La “Mensa Christi”. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
La Mensa Christi, o Tavola di Cristo, è un blocco di pietra calcarea sul quale, secondo la tradizione, cenò Cristo con gli apostoli dopo la sua resurrezione, dopo l’episodio di Emmaus. Si trova in una chiesa dal nome omonimo nel quartiere arabo di Nazareth, molto vicina alla chiesa dell’Annunciazione.
Las reliquias de Mártioda. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
Il Museo di Belle Arti di Vitoria (Spagna), da maggio 2021, espone una curiosa collezione di reliquie, dopo un lungo lavoro di restauro delle stesse che durò circa sei anni. Queste reliquie si trovavano nella chiesa di San Giovanni Evangelista della località di Mártioda, nella provincia di Álava (Vitoria).**
La collezione è composta da 17 teschi e frammenti di altre ossa, tutti adornati da lussuosi tessuti ricamati e merletti. Si tratterebbe niente di meno che di una parte delle reliquie dei martiri della Legione Tebea (o Tebana) e di quelle di alcune delle 11.000 vergini che formavano il seguito di Sant’Orsola. Il primo martirio avvenne in Svizzera nel III secolo. Si trattava di una legione romana di soldati cristiano-copti provenienti dall’alto Egitto e comandati da San Maurizio. Furono mandati nel Nord-Europa per sommettere le popolazioni locali, e furono martirizzati perché si rifiutarono di uccidere le popolazioni convertite al cristianesimo. Il secondo martirio avvenne a Colonia nel V secolo, ad opera degli Unni. Questo corteo di vergini, al seguito di Santa Orsola, ritornava da un pellegrinaggio a Roma, e le fanciulle preferirono farsi uccidere anziché perdere la loro verginità1. Mentre le reliquie di Sant’ Orsola e le 11.000 vergini si trovano quasi completamente a Colonia, nella Camera d’Oro (Goldene Kammer), quelle dei martiri della legione tebea si possono trovare in monasteri e chiese di tutta la cristianità. Però, nonostante l’attribuzione a questi martiri, esiste anche la possibilità che fossero estratte da una necropoli della stessa epoca, pratica questa, abbastanza frequente.
La Piedra Negra. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
Si trova nell’angolo orientale della Ka’ba, un edificio cubico, al centro del cortile della grande moschea della Mecca, la Masjod al-Haram. Si tratta di una pietra di color nero, di circa 30 cm di diametro, incastonata in una cornice d’argento, che serve per tenerne insieme i pezzi, e che ha l’aspetto di una grande pupilla. Però un tempo era un unico blocco, prima che l’impatto di un masso lanciato da una catapulta durante l’assedio della città della Mecca da parte delle truppe Omayyadi, nel 683, ne provocò la rottura in vari pezzi.
La Gruta de la Natividad. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
E’ uno dei luoghi più sacri della cristianità, dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria diede alla luce un bambino destinato a fondare una nuova religione. E’ stata tale la trascendenza di quest’evento che la data di nascita di questo bambino fu successivamente presa come punto fisso per la riforma del calendario, che determinava che tutte le date storiche fossero ricondotte a ‘prima o dopo Cristo’, denominando così la nostra era come ‘era cristiana’, adottata gradualmente nel corso dei secoli e nella quale ci troviamo.
La Corona Férrea Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
E’ probabile che non esista al mondo una corona così carica di storia, leggenda e mistero come la Corona Ferrea. Un cimelio che simboleggiava che il potere regale che conferiva a chi ne veniva incoronato era di origine divina per il legame che aveva con la passione di Cristo rappresentando, allo stesso tempo, la continuità con l’impero romano, perché era il punto di unione fra la Crocifissione e l’imperatore Costantino. Niente di meno. E tutto questo perché fino a non molto tempo fa (1993) si credeva che il cerchio metallico che è all’interno della corona ferrea era ricavato da un chiodo della crocifissione fuso.
Las reliquias de San José. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
San Giuseppe con la verga fiorita. Guercino (1591-1666) – Moretti Gallery, Londra
I Vangeli ci parlano molto poco di San Giuseppe che morì prima che Gesù iniziasse la sua vita pubblica. Per avere qualche notizia in più, dobbiamo ricorrere agli apocrifi, in particolare la ‘Storia di Giuseppe il Falegname’1. Quando Giuseppe sposò la Madonna era già anziano, vedovo e padre di 6 figli, 2 femmine e 4 maschi, uno dei quali era forse Giacomo, diverse volte citato nei Vangeli come ‘il fratello del Signore’ che pare che fu l’unico che rimase in casa, perché era il più piccolo, e che poi sarà apostolo di Cristo, conosciuto come Giacomo il Minore. Giuseppe, fino al giorno della sua morte, avvenuta a ben 111 anni, ebbe una salute eccellente, continuando il suo mestiere di falegname fino all’ultimo.
“Passando gli anni, la sua vecchiaia avanzava sempre di più. Ma non soffriva di alcuna infermità corporale, non vacillò la sua vista, né perdette alcun dente la sua bocca; in tutta la sua vita, ebbe sempre la mente lucida. Nei suoi affari ebbe sempre un vigore giovanile, come quello d’un fanciullo, le sue membra furono sempre integre e libere da ogni dolore. Tutta la sua vita di cento e undici anni: una vecchiaia quindi avanzatissima”2.
La capilla palatina de Nuestra Señora del Faro. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
– Possibile ricostruzione del complesso del Gran Palazzo di Costantinopoli, il Boukoleon, all’interno del quale si trovava la chiesa di Nostra Signora del Faro
Dall’864 al 1204 è stata la più importante chiesa-reliquiario di tutto il mondo cristiano, sotto l’egida dell’impero bizantino.
