommaso Becket3. La storia di Mantova5, invece, va di pari passo con la sua più importante reliquia. Per citare solo alcuni esempi.

Quanto alle due fiale del Prezioso Sangue di Fécamp è possibile che una sia stata portata dai Crociati e l’altra forse è di origine locale. Una compare poco prima dell’anno 1000 in un villaggio della regione di Fécamp e sarebbe legata a un miracolo eucaristico6 avvenuto nella chiesa locale, e il miracolo sarebbe stato confermato solo nel 1215. La reliquia sarebbe stata trasferita a Fécamp  per essere incorporata nell’altare maggiore della chiesa abbaziale. La seconda fu scoperta durante i lavori di ricostruzione citati, agli inizi del 1170, e da lì la costruzione della leggenda e dei primi miracoli attribuiti alla reliquia. Quale delle due sarebbe arrivata dalla Palestina in un tronco di Fico?

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  1. Per approfondire su Longino e le reliquie del sangue di Cristo rinvio alla lettura dell’articolo: ‘Il Sangue di Cristo’
  2. Per approfondire sul Santo Volto di Lucca e la sua leggenda rinvio alla lettura dell’articolo: ‘Le Sante immagini acheropite (5) : I Volti Santi di Lucca e di Sansepolcro’.
  3. Per approfondire su Tommaso Becket e la sua morte rinvio alla lettura dell’articolo: ‘Tommaso Becket e la ragion di  stato’.
  4. Per approfondire sui i sovrani collezionisti di reliquie rinvio alla lettura degli articolo ‘I Sovrani collezionisti di Reliquie’ e ‘La gran collezione di reliquie di Federico III di Sassonia e Lutero’
  5. Per approfondire sul Preziosissimo Sangue di Mantova: ‘Il Preziosissimo Sangue di Mantova: una reliquia opportuna’, in N. De Matthaeis, Legati a una reliquia. 2020.
  6. Per approfondire sui miracoli eucaristici rinvio alla lettura dell’Articolo ‘Le reliquie di Lanciano e i miracoli eucaristici’.

Per saperne di più :

Jean-Guy Gouttebrose. À l’origine du culte du Précieux Sang de Fécamp. Le Saint Voult de Lucques. In Guillaume de Volpiano : Fécamp et l’histoire normande. Tabularia, Sources et écrits des mondes normands médiévaux.

Le reliquie di San Luca

13 sabato Gen 2024

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Reliquie

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Carlo IV, Chiesa di San Luca Cremona, Cimitero di Santa Giustina, Giuliano l’Apostata, Reliquie, San Luca Evangelista, Santa Giustina di Padova, Vito Terribile Viel Marin

Las reliquias de San Lucas Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

San Luca evangelista – El Greco

Luca, probabilmente l’abbreviazione di Lucano, era pagano ed era medico. Ai tempi della predicazione e morte di Gesù lui era lontano dalla Palestina. Infatti Luca era di Antiochia, capitale della provincia romana della Siria, l’attuale Antakia, Turchia Sud-orientale. Si convertì al cristianesimo verso l’anno 40, grazie alla predicazione dei primi cristiani in quella città. Dagli Atti degli Apostoli, attribuiti a lui stesso, e dalle lettere di San Paolo oltre che, come sempre, dalla tradizione, abbiamo molte informazioni della sua vita insieme con Paolo.

San Luca. Attribuito a Raffaello. Roma, Accademia di San Luca

Luca è reputato una persona di grande cultura, come conseguenza di aver ricevuto una robusta formazione greco-ellenista, in accordo con l’elevato stato sociale corrispondente alla professione esercitata. Coltivava anche l’arte e la letteratura. Pare probabile che conobbe personalmente la Madonna, perché il Vangelo di Luca è l’unico dei tre che dà molti particolari dell’infanzia e l’adolescenza di Gesù, che ci parla della Madonna prima della nascita di Cristo, dell’annunciazione, la visita ad Elisabetta e la nascita di Giovanni Battista. San Luca avrebbe ottenuto queste notizie direttamente da Maria, unico testimone ancora vivente. Sempre secondo la tradizione, ne fece diversi ritratti, dato che la pittura era una delle sue attività preferite. Però non esistono prove che dimostrino questa sua abilità. Numerosi sono i ritratti della Madonna attribuiti a San Luca presenti in vari luoghi del mondo cristiano. Addirittura molti gli attribuiscono la prima immagine esistente della Vergine (I-II secolo), che si può vedere Roma, nelle catacombe di Santa Priscilla. Tutto questo ha fatto sì che venga considerato l’iniziatore dell’icografia cristiana. Questa tradizione sorge nel contesto della controvesia iconoclastica (726-843), e la ricerca di tradizioni che dimostrassero un’origine apostolica dell’uso delle effigi sacre, proprio per contrastare l’iconoclastia.

Salus Populi Romani. L’immagine più famosa fra quelle attribuite a San Luca. Roma, Basilica di Santa Maria Maggiore

Però molto poco sappiamo di lui dopo la morte di Paolo. Alcune fonti indicano che Luca avrebbe evangelizzato la Dalmazia, Gallia, Macedonia ed Acaia. Poi la Beozia, antica regione della Grecia vicino a Corinto, sede di vari regni importanti, come quello di Tebe, città dove sarebbe morto ad ottantaquattro anni, celibe e senza aver avuto figli. San Gregorio di Nazianzio sostiene invece che fu martirizzato a Patrasso, insieme all’apostolo Andrea.

Nel 357 le sua ossa furono traslate a Costantinopoli, nella basilica dei Santi Apostoli, sotto Costanzo imperatore, insieme a quelle di Sant’Andrea. Anni dopo, la chiesa venne distrutta da un incendio, che però non danneggiò le bare con i corpi che si trovavano sotto il pavimento della chiesa, che fu fatta ricostruire da Giustiniano nel 527. Nel 1177 furono rinvenute a Padova in una cassa di piombo, nel cimitero di Santa Giustina, e l’attribuzione a San Luca fu dovuta grazie ad un’iscrizione all’interno della cassa che riportava il nome del santo e una doppia croce impressa all’esterno. Nel 1354 ci fu una ricognizione delle reliquie ed in quest’occasione il capo fu portato, dall’imperatore Carlo IV1, nella cattedrale di San Vito, a Praga, dov’è tuttora.

Basilica di Santa Giustina, Padova

Ma come mai nel tesoro della Basilica di San Pietro è esposto un busto reliquiario che contiene il capo di San Luca? Questa reliquia fu portata a Roma nel 586 da Gregorio Magno quando era ambasciatore del papa Pelagio II, regalo dell’imperatore Maurizio Tiberio. Quando a Costantinopoli venne ricostruita la basilica dei Santi Apostoli nel 527, ai tempi di Giustiniano, vi ricollocarono alcune casse con le reliquie di Andrea, Luca e Timoteo, senza che però fossero riaperte per verificarne l’autenticità. Quindi, il “capo di San Luca” venne regalato e portato a Roma in buona fede (?).  

Inoltre, sempre a Roma, nel museo della Basilica di Santa Maria Maggiore, c’è un braccio dell’apostolo, insieme a quello di San Matteo. Un dito, invece, sarebbe a S. Pietro in Vaticano ed altre reliquie in altre chiese. Viste le duplicità, nel 1998 vi fu una gran ricognizione con approfonditi esami. L’analisi al carbonio-14 del cranio del Vaticano riporta la datazione di questa reliquia dal V secolo in su. Quello di Praga, invece, viene datato fra il II ed il IV secolo, appartenendo allo scheletro di Padova, del quale sono stati accertati altri dati scientifici a favore dell’autenticità della reliquia2.

Cassa di piombo con le reliquie di San Luca nel momento di essere estratta dal sarcofago per la ricognizione

Relativamente a come e quando siano arrivate le reliquie dell’evangelista a Padova, ci sono state diverse ipotesi: 1) che furono portate dai Crociati dopo il sacco di Costantinopoli del 1204, ma questa è stata subito scartata perché le reliquie sono presenti a Padova dal 1177; 2) che le avrebbe portate a Padova nel secolo VIII, durante il periodo delle lotte iconoclaste, il sacerdote Urio, custode della basilica dei Santi Apostoli di Costantinopoli, insieme ai resti di San Mattia; le reliquie vennero successivamente nascoste, nel IX secolo, nel cimitero di Santa Giustina per metterle in salvo dalle incursioni barbariche degli Ungari; 3) che giunsero al tempo dell’imperatore Flavio Claudio Giuliano (361-363), più conosciuto come Giuliano l’Apostata, probabilmente per salvarle dalle persecuzioni di quest’ultimo. E quest’ultima ipotesi è quella che, secondo la scienza, è la più probabile. Di fatto, nell’ultima ricognizione, si trovarono nel sarcofago centinaia di piccole costole che in un primo tempo si credeva fossero di topi ma che un’analisi più approfondita ha rivelato che appartengono a una trentina di bisce (Coluber viridiflavus). Penetrarono nella bara e rimasero soffocate a causa di un’alluvione che interessò il cimitero paleocristiano di Santa Giustina. Però questo tipo di serpenti non sono presenti in Oriente ma invece sono molto comuni nell’area padana. Il radiocarbonio li ha datati intorno al 400-450 d.C.

Sarcofago contenente le reliquie di San Luca. Basilica di Santa Giustina, Padova

La cassa di piombo con le reliquie dell’evangelista fu traslata in un’arca marmorea costruita nel 1313. Nel 1562 fu ultimata la costruzione della nuova basilica di Santa Giustina dove fu portata l’arca di marmo che, da quel momento in poi, si trova nel transetto sinistro.