Si trovava nella parte meridionale del Gran Palazzo di Costantinopoli, il palazzo Boukoleon, e deve il suo nome ad una torre faro (pharos) che sorgeva accanto ad esso. Aveva una posizione strategica nell’ambito del complesso del palazzo reale, infatti era molto vicino agli appartamenti reali e alla sala del trono, il Chrysotriklinos (Camera dorata). Fungeva da principale cappella palatina degli imperatori bizantini e conteneva un’enorme collezione di reliquie che erano l’invidia di tutto il mondo cristiano, intorno a 3.500, legate a centinaia di santi, oltre a quelle più importanti e preziose che erano quelle legate alla passione di Cristo. Questa cappella era parte di una serie di templi sacri all’interno del complesso del palazzo. Fra questi, la cappella dedicata a Sant’Elia e Clemente e quella intitolata a San Demetrio, comunicante con quella del faro attraverso una porta.
Las reliquias de San Lorenzo. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
San Lorenzo (mosaico). Mausoleo di Galla Placidia (V secolo). Ravenna
Si dice che fosse originario dell’Aragona (Spagna), della città di Huesca, alle pendici dei Pirenei. Nel 257 fu nominato arcidiacono di Roma da papa Sisto II, essendoci fra i due una grande amicizia. Questa tesi è sostenuta fondamentalmente nell’opera ‘Passio Polychromii’(secoli V-VII, tre edizioni), opera nella quale la passione di Sisto e Lorenzo ne costituiscono il nucleo principale, e dal più recente Baronio, nei suoi ‘Annali ecclesiastici’ (secolo XVII).
Esiste anche un’altra tesi che sostiene che Lorenzo era, invece, romano. Questa teoria si appoggia in primo luogo su un documento attribuito a San Leone Magno, il ‘Sacramentario Leoniano’, poi su un inno contenuto nel ‘Liber Peristephanon’ del poeta Prudenzio (sec. IV-V) dove lo celebra come ‘martire romano’ omettendo la sua origine. I sostenitori della tesi romana affermano che visto che Prudenzio era spagnolo, se Lorenzo fosse nato in Spagna non avrebbe sicuramente omesso questo dato. Sostengono anche che il fatto che i natali del santo sono rivendicati da ben cinque città della Spagna apporta un punto di debolezza alla difesa alla tesi1.
Las cabezas de Santiago el Mayor y de Santiago el Menor: pero ¡qué confusión! Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
Immagine di sinistra: Martirio di San Giacomo il Maggiore. F. Zurbarán (1598-1664) – Museo del Prado, Madrid — Immagine di destra: Martirio di San Giacomo il Minore. P. Orrente (1580-1645) – Museu Belles Arts, Valencia
Giacomo di Zebedeo e Giacomo di Alfeo sono due dei dodici apostoli. Il primo Giacomo, figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni Evangelista, fu il primo degli apostoli ad essere martirizzato. Secondo la tradizione, predicò nella penisola iberica ma nel 44 d.C. tornò a Gerusalemme, dove fu arrestato e decapitato sotto Erode Agrippa. Il suo corpo, compresa la testa, fu sepolto probabilmente nelle vicinanze. La tradizione occidentale dice che fu riesumato dai suoi discepoli che lo misero su una barca che, senza timone e senza vela, grazie all’intervento divino arrivò fino alla costa atlantica del Nord della Spagna, in un luogo vicino a dove circa otto secoli più tardi fu ritrovato, insieme ai corpi dei suoi due discepoli. Questo ritrovamento miracoloso riaccese la devozione per l’apostolo in terra ispanica, o forse gli diede il via, fondando un luogo a lui dedicato nel campo dove apparvero le stelle che indicavano la presenza delle reliquie (il campus stellae) che da quel momento in poi passò a chiamarsi Santiago (in onore al santo) de Compostela. Questo luogo, fin dalla fine del primo millennio, diventò, e continua ad essere, una delle mete di pellegrinaggio più importanti del mondo, come è da tutti saputo. E per distinguerlo dall’altro Giacomo, viene anche chiamato Giacomo il Maggiore1.
La cruz de Anjou: no solo un símbolo religioso. Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace
La croce di Anjou è riconosciuta come ricavata totalmente da un grosso frammento della Vera Croce, uno dei più grandi attualmente presenti al mondo. Il palo è lungo circa 27 cm, con 2 cm di larghezza e 1,3 di spessore; la prima traversa di 9,2 cm e la seconda di 7,8, per un totale di 104 cm3. Risponde alla tipologia di croce patriarcale, ossia con due traverse, essendo quella superiore più corta. Quest’ultima simbolizza il ‘Titulus Crucis’, ossia la tavoletta con l’iscrizione ‘INRI’. Di colore marrone scuro, frutto di una verniciatura apportata forse nel momento dell’assemblaggio o della sua posteriore decorazione, della quale parleremo in seguito, si possono apprezzare delle venature, alcuni nodi e piccole fessure, non essendo alterazioni importanti.
È probabile che in origine la croce fosse riposta in un reliquiario o una stauroteca, secondo l’uso bizantino: una sorta di astuccio dal quale si poteva estrarre per poter essere messa a contatto con i fedeli, come per esempio la Stauroteca di Limbourg. Invece, la prassi occidentale era più propensa a custodire le reliquie in reliquiari sigillati; in questo modo la reliquia poteva essere vista, esposta, ma non toccata.