Adesso però rimarebbe da svelare il mistero di altre presunte reliquie dell’evangelista presenti a Cremona, nella Chiesa di San Luca, oggi tenuta dai Padri Barnabiti, dove esiste appunto un reliquiario contenente niente di meno che cranio del santo oltre che il suo braccio con la mano sinistra…

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1.- L’imperatore Carlo IV fu un gran collezionista di reliquie. Per saperne di più rimetto alla lettura dell’articolo “I sovrani collezionisti di reliquie”.

2.- La ricognizione, che fu realizzata da un gruppo multidisciplinare di esperti, coordinato da Vito Terribile Viel Marin, titolare della cattedra di anatomia patologica dell’Università di Padova, realizzò esami di ogni tipo, incluso il radiocarbono 14, e terminò nel 2001. Lo scheletro di Padova, intero meno la testa, risultò essere quello di un uomo di origini siriane, morto fra i 75 e gli 85 anni, fra la seconda metà del I secolo e l’inizio del V secolo (secondo due diversi laboratori, Tucson e Oxford). In quell’occasione fu fatto portare il cranio di Praga e fu accertato che appartiene a questo scheletro. “In conclusione, non esiste un solo elemento contrario al fatto che si tratti dello scheletro di San Luca Evangelista”, è la conclusione dello studio.

La colonna di Simeone Stilita

08 domenica Ott 2023

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Arte, Storia

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Concilio di Calcedonia, Deir Sim’an, eulogie, Monofisismo, Qal'at Sim'an, Reliquie, Simeone Stilita, Stiliti, Telanisso, Teodoreto di Cirro, Zenone

La columna de Simeón Estilita Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

-Resto della colonna di Simeone Stilita. Complesso monumentale di Qal’at Sim’an (Siria)

A circa 30 Km da Aleppo, Siria, in una località anticamente chiamata Telanisso ed oggi Deir Sim’an (Monastero di Simeone) o anche Qal’at Sim’an (Rocca di Simeone), si trovano i ruderi di un gran complesso monastico paleocristiano che nel 2001 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Si tratta della chiesa di San Simeone Stilita, il Vecchio (per distinguerlo da San Simeone il Giovane). Al centro del complesso si trova una gran pietra bianca di circa due metri  che in realtà è ciò che resta di una grande colonna, la colonna sulla quale visse San Simeone gli ultimi 37 anni della sua vita, che per questo motivo ricevette l’attributo di Stilita (dal greco stylos, colonna) e che diede iniziò a un particolare tipo di ascetismo denominato, per l’appunto, stilismo e stiliti coloro che lo praticavano.

Ma chi era Simeone Stilita? 

Grazie a quanto ci ha lasciato scritto Teodoreto1, vescovo di Ciro, compatriota e contemporaneo di Simeone, sappiamo che Simeone nacque in Cilicia verso il 390 da una famiglia di pastori. Già da ragazzo sentì il desiderio di portare avanti una vita religiosa ed entrò in un convento dove per ben 10 anni visse una vita di preghiera e mortificazione, mangiando una volta alla settimana, con lo sconcerto degli altri monaci del convento. Quando arrivò al punto di legarsi intorno al corpo un cilicio fatto di foglie di palma che lo riempì di piaghe negandosi a farsi curare, Simeone fu incoraggiato a lasciare quella comunità per evitare che fosse imitato da altri monaci. Quindi Simeone si trovò una capanna sul pendìo di un monte dove rimase rinchiuso per tre anni mangiando solo pane e acqua che gli venivano lasciati fuori la porta e dove passava le intere quaresime senza mangiare. Successivamente, Simeone si isolò su quella stessa montagna legato ad un sasso per non muoversi a più di 20 metri. Simeone intanto era diventato famoso e molta gente si avvicinava a lui per chiedere consiglio o preghiere di guarigione. Era soprattutto celebre nel curare con le sue preghiere problemi di sterilità che venivano a lui trasmessi per iscritto o non direttamente dalle interessate, perché non voleva essere avvicinato dalle donne, neanche da sua madre. Poco a poco comició ad essere ritenuto un santo, non solo per i miracoli che faceva, ma anche per la sua resistenza non naturale alle intemperie e ad ogni genere di fatica. Pregava in posizione eretta, con le braccia aperte a forma di croce e la sua posizione più frequente era quella di curvarsi dalla fronte ai piedi, flessione che poteva fare anche più di mille volte di seguito. Quanto ai miracoli, oltre alle guarigioni, c’era il dominio dei fenomeni naturali (siccità, tempeste…) o quelli che addirittura potevano risolvere problemi di tipo sociale.

Siccome la gente continuava ad aumentare, Simeone si fece costruire una piattaforma protetta da una balaustra su una colonna di circa quattro metri che trovò nelle vicinanze, sulla quale si trasferì. E più la folla aumentava, più alta diventava la colonna, che poco a poco raggiunse i sedici metri. Le persone quindi, dovevano usare una scala per parlare con Simeone. Questi veniva alimentato da coloro che gli portavano acqua o qualche dattero.

La fama di Simeone si diffuse in tutto l’impero bizantino e fu visitato da molti personaggi illustri, addirittura da Teodosio II e sua moglie Aelia Eudocia. Anche l’imperatore Leone I tenne molto presente il contenuto di una sua lettera. Addirittura ebbe una sorta di corrispondenza con Genoveffa di Parigi2, per mezzo dei pellegrini che lo visitavano e che portarono la sua fama in molte parti d’Europa, dove era rappresentata la sua immagine e quella del suo successore Simeone il Giovane anche su certe ampolle portate dall’Oriente, che contenevano olio benedetto o polvere dei luoghi santi, chiamate ‘eulogie’.

Simeone morì nel 459 a circa 70 anni. Le sue spoglie subito furono disputate fra Antiochia e Costantinopoli. La spuntò Antiochia perché la maggior parte di queste rimasero in questa città. Alcune reliquie furono trasferite a Costantinopoli e altre viaggiarono per il Mediterraneo.

Questo modello si ascesi nato e sviluppatosi in Siria, si estenderà anche nel resto della Chiesa cristiana orientale. E si mantenne anche dopo il grande scisma della Chiesa, Oriente-Occidente, ed in Russia addirittura si protrasse fino al secolo XV. Gli stiliti spesso alzavano le loro colonne nei pressi dei centri abitati e delle strade commerciali. Predicavano a davano consigli ai viandanti e guidavano la gente nella preghiera. Teodoreto li denominò ‘candelabri della fede’.

-Complesso monastico di Qal’at Sim’an. La colonna è nella parte centrale che unisce le quattro basiliche e che era sormontata da una cupola ottagonale
-Complesso monastico di Qal’at Sim’an. Al fondo si intravede l’abside di una delle basiliche
-Complesso monastico di Qal’at Sim’an. Facciata principale della basilica

Ma non era l’unico modello. Le manifestazioni ascetiche in questa zona si manifestavano in diversi modi, frutto di un’esplosione monastica avvenuta in Siria e zone limitrofe tra il IV ed il VI secolo, con migliaia di comunità e molte iniziative individuali, come quella di Simeone, che non si sottomettevano ad alcuna regola comune. C’erano quindi i dendriti, che vivevano in cima agli alberi, quelli che si rinchiudevano in una grotta o in una torre, o coloro che stazionavano sempre in piedi nel medesimo luogo o che si coprivano di catene, o quelli che semplicemente vivevano una vita selvaggia, rifiutando il cibo cotto e la carne, di vestirsi e di lavarsi.

In quell’epoca, nel Cristianesimo primitivo c’erano diverse dottrine relative alla natura di Cristo, che non erano in linea con la posizione ufficiale (presenza in Cristo delle due nature, umana e divina) e per questo considerate eresie. Erano principalmente il nestorianesimo3, l’arianesimo4 e il monofismo5.  A quest’ultima appartenevano i cristiani della Siria.

E torniamo alla nostra colonna. Come dicevamo si trova al centro di un enorme complesso costruito per ordine dell’imperatore bizantino Zenone e completato nell’anno 490 in un tentativo di pacificare l’ambiente abbastanza irritato ed agitato a causa della disputa contro il monofisismo sollevata dal Concilio di Caledonia. Quattro edifici disposti in forma di croce in direzione dei quattro punti cardinali, erano uniti al centro da una cupola ottagonale che copriva la colonna. I quattro edifici erano quattro basiliche, una delle quali coronata all’estremità delle navate da tre absidi semicircolari, che in parte ancora si conservano. Al lato della basilica venne costruito un convento di grandi dimensioni collegato alla chiesa da un chiostro. Intorno al X secolo il santuario venne fortificato per difenderlo dai musulmani. Nonostante ciò la zona fu conquistata dai Selgiuchidi nel 1164.

Già dalla morte di Simeone la colonna era meta di molti pellegrinaggi, e con la costruzione della chiesa i pellegrinaggi aumentarono, favoriti anche dall’imperatore Zenone, diventando questo un grande luogo di culto.

La dichiarazione di questo monumento come patrimonio dell’Umanità  non è stato sufficiente a difenderlo dalla guerra che ha devastato la Siria. Curdi, turchi e gli aerei russi hanno combattuto in questa zona.

—-

1.- Teodoreto di Cirro, Historia Religiosa, cap. XXVI, ca. 440. Altre fonti: una vita del santo scritta in siriaco dai monaci del monastero sorto nei pressi della colonna; la vita scritta in greco dal monaco Antonio, autodefinito discepolo del santo, ma del quale non ne è chiara l’identità; un breve capitolo della Storia Ecclesiastica di Evagrio Pontico della fine del VI secolo.

2.- Genoveffa, posteriormente santa, Sainte Geneviève de Paris, patrona di questa città

3.- Prende il nome dal patriarca di Costantinopoli Nestorio. Dottrina che difendeva che le due nature di Cristo, divina e umana, sono completamente indipendenti tra di loro. E’ chiamata anche difisismo. Fu condannata dal Concilio di Efeso (431).

4.- Prende il nome dal monaco e teologo alessandrino Ario. L’arianesimo era la dottrina che nega la natura divina di Cristo. Solo il padre può considerarsi veramente Dio. Fu condannata dal Concilio di Nicea del 325, al quale partecipò l’imperatore Costantino il Grande.

5.- Monofisismo. Dottrina secondo la quale Cristo ha solo la natura divina. Fu creata e promossa da Cirillo, patriarca di Alessandria. Questa dottrina fu molto controbattuta dal Concilio di Calcedonia del 451 e condannata dal Secondo Concilio di Costantinopoli del 553. Il monofisismo esiste ancora fra i cristiani Copti d’Egitto e nella Chiesa Armena.

San Luigi dei Francesi: altro che smembramento!!

29 sabato Lug 2023

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Reliquie, Storia

≈ 1 Commento

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Acropolium, Cardinale Lavigerie, Carlo d’Angiò, Cattedrale di San Vincenzo di Paola e Sant'Olivia, Duomo di Monreale, Luigi IX di Francia, Margherita di Provenza, Mos Teutonicus, Museo Nazionale di Cartagine, Ottava Crociata, Padri Bianchi, Reliquie, Saint Denis, Sainte Chapelle, San Luigi dei Francesi, Settima Crociata

San Luis de los Franceses: ¡Más allá del desmembramiento! Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

Luigi IX (1214-1270) fu un re molto religioso, probabilmente il più pio e devoto di tutti i re di Francia. È noto, fra l’altro, per essersi portato a casa la Corona di Spine ed altre preziose reliquie e per aver fatto costruire un tempio degno di conservarle, La Sainte Chapelle, un’opera sublime dell’arte gotica1.

Ma fu anche protagonista della Settima e dell’Ottava Crociata. La Settima Crociata fu il risultato di un voto che fece il re se fosse guarito da una grave malattia avuta nel 1244, perché proprio in quell’anno ci fu una nuova caduta di Gerusalemme. Partì nel 1248 arrivando per mare in Egitto. Però nel 1250 fu fatto prigioniero dai musulmani che lo trattennero per un mese e fu liberato grazie a che la sua consorte, la regina Margherita di Provenza, pagò un forte riscatto, e dovette tornarsene a casa senza aver ottenuto i risultati previsti. Non soddisfatto, qualche anno più tardi ci riprovò: nel 1269 partì per l’Ottava Crociata. Questa volta decise di cambiare strategia: consigliato anche da suo fratello Carlo d’Angiò, in quel momento re di Napoli e Sicilia, sarebbero sbarcati in Tunisia dove avrebbero riunito le truppe e i fondi necessari, potendo così muoversi alla volta dell’Egitto in modo più sicuro. Quello che non sapevano è che in Tunisia c’era un’epidemia di dissenteria e lo stesso re Luigi IX ne fu contagiato, morendo in pochi giorni. Fu a Cartagine, il 25 agosto 1270.

– San Luigi sul letto di morte. Les Chroniques de France ou de Saint-Denis, fra il 1332 e il 1350. Mahiet, Maître du Missel de Cambrai – Royal 16 G VI – f. 444v. British Library

Adesso il problema era come rimpatriare il corpo del re che, per tradizione, doveva trovare la sua sepoltura nella Chiesa di Saint Denis di Parigi, luogo destinato al riposo eterno dei re di Francia, come del resto era volontà di suo figlio e successore, Filippo III l’Ardito. Non era un problema da poco, tenendo presente che il viaggio era lunghissimo. Carlo d’Angiò, da parte sua, desiderava che fosse sepolto nel duomo di Monreale, Sicilia (fra l’altro molto vicino alla Tunisia), e così avrebbe accresciuto il suo prestigio, vantando di tenere un santo in più nel suo regno, che oltretutto era del suo stesso sangue. Eh già, tutti ormai da tempo davano per scontato che Luigi IX sarebbe stato santificato.

– Cappella dedicata a San Luigi eretta sulla collina di Byrsa, Cartagine, dove morì il re. Fu demolita nel 1950

Vista la differenza di opinioni e le difficoltà materiali per portare via il corpo così com’era, arrivarono a un accordo di compromesso: per la Francia le ossa e per Monreale le viscere e la carne. In quanto al cuore, ne riparleremo più avanti. Dovettero quindi ricorrere al ‘Mos teutonicus’, letteralmente il ‘Costume Germanico’, che veniva utilizzato in Europa nel Medioevo per trasportare igienicamente i corpi di persone di alto rango quando morivano in terre lontane dalla loro patria, mentre gli inglesi ed i francesi preferivano l’imbalsamazione. Il processo consiste nello smembrare il corpo, separare le viscere ed il cuore, e far bollire i pezzi con acqua e vino per diverse ore fino a che la carne non si separa facilmente dalla ossa. Sia la carne che gli organi interni potevano essere seppelliti immediatamente o conservati sotto sale allo stesso modo della carne animale, nel caso volessero essere anch’essi trasportati2.

– Ex cattedrale di Cartagine, Tunisia, ora centro culturale, conosciuta con il nome di Acropolium

Quindi le ossa del nostro devoto re, ben lustre, cominciarono il viaggio verso Parigi, scortate da un gran corteo reale. Il 14 novembre 1270 sbarcarono a Trapani per continuare il lungo viaggio che, attraversando lo stretto di Messina, doveva percorrere tutta l’Italia e parte della Francia. Il corteo funebre arrivò a Parigi il 21 maggio 1271, le spoglie di Luigi IX furono esposte nella cattedrale di Notre Dame e il 23 maggio si celebrò il funerale a Saint Denis.

– Statua del re Luigi IX. Museo Nazionale di Cartagine (Tunisia)

Se già prima di morire era ‘vox populi‘ che il sovrano sarebbe stato santificato, i miracoli avvenuti durante il lungo viaggio di ritorno in Francia non fecero altro che rafforzare l’idea generalizzata che fosse davvero un santo. Infatti questi cominciarono già dall’arrivo delle spoglie in Sicilia -dei quali la Santa Sede ne riconobbe due-, poi ce ne furono altri tre nel nord Italia e poi cominciarono a moltiplicarsi a Saint Denis. Ma nonostante le forti pressioni esercitate sia dalla corona di Francia che da diversi ordini religiosi e dal popolo, la desiderata canonizzazione tardò 27 anni, e fu annunciata solennemente da Bonifacio VIII il 4 agosto 1297, sancita definitivamente il 25 agosto, anniversario della sua morte. Un anno dopo, il 25 agosto 1298, in Saint Denis, in una cerimonia presieduta dal re Filippo IV , (Filippo il Bello, figlio di Filippo III) le ossa del santo furono depositate in un cofanetto reliquiario e sistemate dietro l’altare.

– Cenotafio del re Luigi IX. Museo Nazionale di Cartagine, Tunisia

Nel Medioevo le reliquie erano considerate dei grandi tesori, e molto spesso venivano utilizzate per farne dei doni e addirittura per sancire alleanze. Filippo il Bello mandò molte reliquie di suo nonno, grandi o piccole, a diverse chiese di Francia, soprattutto alla Sainte Chapelle, dove nel 1305 mandò quasi tutto quello che restava delle stesse, incluso il cranio (importantissimo), nonostante l’opposizione dei monaci di Saint Denis che però non poterono far niente contro l’imposizione del papa che avallava la decisione del re. I monaci si dovettero accontentare dei denti e della mandibola e, per dare un po’ più di importanza alle reliquie che erano rimaste loro, fecero costruire un bel reliquiario inaugurato solennemente nel 1307. Con il passare degli anni molte parti delle ossa furono donate a piccoli pezzi, anche dai successivi sovrani, a vari regnanti europei, come per esempio a Carlo IV (grande collezionista di reliquie3), o a monasteri di diverse congregazioni religiose. E così andò avanti fino alla Rivoluzione Francese e le poca ossa rimaste furono disperse o distrutte. Si salvarono solo quelle conservate a Saint Denis e, naturalmente, le reliquie di Monreale.

-Altare dedicato a Luigi IX, dove furono risposte le viscere del re. Duomo di Monreale, transetto sinistro

In quanto al cuore, c’era chi sosteneva che fosse stato portato a Parigi insieme alle ossa e poi a Notre Dame insieme al cranio, e chi invece che fosse rimasto nel duomo di Monreale insieme alle viscere, nell’ altare dedicato al santo, situato nel transetto sinistro. Poi nel 1803 fu ritrovata nella Sainte Chapelle una scatola di piombo al cui interno si trovava un’altra scatola, a forma di cuore, contenente un cuore umano avvolto in una tela di lino che fu subito attribuito al santo: ma il fatto non fu reso pubblico. Si fece fare un’altra scatola di stagno e il cuore fu riposto dove era stato trovato perché la situazione politica non era ancora ‘favorevole’. Qualche decennio più tardi, nel 1843, nel corso di alcuni lavori la scatola venne di nuovo rinvenuta. E questa volta vennero fatte delle minuziose indagini che però dimostrarono che il cuore trovato non poteva essere attribuito al re.

– Reliquiario che conteneva le viscere del re Luigi IX. Tesoro della cattedrale di San Vincenzo di Paola e Sant’Olivia, Tunisi. Il reliquiario, alto 2,20 m., è di bronzo dorato. I due angeli sostengono una miniatura della Sainte Chapelle, nella quale erano riposte del reliquie del re.

Le viscere (e quindi anche il cuore), come accennato prima, che vennero portate a Monreale da Carlo d’Angiò vi rimasero fino al 1860, quando Garibaldi con i suoi Mille sbarcarono in Sicilia e cacciarono l’ultimo re Borbone, Francesco II delle Due Sicilie. Questi portò via con sé le preziose viscere nel suo esilio attraverso l’Europa: Roma, Monaco, Belgio, Francia, Austria… Morì nel Tirolo austriaco nel 1894. Però lasciò le reliquie al cardinale Lavigerie, fondatore dei Padri Bianchi, con il desiderio che fossero portate alla loro cattedrale di Cartagine in modo che ritornassero nel luogo dove il re partì per la sua ultima dimora. Le viscere del re, alle quali il cardinale aggiunse una piccola parte del cranio, furono depositate in un magnifico reliquiario (due angeli che sostengono una miniatura della Sainte Chapelle) fatto da un orafo di Lione e riportate in Tunisia dallo stesso Lavigerie.  

– Reliquiario contenente le viscere e un pezzo del cranio del re Luigi IX. Cattedrale di Versailles

Questa cattedrale, dedicata a San Luigi e costruita tra il 1884 e il 1890, dal 1964 non è più dedicata al culto e viene attualmente utilizzata come sala per concerti ed altre attività culturali; è anche conosciuta con il nome di Acropolium. Non lontano dalla cattedrale già esisteva una cappella dedicata al re santo, costruita nel 1845 sulla collina di Byrsa, sul luogo dove morì. La cappella fu costruita con il proposito di celebrare la memoria del re ogni 25 agosto, data della sua morte, e anche come luogo di preghiera per i marinai francesi. La cappella fu definitivamente chiusa nel 1943 e demolita nel 1950. Ma il ricordo di questo re è sempre molto presente in Tunisia. Infatti, nel giardino del Museo Nazionale di Cartagine, che si trova presso la cattedrale, sul luogo occupato in precedenza dal seminario dei Padri Bianchi, è visibile il cenotafio di San Luigi e anche una statua a lui dedicata.

– Duomo di Monreale. Altare argenteo di Luigi Valadier (1771). San Luigi IX è il primo a sinistra, seguito da San Castrense, San Paolo, San Pietro, San Benedetto da Norcia e Santa Rosalia.

Nel 1964 le reliquie del re furono portate nella chiesa di Santa Giovanna d’Arco di Tunisi dove rimasero fino al 1985, data in cui l’arcivescovo della città ne fece dono al vescovo di Saint Denis che le depositò nell’oratorio episcopale. Nel 1999 le reliquie fecero un altro viaggio: furono portate a Saint Louis, Missouri, per essere esposte alla venerazione dei fedeli americani. Nel 2011 furono portate alla cattedrale di Saint Louis di Versailles, parrocchia originaria del re, dove si trovano attualmente.

Il prezioso reliquiario portato dal cardinale Lavigerie, rimasto a Tunisi, vuoto, dal 1996, è esposto nel tesoro della cattedrale di San Vincenzo di Paola e Sant’Oliva, l’attuale cattedrale cattolica di Tunisi.

Nel duomo di Monreale, il ricordo del re santo è sempre presente, non solo con il già citato altare del transetto sinistro a lui dedicato e con una delle statue dell’altare maggiore, opera di Valadier, che rappresenta questo re, ma anche perché Il 25 agosto di ogni anno si svolgono le celebrazioni in suffragio di S. Luigi IX Re di Francia, nella ricorrenza della sua morte4.

—-

  1. Invito alla lettura dell’articolo “La corona di Spine e la Sainte Chapelle“
  2.  Il Mos teutonicus  fu abolito dal papa Bonifacio VIII nel 1300 attraverso la sua bolla De sepulturis
  3. Invito alla lettura dell’articolo ‘I sovrani collezionisti di reliquie’
  4. Secondo il sito ufficiale del Duomo di Monreale, le reliquie del re (viscere e cuore) si troverebbero in una cassetta reliquiario all’interno dell’altare della cappella a lui dedicata.

Per saperne di più:

  • J. Le Goff, “Nous irons à Jérusalem!” Saint Louis sur son lit de mort à Tunis, 1270 , in : P. Gueniffey, Les derniers jours des rois, Perrin, Paris 2014
  • V. Lucherini, Smembrare il corpo del re e moltiplicare le reliquie del santo: il caso di Luigi IX di Francia, in: CONVIVIUM. – ISSN 2336-3452. – I:1(2014), pp. 88-101.

Reliquiari fantastici: la Stauroteca Bessarione

27 sabato Mag 2023

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Arte, reliquiari

≈ 2 commenti

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Cardinale Bessarione, Gallerie dell’Accademia, Gregorio III Mammas. Giovanni VIII Paleologo, Irene Paleologina, Opificio delle Pietre Dure, reliquiari, Reliquie, Scuola Grande di Santa Maria della Carità, Stauroteca Bessarione, Venezia

Relicarios fantásticos: la Estauroteca Bessarione Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

Si tratta di un magnifico reliquiario/stauroteca1 bizantino datato intorno al XIII-XIV secolo, con aggiunte del XV secolo, commissionato molto probabilmente dalla principessa bizantina Irene Paleologina, o per lo meno il crocefisso custodito all’interno, ed il resto realizzato in un secondo momento. Di fatto, il nome di questa principessa lo troviamo inciso lungo il bordo di detto crocefisso, indicando che questa principessa lo aveva fatto adornare in argento.2  Fu donato verso il 1430 dall’imperatore Giovanni VIII Paleologo (1425-1448) al suo confessore Gregorio III Mammas, futuro Patriarca di Costantinopoli (1443-50), che insieme al Cardinale Bessarione, (Patriarca di Costantinopoli dei Latini e Legato pontificio a Venezia) propugnava l’unione della Chiesa Ortodossa con la Cattolica.

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Sulle orme degli apostoli: Le reliquie di Simone e Giuda Taddeo

28 venerdì Apr 2023

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Reliquie

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Duomo di Pienza, Giuda Taddeo, Reliquie, Simone Zelota, Suanir

Tras las huellas de los apóstoles: Las reliquias de Simón y Judas Tadeo Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

La Chiesa li festeggia insieme, il 28 ottobre, e sono forse due fra gli apostoli meno conosciuti. Secondo la tradizione erano figli di Alfeo1 e di Maria di Cleofa2, quindi non solo erano fratelli, insieme anche a Giacomo il Minore, ma anche cugini di Gesù.

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La “Mensura Christi”

27 venerdì Gen 2023

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Curiosità, Storia

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Antonio da Novgorod, Crux Aurea, Crux Mensuralis, Et super vestem meam…, Giustiniano, la misura di Cristo, la statura di Cristo, Longitudo Christi, Mensura Christi, Reliquie, San Giovanni in Laterano, San Nilo Grottaferrata, Santo Stefano di Bologna

La “Mensura Christi” . Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

Baldacchino formato da quattro colonnine chiamato ‘Mensura Christi’. Chiostro della Basilica di San Giovanni in Laterano, Roma

Ossia, la misura di Cristo, la sua statura. Conoscere e tenere presente questo dato, soprattutto per i devoti cristiani, è stato per secoli di grande importanza. Tutto cominciò nel VI secolo, a Costantinopoli, quando l’imperatore Giustiniano, mandò degli uomini leali e di fiducia a Gerusalemme per accertare la misura esatta di Cristo. In base alle misure che questi uomini riportarono a casa Giustiniano fece fare una croce (conosciuta come ‘Crux aurea’ o ‘Crux mensuralis’) alta come Cristo il cui braccio corto misurava come le sue spalle. La croce fu ricoperta di oro, argento e pietre preziose e fu posta nella sacrestia di Santa Sofia, insieme ad altri tesori.

Venne descritta da diversi pellegrini, come per esempio da Antonio, successivamente vescovo di Novgorod:

“La Preziosa croce che è ora conservata nella sacrestia [di Santa Sofia] rappresenta la statura di Nostro Signore Gesù Cristo, diligentemente misurata a Gerusalemme da fedeli inviati e degni di fiducia; e per questo fu adornata con pietre preziose ed argento e coperta d’oro, e ancora oggi concede salute, espelle il male e porta via i demoni”.

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Eppur si muove…. Le reliquie di Galileo Galilei

27 martedì Dic 2022

Posted by Nicoletta De Matthaeis in Curiosità, Reliquie, Storia

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Angelo Maria Bandini, Anton Francesco Gori, Basilica di Santa Croce, Copernico, Eppur si muove, Galileo Galilei, Gian Gastone de’ Medici, Museo di Storia e Scienza di Firenze, Museo Galileo, Reliquie, Teoria eliocentrica, Vincenzo Capponi, Vincenzo Viviani

Y, sin embargo, se mueve…. Las reliquia de Galileo Galilei. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

L’8 gennaio 1642 morì uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, dopo essere stato costretto nel 1633 dinanzi al Tribunale del Santo Uffizio, e per sfuggire al carcere, a rinnegare che la Terra e i pianeti girano intorno al sole, abiurando così la teoria eliocentrica già formulata da Copernico.

Il suo sepolcro monumentale è all’interno della Basilica di Santa Croce di Firenze, luogo che alberga le sepolture di molti famosi personaggi della cultura e dell’arte. Ma non fu così fin dall’inizio. Galileo lasciò scritto nel suo testamento il suo espresso desiderio di essere sepolto in questo luogo e questa era anche la volontà del Gran Duca di Toscana. Ma per la forte opposizione e intransigenza della Chiesa che ancora lo considerava un eretico, fu sepolto, sì, in Santa Croce, ma in uno stanzino di fianco alla cappella dei Novizi della stessa basilica. Vincenzo Viviani, il suo discepolo prediletto, spese tutti i suoi averi, tutta la sua scienza e il resto della sua vita a far conoscere e perpetuare le opere del maestro e per fargli costruire un mausoleo degno. Questo fu finalmente inaugurato nel 1737, data nella quale la Chiesa finalmente acconsentì, anche se con riluttanza, a far spostare i resti del genio dallo stanzino, dove ancora si trovavano, al nuovo sepolcro. Ma non fu un gesto di riconciliazione tra Chiesa e Stato, o fra Curia e Scienza, come vedremo dopo. Nel nuovo sepolcro furono traslati anche i resti del Viviani, che purtroppo morì nel 1703 senza poter aver visto compiersi il frutto del suo incessante operato.

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